Roma, 1999. Silvio ha sedici anni e frequenta con poco impegno il liceo. Condivide con il suo amico Ponzi confidenze e spinelli, sognando ad occhi aperti la “prima volta” e invidiando i compagni che già hanno la ragazza.
Regia: Gabriele Muccino.
Soggetto: Gabriele e Silvio Muccino.
Sceneggiatura: Gabriele Muccino.
Fotografia: (colore) Arnaldo Catinari.
Montaggio: Claudio Di Mauro.
Musica: Paolo Buonvino.
Produzione: Italia, 1999, Domenico Procacci.
Durata: 88’.
Interpreti: Silvio Muccino (Silvio), Giuseppe Sanfelice (Ponzi), Giulia Steigerwalt (Claudia), Giulia Carmignani (Valentina), Luca De Filippo (padre di Silvio), Anna Galiena (madre di Silvio), Enrico Silvestrini (Alberto), Giulia Ciccone (Chiara), Simone Pagani (Martino).
Il film
Roma, 1999. Silvio ha sedici anni e frequenta con poco impegno il liceo. Condivide con il suo amico Ponzi confidenze e spinelli, sognando ad occhi aperti la “prima volta” e invidiando i compagni che già hanno la ragazza. Tra Silvio e i suoi genitori, ex sessantottini, il rapporto è difficile. L’aggressività dell’adolescente trova impreparati gli adulti che non sanno come dialogare con il figlio “ribelle”.
Il liceo viene occupato dagli studenti, anche se pochi hanno dei motivi “politici” da avanzare: per molti è solo un’occasione per stare insieme. Silvio cerca di conquistare Valentina, che è in crisi con Martino. La voce corre fra gli studenti: Martino e Silvio vengono alle mani. Quando la polizia irrompe nella scuola per farla sgomberare, Silvio e Claudia si ritrovano a scappare con il motorino di lei. Rimasti soli, la ragazza trova il coraggio di rivelargli l’affetto che ha per lui.
Per riflettere dopo aver visto il film
I protagonisti del film si chiedono: “Ma chi saremo noi nella vita?”.
Ti sei mai fatto questa domanda? Che risposta ti sei dato?
Claudia si pone molte domande sulla morte: pensi sia comune alla sua età?
Silvio e Claudia si dicono: “Adesso o mai più” e hanno il loro primo rapporto sessuale
sulla terrazza di casa: condividi questa loro scelta? Perché?
Una possibile lettura
“Io non lo so cosa penserò dei miei sedici anni quando sarò come mio padre. Non so neanche cosa ci sarà dopo la morte. Ora mi sento come se non morirò mai e penso che l’amore conta più di tutto. Conta più della paura di innamorarsi, più della paura di morire, più della voglia di non essere omologati e della voglia di fare qualcosa per cambiare questo mondo… E cambiarlo non è facile…”
Il monologo di Silvio apre e chiude il film e ricapitola in poche battute i temi centrali affrontati da Muccino con una pellicola che ha il pregio di presentare uno spaccato credibile del mondo adolescenziale.
Raccontando Silvio, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi amori, il regista tocca le problematiche essenziali dei giovani fra i quattordici e i vent’anni. In primo luogo la questione dell’identità personale. I sedicenni del film, non più bambini e ancora troppo lontani dall’essere adulti, si chiedono: “Ma chi saremo noi nella vita?”. L’abbigliamento è scelto allora come un modo per classificare le appartenenze, stabilendo somiglianze e diversità. Ciò che un coetaneo indossa permette di catalogarlo, dando l'impressione di una raggiunta e riconoscibile identità. Le stravaganze dei vestiti, delle pettinature, degli accessori, sono il grido di chi sta cercando di capire chi è.
Se l’identità personale non è data dall’abbigliamento, si può provare a cercarla nell’appartenenza politica. Eppure, anche su questo piano i protagonisti del film hanno le idee confuse. I discorsi e i proclami che accompagnano l’occupazione della scuola sono datati, fermi al Sessantotto, come i filmati di quegli anni proiettati senza interruzione; come le bandiere con il volto del Che e il grido di battaglia: “Hasta la vittoria, siempre!”. Muccino, fra l’ironico e l’affettuoso, mostra le reazioni dei “rivoluzionari” arrestati dalla polizia: tutti si affrettano a telefonare a mamma e papà per essere rilasciati.
La rivoluzione che professano sembra più che altro appiccicata addosso temporaneamente, per combattere un solo dichiarato nemico: l’omologazione. Ci si accusa vicendevolmente di “essere omologati”, senza chiarire a cosa ci si riferisca. La definizione più semplice la dà uno degli studenti: “Non vogliamo essere come i nostri genitori” e in questo sono simili ai loro coetanei di ogni tempo. Silvio, alla madre che vorrebbe essere un’amica nei suoi confronti, risponde drastico: “Ci saranno sempre barriere fra genitori e figli”.
È interessante notare il desiderio espresso da Ponzi nella notte dell’occupazione: “Io non voglio essere mediocre”. C’è fame di eccellenza, di unicità e irripetibilità è insito nel cuore dei più giovani: in fondo, gli orizzonti grandi, fino alla santità, affondano qui le loro radici.
Un altro tema affrontato senza pedanterie e con sensibilità, è quello della morte: “Te lo chiedi mai a quanti anni moriremo?” domanda Claudia, che continuamente si confronta con l’ultima nemica, poiché la zia sta morendo in ospedale.
La ragazza sente che non può finire tutto con questa vita, non si rassegna a scomparire per sempre, senza lasciare traccia né memoria. È tenera ed intensa la preghiera sussurrata di notte, prima di addormentarsi: “Caro Gesù, fa’ che mia zia smetta di soffrire. Fa’ che tu esista davvero e che dopo la morte non finisca tutto. Fammi essere felice e fa’ che anche Silvio possa accorgersi di me”.
In poche frasi emerge il retaggio della religiosità a cui è stata educata da bambina e che non è ancora diventata fede matura, mentre si affaccia il desiderio di un incontro profondo con la persona di Gesù.
L’argomento predominante nelle conversazioni fra i ragazzi è senza dubbio il sesso e, in questo, rispecchia la realtà quotidiana. Nella pubertà è il corpo stesso a farsi sentire, lanciando i primi segnali sessuali. D’altra parte, film, fumetti, videoclip e spot pubblicitari contribuiscono ad enfatizzare i temi erotici. Non è facile essere adolescenti in un clima così. Portare dentro di sé il bisogno di affetto, di tenerezza, di romanticismo, ma non manifestare nulla per paura di essere derisi. Il linguaggio volgare e la spavalderia dei più giovani verso il sesso, spesso celano l’ansia “da prestazione”, il timore di non essere all’altezza dell’immaginario erotico proposto dai media.
Per questo è realistica la serata a base di birra e spinelli che gli amici e le amiche vivono in parallelo confidandosi attese e timori. Qualcuno dei ragazzi afferma brutalmente che, se proprio non si trova una ragazza disponibile, si può sempre ricorrere ad una prostituta. Onestamente Silvio commenta: “Con una puttana mi fa una tristezza infinita! Bisogna riuscire ad aspettare”: aspettare la persona giusta, quella a cui voler bene.
Dopo aver passato la serata a sentenziare sulla durata di un rapporto fisico, la conclusione di Ponzi è eloquente: “Io voglio una che s’innamori di me!” e tutti gli fanno eco: “Io pure!… Pure io!”.
Silvio e Claudia decidono di fare l’amore subito, sul tetto di casa, all’insegna del: “Adesso o mai più”. I due ragazzi possono sentirsi sollevati perché finalmente “lo hanno fatto”, ma non sono diventati più maturi. Certo, Silvio ha capito che, alla fine, quello che conta sono i sentimenti, quello che vivi nel cuore. Però corre subito a parlarne con Ponzi, senza quasi percepire quanto c’è di prezioso e persino di sacro in ciò che ha vissuto. Nessuno gli ha mai fatto comprendere come sarebbe stato molto più appagante e profondo scambiare le stesse carezze con Claudia dopo un cammino insieme di conoscenza, di stima, di reciproca appartenenza. Sarebbe stato davvero fare l’amore, dirsi l’amore con il corpo. Ma l’educazione sessuale solitamente si limita all’anatomia e alla fisiologia, e gli adulti non parlano facilmente di questi temi con i ragazzi, se non per rimproverare, proibire, mettere dei limiti. È importante invece comunicare la bellezza della sessualità vissuta nell’amore e nella piena consapevolezza. Testimoniare la gioia dell’intimità che, in una relazione autentica e stabile, rende eloquente la sensualità poiché la carica di valore e non la riduce ad una sorta di esercizio ginnico.
Anche questa è la Bella Notizia che i giovani attendono, per incontrare il volto del Padre che non mortifica niente di ciò che è umano, ma lo porta a pienezza nell’Amore.
D. De Simeis