Rubriche > Bibbia e liturgia > Vangelo e Vita
RUBRICA: VANGELO E VITA
Commento di don Tonino Lasconi alle letture della Messa domenicale. Riflessioni brevi ed esistenziali, perché il Vangelo diventi luce per la vita di tutti i giorni.
       
XXIII Domenica - Tempo Ordinario - Anno C
Una fede “scelta”
[TONINO LASCONI]
Letture: Sap 9, 13-18;  Sal 89;  Fm 9b-10. 12-17;  Lc 14, 25-33
Il vangelo di questa domenica ci chiede di verificare la limpidezza della nostra scelta: sei discepolo davvero, oppure così così? Hai il cuore unito oppure un po’ di qua e un po’ di là?


Da molte domeniche la parola di Dio ci stimola a ripensare e ad approfondire il senso genuino dell’essere discepoli di Gesù, riproponendoci le scelte e gli atteggiamenti che danno concretezza a questa scelta: il diventare prossimo di tutti, il perdono, l’armonia tra l’azione e la riflessione, la generosità, l’equilibrato uso delle ricchezze, l’umiltà…
Il vangelo di questa domenica ci chiede di verificare la limpidezza della nostra scelta: sei discepolo davvero, oppure così così? Hai il cuore unito oppure un po’ di qua e un po’ di là?

Gesù, come sempre, è lapidario: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.
Occhio! Gesù non vuole contrapporsi agli affetti familiari, e non chiede di rinunciare alla casa, allo stipendio, ai piccoli risparmi faticosamente accumulati, ma di porre la fede in lui come fondamento e criterio di tutto, cioè di amare i familiari, la propria vita e i propri beni secondo la sua parola e la sua testimonianza. Essere suoi discepoli non significa uscire dalla vita per scappare sui monti o sotto i ponti, ma costruire la nostra vita sulla “roccia” della sua. Prendere le parole di Gesù in senso materiale - diciamo pure: fanatico! - farebbe concludere: “Bello, ma impossibile!”. E perciò tutto rimarrebbe come prima, mentre Gesù vuole che niente rimanga come prima.  Questo può accadere  se la fede in lui, innestata nella vita concreta di ogni giorno pian piano la trasforma.

Dice: “E allora la comunità di Gerusalemme?”
Se tutti vendessero i loro campi come a Gerusalemme, poi si dovrebbe provvedere a sfamarli con le collette, come quella promossa da san Paolo.
“E allora san Francesco?”.
Se tutti facessero come Francesco, la vita si fermerebbe. Il santo di Assisi è uno di quei fari che il Signore ogni tanto accende per risvegliare la nostra vista.

La strada concreta ci viene indicata da san Paolo, che non si illude di eliminare la schiavitù con un colpo solo, ma gettando un piccolo seme: invita Filemone ad accogliere Onesimo non più come schiavo, ma come un fratello carissimo; anzi: “Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso”. Un piccolo gesto che mina alla radice una usanza secolare che nessuno avrebbe pensato potesse essere superata e abolita.
 
Questo è il compito dei discepoli di Gesù: trasformare la realtà, rinunciando ai propri schemi e criteri umani, mettendo Gesù a fondamento di tutto, riconoscendolo come l’unico che può farci conoscere “il volere di Dio”.

Per riuscire in questo, però, è necessaria una fede scelta, pensata, decisa.  È ciò che chiede Gesù: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?”. 
Ma noi abbiamo bisogno di questa verifica?
Altroché!
Battezzati da bambini, sacramentalizzati senza una nostra decisione, la nostra fede risente inevitabilmente di pesantezze abitudinarie che hanno bisogno di essere continuamente tenute sotto controllo, altrimenti rischiamo di ritrovarci gente che vuole costruire senza calcolare la spesa e i mezzi. Con quali risultati è facile immaginare. E constatare!

Febbraio 2012
Lu
Ma
Me
Gio
Ve
Sa
Do
 
 
1
3
6
7
8
9
13
15
17
20
21
22
23
24
25
26
28
29
 
 
 
 
 
Cerca
nel sito
nel catalogo
sito + catalogo