Dal carattere affettuoso e colloquiale, appartiene al gruppo delle lettere dette della prigionia. Contiene due perle dell’epistolario paolino: il celebre inno cristologico (2,6-11) e la bella esortazione all’apertura culturale “ciò che c’è di vero, nobile, puro…” (4,8).

È stata definita la ‘lettera più lettera’ di Paolo, perché in essa l’apostolo comunica con l’atteggiamento di un amico ad altri amici. Non è facile precisare quando e dove l’abbia scritta. I pareri degli studiosi sono diversi. Alcuni, basandosi sulla frequente comunicazione con la comunità di Filippi, che invia loro Epafrodito, e Paolo invia loro Timoteo, propongono la città di Efeso. Quindi durante il terzo viaggio missionario. In questa città, Paolo visse due anni ed ebbe diversi scontri con gli Efesini. Egli stesso ricorda che ad Efeso rischiò la vita (2Cor 1,8). Altri, invece, basandosi sul fatto che Paolo scrive dalla prigione, sono del parere che si tratti della prigionia romana, quando Paolo venne a Roma per essere giudicato dal tribunale romano.
A differenza delle altre lettere, che l’apostolo scrive per rispondere a quesiti che gli provenivano dalle comunità o per chiarire questioni importanti di fede cristiana o accuse che lo riguardavano, alla comunità di Filippi, scrive per la gioia di condividere con i suoi amici gli effetti positivi della prigionia. I Filippesi erano preoccupati perché Paolo era stato ingiustamente imprigionato e volevano aiutarlo in tutti i modi, con l’aiuto nelle necessità concrete e con offerte in denaro. Paolo li esorta a vivere nella gioia e comunica loro che la sua prigionia contribuisce alla crescita del Vangelo, che è lo scopo della sua vita (cfr Fil 1,12). Proprio le catene testimoniano ai suoi carcerieri che egli è apostolo di Gesù Cristo.
Come nelle altre comunità, anche in questa, purtroppo, s’infiltrano i suoi avversari che vogliono distogliere i Filippesi dall’apostolo e suscitare dubbi nei suoi riguardi. Paolo, a prova dell’autenticità della fede che annuncia, narra con emozione il cambiamento della sua vita, che si operò quando aderì a Gesù. Cambiamento che da persecutore dei cristiani lo rese il perseguitato per Gesù. È il capitolo terzo, che si presenta come una piccola autobiografia. Paolo in pochi versetti sintetizza il suo passato senza Gesù, il suo presente luminoso in Gesù, che considera il bene assoluto della sua vita. Presenta, infine, il suo futuro verso il quale concentra le sue energie, che consiste nella piena comunione con Gesù dopo la morte.
Non mancano, in questa lettera, i consigli per vivere la vita cristiana nel contesto sociale. In particolare l’attenzione a scegliere ciò che veramente ha valore e, naturalmente, favorisce la crescita nell’identità cristiana. La preghiera iniziale termina, appunto, con l’augurio/preghiera che la comunità possa crescere nel discernimento fino a giungere a una sensibilità spirituale che ama e sceglie ciò che veramente conta (cfr 1,9-10). In questo cammino, Gesù è il modello unico e sicuro. I cristiani se vogliono divenire comunità autentica non hanno che da vivere le loro relazioni fraterne come Gesù si è comportato verso di noi tutti. «Abbiate in voi i sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5). Anche Paolo è modello di come si sceglie e segue Gesù amandolo nei fratelli. Egli fonda la sua vita nella fede in Gesù, che considera il suo Signore.
I Filippesi dovranno seguire questo esempio (Fil 1,23-34; 3,8-9; 3,17; 4,9). Paolo, nel concludere la lettera, invita i Filippesi ad avere un atteggiamento positivo verso il loro ambiente. Essi da una parte devono fare attenzione a ció che non è conforme al Vangelo e devono anche essere capaci di accogliere ciò che non contraddice la fede cristiana, e in un certo modo la esprime. Quest’insegnamento è testimoniato nel breve augurio ad accogliere tutto ciò che è vero, giusto, nobile e merita lode (4,8).
Da sapere che
- Responsabili di questa comunità sono due donne: Evodia (la profumata) e Sintiche (la fortunata). Paolo le esorta a condurre la loro azione pastorale assumendo i sentimenti di Gesù.
- Questa lettera per i cambi di tono, dal gioioso al brusco (cfr ad esempio 3,1-3) sembra essere la somma di tre biglietti inviati in tre momenti diversi. Un’analisi attenta mostra che si tratta, probabilmente, di una sola lettera che Paolo potrebbe aver scritto in tre momenti. Le parole chiavi della lettera (sentimenti, forma) e i contenuti (scegliere) presenti dall’inizio alla fine possono esserne la prova. In quei tempi per scrivere una lettera occorreva diverso tempo. Il cambio di tono potrebbe coincidere con le diverse notizie che nel frattempo riceveva e alle quali rispondeva di getto.
- Di questa lettera, nella preghiera cristiana dei Vespri, spesso si prega il cosiddetto Inno della lettera ai Filippesi (2,6-11), che fin dai tempi di Paolo era una preghiera liturgica.
- Il mosaico che si trova nella Chiesa di San Paolo alla Regola (Roma) illustra bene i sentimenti di Paolo prigioniero descritti in questa lettera.