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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
       
L'incredibile volo
Amy Alden, 14 anni, vive in Nuova Zelanda insieme alla madre che fa la cantante. In un incidente d’auto la mamma muore ed Amy torna dal padre, in Canada, nella regione dei Grandi Laghi.
Titolo originale: Fly Away Home.
Regia: Carroll Ballard.
Soggetto: dall’autobiografia di Bill Lishman.
Sceneggiatura: Robert Rodat, Vince McKewin.
Fotografia: (colore) Caleb Deschanel.
Montaggio: Nicholas C. Smith.
Musica: Mark Isham.
Produzione: USA, 1996, John Veitch, Carol Baum.
Durata: 107’.
Interpreti: Jeff Daniels (Thomas Alden), Anna Paquin (Amy Alden), Dana Delany (Susan),Terry Kinney (zio David), Holter Graham (Barry).

Il film
Amy Alden, 14 anni, vive in Nuova Zelanda insieme alla madre che fa la cantante. In un incidente d’auto la mamma muore ed Amy torna dal padre, in Canada, nella regione dei Grandi Laghi. Thomas, suo padre, è un artista che costruisce sculture metalliche ed ha una grande passione per il volo. Amy fa fatica ad adattarsi alla nuova situazione, a superare la morte della mamma, ad accettare la presenza di Susan, nuova compagna di Thomas.
Un giorno, nella palude devastata dalle ruspe, trova sedici uova di oca selvatica. Le porta con sé e improvvisa una piccola incubatrice, facendole schiudere. Tutta la famiglia adotta i pulcini, ma si pone un problema serio: come faranno queste oche a migrare verso i luoghi più caldi, durante l’inverno, se nessuno insegnerà loro la strada?
Padre e figlia escogitano una soluzione originale e avventurosa.
  • Il percorso di crescita di Amy: com’è al suo arrivo in Canada e come al termine dell’avventura?
  • Che cosa permette ad Amy di uscire dal proprio dolore?
  • L’amore non lega né imprigiona: lascia liberi di andare, nella speranza del ritorno. Sei d’accordo?
  • Thomas aiuta Amy a “spiccare il volo”: chi, nella tua vita, ti ha aiutato a “volare alto”?

    Per Amy, il ritorno in Canada non è facile: la mamma era andata via dieci anni prima portandola con sé e di fatto non esiste un rapporto tra padre e figlia. Non sanno come accostarsi l’un l’altro, cosa dire. Amy è convinta che l’uomo non le voglia bene. L’incidente l’ha strappata all’infanzia e l’ha costretta a guardare in faccia la sofferenza. La natura brulla e selvaggia della palude sembra combaciare perfettamente con l’umore di Amy, con la rabbia e la nostalgia che porta dentro.
    Quando trova le uova qualcosa di nuovo si accende in lei: il senso della maternità, la responsabilità di prendersi cura di un altro essere. Per raccogliere le uova cadute dal nido va a prendere dal granaio un marsupio per neonati tutto impolverato: facilmente è lo stesso che i suoi genitori avevano usato per lei, quando era piccola. Lo indossa con solennità e con gran cura trasporta le uova al sicuro. Le veglia con ansia mentre una dolcezza nuova si irradia in lei.
    Le oche, per la legge dell’imprinting, considerano loro mamma il primo essere che vedono, e poiché in questo caso si tratta di Amy, la seguiranno ovunque. Thomas è un ambientalista convinto e asseconda la figlia nel prendersi cura dei pulcini, anche se è preoccupato per il futuro degli animali e studia insieme al fratello il progetto per accompagnare gli uccelli nella migrazione. Il rapporto fra padre e figlia comincia a cambiare a questo punto: Amy cade con l’aereo del padre e lui si precipita spaventato, la soccorre e l’abbraccia piangendo. La ragazzina sorride stupita vedendolo piangere e per la prima volta ricambia l’abbraccio: ora è certa che suo padre le vuol bene.
    La scena successiva conferma questa ritrovata fiducia: Amy torna a dondolarsi sull’altalena fatta con un copertone che il papà aveva costruito per lei quando era piccola. Fin dall’arrivo in Canada, era tornata più volte ad osservarla e a ricordare, ma non vi era mai salita. Ora che sta riconciliandosi con il passato, può dondolarsi di nuovo, sorridente e serena. Tanto più che il padre manifesta ancora in maniera eloquente il suo amore per lei: per acquistare l’ultraleggero che le servirà per accompagnare le oche nella migrazione, Thomas vende il modello del modulo lunare che aveva costruito con tanta passione, che era stato una delle cause deflagranti del conflitto con la moglie e che si era sempre rifiutato di vendere, pur ricevendo laute offerte. Il padre dà la cosa a cui tiene di più per realizzare il sogno che stanno costruendo insieme.
    Fin troppo trasparente appare in questo film la metafora del volo: Amy impara a volare sotto la guida del padre. Diventa grande e può “spiccare il volo”, lanciata e incoraggiata dalla fiducia e dalla stima che avverte nei suoi confronti. Questo atteggiamento del padre è riconfermato verso la fine del viaggio, quando Thomas si lussa una spalla e invita la figlia a continuare da sola.
    Le giornate di volo diventano per padre e figlia l’occasione per riannodare i fili del passato, per costruire il dialogo che non c’era prima, per perdonare le ferite antiche che ancora non sono cicatrizzate nell’animo della ragazzina.
    Amy cresce, dunque, perché scopre la possibilità di uscire da sé, dal suo dolore, per prendersi cura delle oche rimaste orfane, proprio come lei. Supera la paura del volo per accompagnarle, acquista autonomia, fino a poter volare da sola. Il suo diventare donna è sottolineato da pochi efficaci tocchi. Un primo accenno è riconoscibile nella scena della doccia, quando il padre sfonda la porta del bagno per bloccare il compressore e lei urla furiosa perché è nuda e Barry, un giovane amico di Thomas, potrebbe averla vista. Questo episodio è anche l’inizio di una complicità femminile fra lei e Susan, che non pretende in alcun modo di sostituire la madre, ma si offre come amica, con rispetto e gentilezza.
    Un’altra scena, che schizza i contorni della femminilità in boccio di Amy, si svolge nel vecchio granaio, dove la ragazzina comincia a provare i vecchi vestiti trovati nel cassettone, sotto lo sguardo delle ochette ancora implumi. All’inizio indossa i vestiti con la stessa allegria di ogni bambina che gioca a vestirsi “da signora”. Pian piano il suo sguardo cambia, si fa più civettuolo e serio, l’abbinamento dei vestiti, dei cappelli e degli accessori diventa accurato e la stessa Amy, mentre passa il rossetto sulle labbra, sembra stupita dell’immagine che lo specchio le rimanda. Anche l’amicizia con Barry è importante. Non ha grande spazio nella narrazione, ma alcuni richiami ci sono: è lui che la incoraggia a volare, complimentandosi con lei per la naturalezza con cui sa pilotare. Le insegna a suonare alcuni strumenti musicali tra grandi risate, le fa il buco per l’orecchino al naso: è un amico, e rappresenta per Amy la prima scoperta della reciprocità maschile.
    Il rapporto con la natura ha un ruolo fondamentale nel processo di maturazione di Amy: gli ampi spazi selvaggi le offrono silenzio e solitudine per vivere il suo dolore. E saranno sedici oche a farla riconciliare con la vita. Quando, appena dopo il suo arrivo, Thomas le spiega le battaglie ecologiste che con Susan sta conducendo per salvaguardare la zona dell’Ontario, la ragazzina risponde che non gliene importa proprio nulla. Ma imparando ad amare le sue oche cambia il modo di rapportarsi con l’ambiente.
    La migrazione degli uccelli può costituire, infine, un’interessante metafora: le oche vanno via l’inverno per tornare nuovamente al portico di Amy la primavera successiva. L’amore si manifesta proprio nella libertà di lasciarle andare, nella certezza che ogni separazione è in vista di un ritorno.

    D. De Simeis
  • Febbraio 2012
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