Così si esprimono i due registi, Jean Pierre e Luc Dardenne: "Da tempo eravamo ossessionati da una storia: quella di una donna che aiuta un ragazzo a liberarsi della violenza di cui è prigioniero”. L'intento del film è comprensibile: narrare la metafora di un ragazzo tormentato e volubile che trova una vita nuova e una pace inattesa grazie alla generosità di un adulto.
Titolo Originale: Le gamin au velo
Genere: Drammatico
Regia: Jean Pierre e Luc Dardenne
Interpreti: Cécile de France (Samantha), Thomas Doret (Cyril Catoul), Jérémie Renier (Guy Catoul), Fabrizio Rongione (il libraio), Egon Di Mateo (Wes), Olivier Gourmet
Nazionalità: Belgio/Francia/Italia
Distribuzione: Lucky Red Distribuzione
Anno di uscita: 2011
Origine: Belgio/Francia/Italia (2011)
Soggetto e sceneggiatura: Jean Pierre e Luc Dardenne
Fotografia (Panoramica/a colori): Alain Marcoen
Musiche: brani di autori vari
Montaggio: Marie Hélène Dozo
Durata: 87'
Produzione: Jean Pierre e Luc Dardenne, Denis Freyd
Tematiche: Adolescenza; Famiglia; Metafore del nostro tempo
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana:Consigliabile/problematico/dibattiti
Note: Grand Prix (ex-aequo con "Bir Zamanlar Anadolu'Da" di Nuri Bilge Ceylan) al 64°Festival di Cannes (2011)
- Candidato ai Golden Globes 2012 come Miglior Film Straniero.
Il film
Lo scenario in cui si svolge tutta la storia è quello di una piccola cittadina belga dove Cyril, ragazzo dodicenne, vive con il desiderio di ritrovare il padre che lo ha abbandonato in un centro di accoglienza per l'infanzia. Affidato alle cure degli assistenti, Cyril fugge per riguadagnare l’unico legame della sua giovane vita. Attraverso il ritrovamento della bicicletta scopre il nuovo domicilio del genitore. Ma l’incontro si trasforma per lui in una ulteriore delusione: il padre, che lavora come cuoco in un ristorante, non è altro che un genitore irresponsabile che lo ha abbandonato, ha venduto la sua amata bicicletta e ora lo scarica come un pacco troppo ingombrante. Il ragazzo si ribella contro tutto e tutti. Samantha, una giovane parrucchiera cordiale e altruista lo accoglie in casa e acconsente di occuparsi di lui durante il fine settimana. La convivenza tra i due farà scoppiare inevitabili conflitti. Cyril, che nasconde un grande bisogno di affetto, si ribella alle premure della ragazza non riuscendo a riconciliarsi con la rabbia e l’abbandono: litiga con i coetanei, si lascia influenzare dal bullo della zona, si mette nei guai con la legge. Dopo un cammino di presa di coscienza e riconciliazione Cyril chiederà a Samantha di poter restare a vivere con lei aprendo così il cuore alla speranza di una vita migliore.
Per riflettere dopo aver visto il film
Il ragazzo con la bicicletta è una cronaca semplice e armoniosa che, nonostante i suoi ricorrenti aspetti realistici, si presenta allo spettatore come una favola moderna. Un dramma stringato e commovente che si snoda attraverso un percorso privo di artifici che mette a nudo il disperato bisogno di affetto di un ragazzo solo. Amore, sofferenza e l’inseparabile bicicletta, sono gli elementi indivisibili di tutta la storia in cui i personaggi sono descritti e osservati attraverso uno sguardo freddo e distaccato. Nell’energia ostinata di Cyril troviamo concentrata tutta la forza della disperazione che accompagna il rifiuto di essere stato abbandonato. Il film ci ricorda che i bambini non combattono per motivi di interessi personali e nemmeno per liberare il mondo dal male, ma per la loro stessa sopravvivenza. La semplicità, la generosità, la benevolenza diventano una sfida alla nostra rassegnata logica. Il padre, che scappa di fronte alle sue responsabilità, viene sostituito nel suo ruolo di genitore dalla presenza e dall’amore gratuito di una donna. Così si esprimono i due registi: "Da tempo eravamo ossessionati da una storia: quella di una donna che aiuta un ragazzo a liberarsi della violenza di cui è prigioniero. L'immagine che per prima ci veniva a mente era quella di questo ragazzino, questo fascio di nervi, placato e quietato grazie a un altro essere umano".
Una possibile lettura
L'intento del film è comprensibile: narrare la metafora di un ragazzo tormentato e volubile che trova una vita nuova e una pace inattesa grazie alla generosità di un adulto. I registi Dardenne percorrono un faticoso cammino interiore utilizzando un linguaggio leggero, svuotato da artifici melodrammatici, per dimostrare come i vuoti di identità che ogni persona si porta dentro affondano le loro radici nella storia individuale. La vita di Cyril ne è una rappresentazione chiara: colloqui traumatizzanti con il padre, disagio adolescenziale, odio represso e l’attrattiva pericolosa verso il bullo del quartiere. L’idea del riscatto che la regia privilegia e descrive, prende forma dalla semplice figura di Samantha e del suo negozio di parrucchiera. Una donna e il suo luogo di lavoro diventano la zattera di salvataggio e di recupero di questo ragazzo problematico e selvaggio. Tutto si svolge attraverso un percorso a tappe che porterà il giovane protagonista a una scadenzata trasformazione interiore. Un messaggio che irrompe nella forza della verità.