Musica
Fra sogni, muri e mattoni
[Mariangela Tassielli]
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Si può parlare di famiglia
con i ragazzi partendo dalla musica?
Ecco alcune proposte
per provarci insieme!
Alcune canzoni
possono aiutare ad affrontare il dibattito.
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Valorizzare la musica per attivare una riflessione trasversale sulla famiglia è tutt’altro che scontato e assolutamente molteplici sono i suoi risultati. Positivo è sostanzialmente il risultato del sondaggio lanciato sul web. Alla domanda: «La mia famiglia è luogo di crescita, di speranza, di amore reciproco gratuito e paziente, capace di stima e fiducia reciproca?», il 38% risponde: «Sì, anche se spesso è un po’ dura»; il 28%: «Dipende, ce la mettiamo tutta» e altre piccole percentuali si dividono tra il: «Decisamente sì», il: «Magari lo fosse» e ancora: «Amore?! Se sì, non me ne sono accorto».
Giovani sinceri, realisti e pur sempre ottimisti, mi verrebbe da dire.
Scelgo di fare pit stop su una canzone dal titolo provocatorio, ma sostanzialmente espressivo del pensare giovane. Il brano è S’inkazza degli 883; ne riporto qui parte del testo: «Quando torni a casa alle sei, come un Ninja fai le scale entri con passo felpato ma poi accende la luce e lei ti assale […]. Quando ti fai troppe docce, quando proprio non ne fai, quando lasci le mutande in giro, quando il lesso non lo vuoi. Questa casa non è un albergo lo dice anche papà. Tu te ne freghi non hai rispetto e neanche la dignità. Quando ti alzi a mezzogiorno, quando a casa non sei mai; quando invece ci stai sempre, “Devo pulire, te ne vai?”».
Con i ragazzi, proprio a partire dall’ascolto in gruppo, si potrebbero far scrivere le «frasi storiche» della propria famiglia, quelle che i muri per primi ripeterebbero, se potessero parlare… Quelle frasi, cioè, che i genitori rivolgono loro con maggiore frequenza, nel bene e nel male. Il lavoro deve essere personale e, proprio per favorire maggiore spontaneità e verità, si potrebbero dare ai ragazzi alcuni foglietti da raccogliere che rimarranno anonimi e che verranno trascritti sulla prima colonna di un poster. In gruppo, poi, sulle altre due colonne si possono riportare le emozioni e le reazioni relazionate a ogni espressione verbale: ad esempio «Non ne fai mai una giusta – rabbia, odio (emozione); me ne andrei di casa (reazione)».
Alla fine del lavoro, che sarebbe auspicabile durasse più di un singolo incontro, è importante tirare le fila rispetto alle frasi: sono voci di rimprovero o approvazione? Di dissenso o gratificazione? Quali sono i rimproveri più costanti e quali i sentimenti più forti? Le reazioni sono equilibrate? Spaccano o lasciano spazio a possibili ricostruzioni?
Chiaramente, proprio per far emergere il mondo-famiglia a cui ogni singolo appartiene, è bene far presentare ai compagni il brano che più rappresenta il loro modo di concepirla e viverla.
Fino a questo punto abbiamo dato spazio alla voce dei figli, a chi percepisce la famiglia dal «basso», a chi se la ritrova senza averla scelta, a chi la vive o la subisce, a chi la ama o la usa. Prima di chiudere, però, il nostro percorso credo che possa essere interessante aprire uno scorcio su chi la famiglia la vive e la guarda da genitore. Sanremo 2009 ci ha regalato una canzone che, proprio un giovane diciottenne ha definito tenera e intensa, «forse non adatta ai giovanissimi» – mi scrive Giuseppe – «ma sicuramente significativa». Si tratta di Una piccola parte di te, cantata da Fausto Leali; la riportiamo nel box anche se, soltanto in alcune sue parti; proviamo ad agganciare una possibile dinamica esplorativa.
La prospettiva è decisamente opposta a quella iniziale, ma proprio in conclusione non possiamo lasciarci sfuggire una buona occasione per spingerci ulteriormente in profondità.
Avviciniamoci al «muro che segna il confine» e proviamo a farlo smantellare dai ragazzi: una sorta di distruzione atta, però, al riconoscimento e alla ricostruzione. Cerchiamo, cioè, di individuare con i ragazzi quali sono i mattoni che nel tempo fanno sì che quel muro si costruisca e diventi alto: i diversi linguaggi? Le nuove tecnologie? Quali sono le prospettive dei genitori? E quali quelle dei figli? Il muro è fatto di mattoni o di gomma? Ci si rimbalza inutilmente contro o si può costruire qualcosa?
E proprio al rush finale un’ultima provocazione: la mia famiglia è per me un ponte verso il futuro o una gabbia scomoda e che mi inchioda al passato? Il Maestro di Renato Zero potrebbe essere una delle più significative canzoni per guardare alla famiglia come a un grembo che continua a generare vita:
«Io scommetto che li straccerai / il maestro è qua ti benedirà puoi esibirti, sbizzarrirti. / È il momento tuo: lanciati così, butta fuori il meglio adesso sì / l’anima ce l’hai conta su di lei / puoi sfidare il mondo adesso, o mai! […] / Io ti guardo e sento che puoi farcela… / maledetta sorte puoi sconfiggerla / non ti lascerò senz’alibi io no, / punta in alto credi a me… guarda avanti!».
La figura de Il Maestro dice la forza di una presenza significativa – «generativa» direi – lì dove la vita è sinonimo di stima, fiducia, amore gratuito e libertà interiore.
Una piccola parte di te (Fausto Leali)
Quando crescono i figli,
non li tieni più in braccio
ma diventi un ostaggio, per il loro futuro
e si alza quel muro che non c’era mai stato
che segna il confine
tra presente e passato…
Quando crescono i figli
non ti danno più retta
Hanno sempre ragione,
vanno troppo di fretta
Sanno dirti soltanto
«Buonanotte o Buongiorno»
E ti accorgi che è meglio…
se ti levi di torno… […]
Quando crescono i figli
c’è uno scontro diretto
tra le loro esigenze e il tuo mare d’affetto
chi si crede più grande,
chi si sente più vecchio.
Lo conosco poco di Biagio Antonacci è un buon testo per esplorare la relazione genitori-figli e, nello specifico, padre-figlio. Può essere un’efficace canzone-specchio rispetto a relazioni a volte inesistenti, spesso sperate o pretese, ma mai costruite con determinazione e volontà.
Mi dispiace di Laura Pausini è una lettera aperta di una figlia alla propria madre e si pone come adeguato strumento, soprattutto con i giovani, per creare una riflessione fra le memorie e i conflitti dell’infanzia e dell’adolescenza e i desideri di riappropriazione di un rapporto sentito come necessario.
E sempre sulla stessa linea poniamo e consigliamo Mamma & papà di Alex Britti. Anche qui, con una visione tipica del figlio ormai adulto, si può proporre ai ragazzi un percorso che li porti a esplorare l’idealità familiare tipica dell’infanzia, l’età degli scontri e poi la vita in prima linea, capace di lanciare, rispetto al passato, sguardi più matur
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