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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
       
La strada verso casa
Titolo originale: Wo de fu qin mu qin.
Regia: Zhang Yimou.
Soggetto e sceneggiatura: Shi Bao.
Fotografia: (bianco/nero e colore) Hou Yong.
Montaggio: Zhai Ru.
Musiche: San Bao.
Produzione: USA, 1999, Columbia Pictures Film Production Asia.
Durata: 100’.
Interpreti: Zhang Ziyi (Zhao Di da giovane), Zheng Hao (Lou Changyu), Sun Honglei (Luo Yusheng), Zhao Yuelin (Zhao Di da vecchia).
Luo Yusheng, torna al suo paese dopo molti anni di assenza. Torna per il funerale del padre, che è stato per decenni il maestro elementare del piccolo villaggio sperduto nella campagna cinese.
Mentre si svolgono i preparativi per il rito funebre che, secondo il desiderio della madre, dovrà essere fedele alle antiche tradizioni, Luo Yusheng si lascia andare ai ricordi sulla storia d’amore dei suoi genitori. In una Cina in cui erano abituali i matrimoni combinati, suo padre e suo madre, invece, si erano sposati per amore.
  • Quante “storie d’amore” si possono riconoscere in questo film? Solo quella fra Zhao Di e il maestro?


  • Da quali gesti e dettagli cogliamo il sorgere dell’amore fra i due giovani?


  • Quali elementi tradizionali della cultura del villaggio ti hanno colpito di più?


  • Tutta la narrazione è intessuta di tradizioni assai diverse da quelle occidentali. Il talismano rosso, l’impossibilità per le donne di avvicinarsi ad un edificio in costruzione, il contributo di ogni famiglia preparando il cibo per gli uomini impegnati nel lavoro, l’ospitare a turno il maestro a pranzo. Con questi riferimenti il regista tratteggia il microcosmo in cui si svolge l’incontro fra Zhao Di e Lou Changyu. La fotografia alterna il bianco e nero al colore, per evidenziare il duplice registro narrativo: il presente, con il dolore per la morte di Lou Changyu e la perdita delle tradizioni, è giocato sui toni del grigio. Il passato, con la delicata storia d’amore, ha i colori accesi della primavera, della festa, della casacca di Zhao Di. Zhang Yimu sa condurci dal passato al presente per riconoscere nella donna curva e raggrinzita di oggi, la splendida fanciulla di un tempo. Il suo aspetto è certo molto cambiato, ma la forza dell’amore non è venuta meno: l’amore è cresciuto nei quarant’anni di fedeltà che hanno legato i due sposi l’uno all’altra. Se da giovane aveva tessuto con trepidazione il drappo rosso da appendere alla trave principale della nuova scuola, ormai anziana mette immenso amore nel sedere di nuovo al telaio a preparare il drappo funebre per il marito.Nel rievocare l’incontro fra i suoi genitori, Lou Yusheng spiega come, all’epoca, i matrimoni combinati fossero la norma. Perciò, nel villaggio, suscita curiosità e stupore il reciproco innamoramento dei due giovani.
    Lo sbocciare del loro amore è un lungo gioco di sguardi, fin dall’arrivo del maestro. Lui è colpito dalla ragazza, che è quasi incredula nel percepire l’attenzione di Lou Changyu su di sé. Non sono molti i dialoghi che possono intrecciare, anche perché il villaggio disapproverebbe una conversazione fra loro in privato. Perciò si limitano a guardarsi.
    Zhao Di vive un amore fatto soprattutto di attese. Si apposta tutti i giorni ai margini del sentiero per osservare il maestro passare insieme agli scolari e per ascoltare la sua voce, che tanto la emoziona, mentre ripete le poesie con i bambini. Ma l’attesa più sofferta è quella del ritorno di Lou Changyu dalla città, dov’è stato richiamato per “problemi con l’ufficio politico” (il film non dice mai quali essi siano. È una scelta voluta dal regista per far sì che il film potesse essere girato in Cina e proiettato nei cinema cinesi).
    Per due anni i due innamorati attenderanno di poter essere finalmente insieme.
    La madre di Zhao Di è inizialmente perplessa di fronte al sentimento che sta nascendo tra due persone di estrazione sociale diversa. Comprendiamo la profonda tenerezza verso la figlia quando fa riparare la ciotola andata in pezzi: “Apparteneva ad una persona importante?” domanda incuriosito l’aggiusta-cocci, e lei risponde con una punta di malinconia: “Vi ha mangiato un giovane che partendo si è portato via il cuore di mia figlia”.
    Zhao Di e Lou Changyu si scambiano piccoli doni. Lei prepara con ogni cura il cibo, scegliendo le pietanze più prelibate perché gli siano gradite. Le finestre di carta della scuola sono lacerate dal vento, mentre il maestro è lontano: la giovane va con premura a ripararle, le abbellisce con delicate decorazioni floreali e ripulisce tutto l’edificio con gran cura. Questi gesti rendono manifesto il suo amore agli occhi della piccola comunità.
    Lou Changyu si muove con cautela, sapendo che tutti gli occhi sono puntati su di lui. Ma trova ugualmente il modo di farle un regalo: un piccolo fermaglio colorato. È un tributo alla bellezza di lei, un gesto delicato che esprime quello che non può dire a parole. È un pegno d’amore che lascia a Zhao Di prima della partenza cui è obbligato. Lei comprende perfettamente, per questo non si dà pace quando lo perde. Deve ritrovarlo perché è il segno che Lou Changyu le ha consegnato per rimanere con lei durante la separazione.
    Come spiega Lou Yusheng, la strada dalla città al villaggio ha rappresentato il filo conduttore della storia d’amore fra i suoi genitori. Per questo la madre ci tiene così tanto a ripercorrerla a piedi, a ritornare passo dopo passo fino alla vecchia scuola dove quotidianamente si è consumata la vita del maestro.
    Altre due piccole “storie d’amore” si possono riconoscere leggendo in filigrana l’intero film. Innanzi tutto la presenza degli ex alunni che giungono anche da lontano per partecipare al funerale: manifestano così il debito di riconoscenza e di amore che sentono di avere nei confronti dell’antico maestro.
    Molto amore c’è anche in Lou Yusheng che sceglie di raccontare la storia dei suoi genitori, completandola con la decisione di acconsentire al desiderio materno e insegnare almeno una volta nella scuola del padre. Lo fa con rispetto profondo e gratitudine filiale, ripetendo le parole scritte da Lou Changyu più di quarant’anni prima. Tenendo fede a quanto insegna “la settima regola”: conoscere il passato perché è il solo modo per costruire il futuro.

    D. De Simeis

    Febbraio 2012
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