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RIVISTA: CATECHISTI PARROCCHIALI

Mensile a colori, di formazione e metodologia per catechisti, con un inserto tematico per riflettere e interagire con ragazzi e adolescenti.
pp. 48, € 2.00

       
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Dossier: Ragazzi & dintorni
Inserto di Catechisti Parrocchiali


Mitezza

marzo 2012 - n. 3
Catechisti parrocchiali


Catechisti Parrocchiali n. 3marzo 2012

Sommario:

Flash
Mitezza e timidezza
[Tonino Lasconi]
La mitezza, da conquistare, non è da confondere con la timidezza, da superare. È utile, per l’impegno personale e l’opera educativa, cogliere dove ci si colloca per individuare come intervenire. La mitezza è maturazione di convinzioni, scelta di vita, riflessione prima di agire.

Bibbia vissuta
Beati i miti…
[Tonino Lasconi]
L’esempio di Gesù, il mite per eccellenza e il vero forte, fa capire come la mitezza sia una scelta, perché soltanto chi è forte può essere mite. Incontrando lui, mite e umile di cuore, come hanno fatto Nicodemo, la samaritana, si può crescere in questo frutto e «dare ristoro» a coloro che sono vicini.

Attualità
Sei macigno o seme?
[Fausto Negri]
Nella vita si può scegliere se essere macigno che distrugge o seme che dà vita. Oggi è di moda il bullismo, che segue la logica del macigno: si impone sugli altri con la forza e la distruzione. La mitezza, invece, come un piccolo seme, piantato nella storia, cresce efficacemente, per la pace e il rispetto di ogni persona.

Musica
Venite e imparate da me…
[Mariangela Tassielli]
Alcune canzoni ci introducono alla scuola della mitezza, «concentrato di virtù cristiane». È possibile vivere questo frutto dello Spirito, impegnandosi: nella conoscenza di Gesù, che si dà senza misura e difende la verità e la vita; nella risposta a lui che ha un cuore profondamente riconciliato e ama fino a dare la vita. 

Cinema
Nel nome del Padre [leggi l'articolo]
[Cecilia Salizzoni]
Il film, Nel nome del Padre, aiuta a confrontare i diversi tipi di forze, che si mettono in campo nella nostra società, come libertà e oppressione, giustizia e ingiustizia, e a individuare quale è quella desiderabile. Anche nel conflitto tra Giuseppe, padre mite, e Gerry, figlio violento, emerge la forza di un amore che lentamente trasforma.

New media
La mitezza in internet
[Alessia Cambi]
In internet la mitezza è il frutto dello Spirito, con più materiale disponibile. Si può proporre la ricerca di immagini e testi anche su tematiche sociali e attuali, per sottolineare come questo valore sia valido oggi e, poi, montare una sequenza video da caricare su YouTube.

Arte
La forza della debolezza
[Fausto Negri]
Il dipinto di Georges Rouault, Cristo deriso, che evidenzia la violenza degli uomini e l’amore sovrabbondante di Dio, esprime la forza della debolezza che si manifesta in Gesù. Il volto luminoso di Cristo è la luce della non-violenza, l’unico atteggiamento che può spegnere la cattiveria umana.

Test
Mite sì, ingenuo no!
[Maria Teresa Panico]
Quanto ti appartiene già la mitezza e, in quale misura, sei chiamato a crescere in essa?

Celebrazione
Donaci un cuore mite
[Veronica Bernasconi]
Benediciamo il Signore che ci accoglie con tenerezza e indulgenza. Allo Spirito chiediamo il frutto della mitezza, per essere capaci di comportarci come Gesù. Esprimiamo, intanto, mitezza tramite gli sms da inviare agli amici.

Testimone
Annalena Tonelli
[Redazione]
«Ciò che conta è solo amare», dice A. Tonelli, che con l’amore testimonia la mitezza. Dolce ma determinata, si è dedicata ai più disagiati, lavorando in un ospedale da lei fondato in Somalia. Decisa a essere tutta per Dio, ha amato tutti i fratelli e le sorelle, anche a rischio della vita: è stata uccisa nel 2003.


Cinema
Nel nome del Padre
[Cecilia Salizzoni]

Un film per ragazzi dai 14 anni in su, che permette di affrontare sia il tema della mitezza, sia quello del dominio di sé, a seconda che lo si guardi dal punto di vista del protagonista o del padre del protagonista.
Il primo, Gerry Conlon, giovane irlandese di Belfast, negli anni ’70, non ha la più pallida idea di cosa sia il dominio di sé, e non vuole proprio saperne. Lui vuol fare la bella vita e divertirsi, senza pensare alle conseguenze del suo operato. Così a Belfast, dove ruba alla sua stessa gente, incurante della situazione satura di violenza per la guerra civile in corso; così a Londra, dove il padre lo manda per tirarlo fuori dai guai, e dove lui, cercando i paradisi artificiali di sesso e droga, finisce in un vero inferno e vi trascina dentro anche i parenti.
Il padre, Giuseppe Conlon, invece, è l’immagine della mitezza: uno che non si è mai ribellato, ha accettato i limiti imposti agli irlandesi cattolici dagli inglesi protestanti; per amore è rimasto a Belfast, invece di cercar fortuna altrove; ha messo su famiglia e per quella famiglia si è rovinato la salute. «Una vittima che per tutta la vita non ha mai reagito», lo definisce il figlio che lo giudica un perdente e non si immagina di diventare vittima di una «giustizia iniqua», all’interno di una partita politica che ha scelto la via della violenza armata per risolvere un conflitto antico.

Attingendo liberamente al libro autobiografico di Gerry Conlon Proved innocent (Il prezzo dell’innocenza, 1994), In the Name of the Father racconta come lo scapestrato e ribelle Gerry, a Londra, sia incolpato, insieme a tre compagni, dell’attentato terroristico compiuto dall’Ira il 5 ottobre del 1974 in un pub di Guildford, dove morirono cinque persone. Una brutale indagine di polizia, incurante della verità, gli estorce la confessione di ciò che non ha commesso, e un processo-farsa mosso da ragioni politiche condanna all’ergastolo lui, e a trent’anni di carcere gli amici. Ma, quel che è peggio, sono condannati senza motivo il padre Giuseppe, venuto a Londra per difendere il figlio, e l’intera famiglia della zia che lo ospitava.

Una forza debole?
In carcere, Gerry e Giuseppe condividono la stessa cella e continuano a scontrarsi o, meglio, Gerry continua a scontrarsi con quel padre che, nonostante tutto, non si lascia abbattere, confida in Dio, rifiuta la protezione dei violenti, non perde la speranza nella legge, lavora alla revisione del processo finché la salute compromessa glielo consente. E, nonostante tutto, non smette di amare quel figlio che, per parte sua, si lascia andare all’uso di stupefacenti, si schiera dalla parte del terrorista responsabile dell’attentato di Guildford che, nel frattempo, è finito in carcere per altri reati e anche lì persegue la strategia della violenza; avversa l’avvocata che si è assunta il compito di riaprire il caso, non coltivando altra speranza fuori della legge del più forte.
Quando, però, vedrà dove arriva «la forza» dell’uomo che ha scelto a modello sostitutivo del padre; quando vedrà quell’uomo che dà fuoco, a sangue freddo, al capo dei secondini, per vendetta, allora capirà; ritornerà dal padre e ne continuerà l’opera dopo la morte, finché l’avvocata Pierce, entrata in possesso di una prova occultata dalla polizia all’epoca del processo, perché scagionava quelli che la stampa chiamava i «Quattro di Guildford», torna in aula e ottiene l’archiviazione del caso, quindici anni dopo la condanna.

Retto da un taglio realistico scabro e dalla forza del’interpretazione di Daniel Day-Lewis (Gerry) e di Pete Postlethwaite (Giuseppe), il racconto è strutturato come una versione moderna del «figliol prodigo» che, lentamente, matura e impara a riconoscere la statura morale del padre e la forza che lo anima: una forza «debole», capace di cambiare il male in bene, in virtù dell’amore.

Nella stessa chiave tematica, con i ragazzi più giovani, si possono utilizzare film come Les choristes, Il buio oltre la siepe, Un sogno per domani, Scusi dov’è il West, già pubblicati in precedenti numeri di Catechisti parrocchiali.

Scheda del film
Titolo originale: In the Name of the Father
Regia: Jim Sheridan
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Pete Postlethwaite, Emma Thompson, John Lynch
Origine: Irlanda/Gran Bretagna/Usa, 1993
Durata: 127’
Distribuzione: Universal Pictures, 2003
Consigliabile: da 14 anni in su

Per scandagliare il racconto
Tutto il racconto è teso drammaticamente sulla contrapposizione di forze che si scontrano (libertà e oppressione; giustizia e ingiustizia; debolezza e forza; responsabilità e irresponsabilità) e su due piani che rimandano l’uno all’altro:quello individuale, di Gerry e Giuseppe Conlon, e quello socio-politico del conflitto nord-irlandese.
- Analizziamo l’opzione della forza nel secondo livello: da dove scaturisce e dove conduce coloro che la compiono (l’Ira, la polizia, i magistrati, i detenuti, i carcerieri)?
- Il conflitto tra padre e figlio è animato da un giudizio di valore emesso dal figlio nei confronti del padre: è «un perdente», uno che si è sempre piegato. In realtà chi si piega in questa vicenda? Perché lo fa? Che cosa gli manca? Quando Gerry diventa «vincente»?
- Come entra in questa struttura tematica l’avvocata, Gareth Pierce? Che cosa la muove? Qual è la sua forza?
- Universalizziamo: anche al tempo di Gesù, la sua terra era oppressa da un impero straniero e gli ebrei attendevano un re potente che li liberasse: quale via abbraccia, invece, il Messia?
Quali casi si conoscono di popoli che abbiano conquistato la libertà attraverso una lotta non-violenta? Perché la persona umana è portata ad attribuire valore alla forza fisica e a utilizzare questa invece della forza interiore?
- Proviamo a rispecchiarci nel film: in quale personaggio o modello tendiamo a identificarci? Qual è la nostra opzione rispetto alla forza: siamo deboli o forti? Perché? Come reagiamo di fronte all’ingiustizia?

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