
Autore di questa
terza e ultima parte del ‘libro di Isaia’ è un profeta del V sec.a.C.
I temi trattati mostrano che egli indirizza le sue parole al popolo ritornato a Gerusalemme dopo l’esilio a Babilonia.
La gioia del ritorno ben presto si trasforma in tristezza, scoraggiamento e anche in una rinnovata situazione d’infedeltà verso Dio e la comunità. Il ritorno in patria non porta verso quella radicale novità annunciata dal Deuteroisaia, che aveva parlato di un
nuovo Esodo come passaggio dall’infedeltà e dal peccato alla fedeltà con Dio, quasi come la concretizzazione dell’Alleanza.
Una serie di problemi concreti mette a dura prova le rinate speranze: i
rimpatriati a Gerusalemme non trovano più le terre e le case che erano state di loro proprietà. Devono ricominciare da capo a ricostruirsi la vita. Soprattutto
devono porre al centro della loro vita religiosa e politica il Signore. Per questi motivi gli esegeti sono convinti che i contenuti di questi
dieci capitoli risalgono al tempo di Neemia, il governatore venuto a Gerusalemme per guidare e incoraggiare la ricostruzione di Gerusalemme, del Tempio e organizzare la vita politica e religiosa del popolo.
Il
Tritoisaia da una parte si ricollega alle parole di consolazione di Is 40-55, dove si annuncia la ricostruzione di Gerusalemme e dall'altra richiama il messaggio di conversione del primo Isaia (capitoli 1-39), attualizzandola in questa nuova situazione di scoraggiamento, perdita di speranza e infedeltà.
Nei brani di consolazione il profeta afferma che la salvezza, lo splendore della gloria di Dio sul suo popolo (60,1s.) cambierà la loro situazione caratterizzata dai bisogni economici (60,17; 62,8-9), dall'insicurezza politica (60,10-18), da rovine e distruzione (61,4) e soprattutto da un perdurante stato di umiliazione (61,7; 62,4). Centro del
Tritoisaia è il capitolo 61, il quale dichiara che la missione del profeta è essenzialmente un
lieto annuncio per i poveri, gli ammalati, gli emarginati; è predicare il condono dei debiti da parte del Signore, vale a dire il suo
anno di grazia. Esso corrisponde al
Giubileo.
In pratica, il
messaggio di questi dieci capitoli si snoda su un itinerario spirituale che, come un filo rosso, partendo dalla denuncia del disordine morale della comunità,
richiama la necessità assoluta della conversione. A questa condizione la nuova
Gerusalemme può accogliere la consolazione e la salvezza di Dio e divenire centro del pellegrinaggio di tutti i popoli che vengono a Gerusalemme ritenuta il luogo delle benedizioni di Dio. Nella Gerusalemme rinnovata anche gli stranieri possono essere accolti a condizione che onorino Dio e ne rispettino le leggi. Gerusalemme con la sua vita rinnovata può divenire la comunità che, con la luce di Dio che la inonda, a sua volta, indica e conduce a Dio.
Da sapere che
Il Vangelo di Luca (Lc 4,16 ss) narra che Gesù nella sua prima predicazione, nella sinagoga di Nazareth, attribuisce a se stesso la missione del profeta descritta in Is 61,1-3. Quell’annuncio di salvezza si realizza nella sua persona che accoglie, guarisce, libera i prigionieri e condona i peccati.
L’Apocalisse, (cf Ap 21,24) ultimo libro della Bibbia, presenta la Gerusalemme celeste riprendendo e interpretando il pellegrinaggio dei popoli a Gerusalemme, per onorare Dio, descritto in Is 60.
Produzioni Paoline sull'argomento
R. Virgili, Vostro giudice sarà la pace. Lectio divina su testi Isaia.
M. Masini, Il servo del Signore. "Lectio divina" dei carmi del profeta Isaia.