In questo breve oracolo, il profeta Abdia rilegge e attualizza, in una nuova situazione, le profezie dei profeti che lo hanno preceduto. Un esempio singolare di rilettura biblica di testi precedenti interpretati in una nuova situazione.
Il termine Abdia significa “servo del Signore”. Il libro, che porta il nome di questo profeta, è il più breve dell’Antico Testamento. Comprende un unico capitolo con un totale di ventuno versetti. Si tratta di un oracolo pronunciato contro Edom, un territorio a sud-est di Giuda, nei pressi del Mar Morto. Le relazioni tra gli abitanti di Edom, discendenti di Esaù, progenitore degli edomiti, e Israele, discendenti di Giacobbe, progenitore di Israele, secondo la storia biblica, sono di reciproca ostilità, fin dalle loro origini. Da quando questi due fratelli/gemelli litigavano nel seno materno. Il libro di Abdia contiene una serie di oracoli contro Edom, che si rallegra per la disgrazia del popolo fratello. Le parole di Abdia trovano un riscontro nel Salmo 137,7 che descrive l’atteggiamento degli edomiti che approfittano della caduta di Gerusalemme, in maniera molto cruda, come se l’avessero spogliata e violentata. Questo richiamo testimonia l’inimicizia esistente tra questi due popoli.
Questo piccolo libretto può dividersi in tre parti:
- nella prima parte (1,1-11), il profeta lancia la sua invettiva contro la superbia di Edom che non soccorre Giuda: “quando i forestieri entravano per le sue porte e si spartivano a sorte Gerusalemme ti sei comportato proprio come uno di loro” (v.11);
- nella seconda parte (1,12-16), il profeta invita a non rallegrarsi della sventura del fratello, perché il Signore ne prenderà le difese: “Non guardare con gioia al giorno di tuo fratello, al giorno della sua sventura. Non gioire dei figli di Giuda nel giorno della loro rovina. Non spalancare la bocca nel giorno della loro angoscia” (v.12);
- nella terza parte (1,17-21), infine, presenta il riscatto di Giuda, che sarà ricostruito come al tempo di Davide, e per sovrano, sul monte Sion, avrà il suo Signore: “Saliranno vittoriosi sul monte di Sion, per governare il monte di Esaù, e il regno sarà del Signore” (v.21).
Dietro le parole di Abdia, gli esegeti riconoscono le parole dei profeti Isaia e Geremia, a proposito della caduta di Gerusalemme e dell’atteggiamento indifferente di Edom. Il profeta Abdia, dunque, in questo breve oracolo, rilegge e attualizza, in una nuova situazione, le profezie dei profeti che lo hanno preceduto. Questo piccolo libro offre un esempio singolare di rilettura biblica di testi precedenti interpretati in una nuova situazione.
Benché il linguaggio del profeta sia risentito e pungente, e apparentemente lontano dal Nuovo Testamento, di fatto emerge un forte richiamo alla fedeltà verso il fratello, una denuncia del tradimento e un caloroso appello al soccorso verso colui che si trova in posizioni di debolezza. Il profeta Abdia condanna il tradimento della fraternità ed esprime il desiderio di riconciliazione, segno che Dio regna.
Da sapere che
- Il nome Abdia si ritrova anche al tempo del profeta Elia e denota una persona giusta, il maggiordomo del re Acab (1 Re 18). Il profeta Abdia è successivo. Forse visse dopo la caduta di Gerusalemme.
- Il passo del Nuovo Testamento che meglio permette di capire il messaggio di Abdia può essere Mt 25,31-36, dove Gesù giudice riconosce giusti coloro che si sono presi cura di quanti erano nel bisogno, comportandosi da fratelli.