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RUBRICA: CONOSCERE LA BIBBIA
Rubrica a cura di Filippa Castronovo, per meglio entrare nel significato di: parole, gesti, nomi, luoghi, simboli e significati del Testo sacro.
Siracide
[FILIPPA CASTRONOVO]
Nel libro del Siracide l’autore osserva la vita e si domanda cos’è il bene per il credente. Poi celebra la sapienza di Dio nella natura e nella vita delle persone che hanno avuto un ruolo importante nella storia della salvezza.
Il libro del Siracide è detto anche Ecclesiastico e nei principali codici greci, Sapienza di Gesù, figlio di Sirach. Rispetto ad altri testi biblici sapienziali, Siracide presenta il prologo del traduttore greco del libro, che è il nipote del vero autore: Ben Sirach.
Questi scrisse in ebraico, ma l’originale andò perduto. I primi manoscritti ebraici sono stati ritrovati soltanto tra il 1896 e il 1900. Sappiamo però che san Girolamo (morto nel 419) aveva conosciuto il testo ebraico. A noi appunto è giuntoli testo greco.
Ben Sirach scrive verso il 180 a.C, quando gli Ebrei erano costretti a difendere la loro fede e le loro tradizioni dall’invadente cultura ellenistica pagana. E’ il periodo descritto nei libri dei Maccabei, durante il quale vi furono molti martiri per la fede e altrettanti disertori. L’autore vuole educare il popolo a prendere coscienza della sua specificità religiosa dinanzi alle altre culture.

Il libro non presenta una struttura particolare ma è facile individuare due grandi parti: nella prima (1,1-42.14) tipicamente sapienziale, l'autore osserva la vita e si domanda che cos'è il bene per il credente. Il suo discorso è raggruppato in sentenze ed aforismi che illustrano il tema che tratta poi sotto vari aspetti. La sua osservazione sulla vita umana è radicata nella Legge dell’Altissimo che condensa la vera Sapienza data da Dio ad Israele. Nella seconda parte celebra la sapienza di Dio nella natura (42,15-43,33) e nella vita delle persone che hanno avuto un ruolo importante nella storia della salvezza (cc.44-50). La galleria di personaggi, presentati nella seconda parte, vogliono risvegliare l’orgoglio nazionale di appartenere ad un popolo che ha avuti persone illustri e di grande valore anche per l’oggi.
Con il suo insegnamento, Siracide invita il credente a vivere un rapporto personale con il Dio della creazione, che è colui che si è rivelato e ha stretto un patto con il popolo e vigila sulla condotta degli uomini.
Tra i libri sapienziali, questo è il più ricco di insegnamenti pratici presentati in tono paterno e persuasivo, al punto da sembrare che Siracide pecchi d’ingenuità, quasi come se escludesse le contraddizioni dell'esistenza umana. Di fatto, egli vede e osserva i problemi e le contraddizioni della vita e dinanzi alla realtà umana tanto complessa non assume posizioni drastiche. Egli sa che ogni sua affermazioni può ricevere obiezioni. Da sapiente, quale egli è, sa anche che sia la sua affermazione sia l'obiezione sono portatrici di verità e di una luce preziosa. Per questo non prende una cosa rifiutando l'altra, ma accoglie tutta l'apparente contraddizione della realtà umana. Siracide,in pratica, insegna che se è vero che non è facile trovare un senso chiaro e totale alla vita ciò non significa che la vita non ha senso.
Per questo serve pregare: la presenza dell'Altissimo, rivelatasi nella creazione e nella storia, riempie di significato il vivere dell'uomo, anche se a prima vista può sembrare ingenuo o addirittura senza senso. Una vita guidata dal timore riverenziale di Dio godrà della sua benedizione. La sua esperienza e osservazione della vita gli hanno insegnato tutto questo.

Da sapere che

  • Il prologo del Siracide testimonia il primo abbozzo di Canone dell’AT. L’autore mentre informa del vero autore e dello scopo del libro afferma che i libri che costituiscono il tesoro e la gloria del popolo ebraico sono “Legge, profeti e scritti”.
  • Il titolo ecclesiatico (libro della Chiesa) deriva dal fatto che questo libro nella chiesa antica si usava per l’istruzione morale dei catecumeni. San Cipriano, morto nel 248, lo indica già con questo nome.
  • La preghiera del cap 36, 1-17 descrive la situazione storica del tempo dell’autore, quando i Seleucidi dominavano la Palestina e imponevano gli dei pagani. L’autore domanda a Dio che, nel punire il male, faccia sì che tutti i popoli riconoscano che solo Lui è il Dio dei secoli.



    Produzioni Paoline sull'argomento
    Calduch-Benages Nuria, Un gioiello di sapienza. Leggendo Siracide 2.
  • Aprile 2014
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