Titolo originale: Idem.
Regia: Andrew Niccol.
Soggetto e sceneggiatura: Andrew Niccol.
Fotografia: Dereck Grover, Edward Lachman.
Montaggio: Paul Rubell.
Musiche: Carter Burwell.
Effetti: Tom Chesney, Ron Trost.
Produzione: USA, 2001, Jersey Film, New Line Cinema, Niccol Film.
Durata: 104'.
Interpreti: Al Pacino (Viktor Taransky), Catherine Keener (Elaine), Winona Ryder (Nicola Anders), Rachel Roberts (Simone), Tony Crane (Lenny), Jason Schwartzman (Hank).
Destinatari: adolescenti, giovani e adulti.
Il film
Il regista Viktor Taransky sta ultimando le riprese del suo film
Sunrise Sunset, ma la protagonista inalbera continue pretese e sempre nuovi capricci. Quando la diva si licenzia, la produzione rifiuta di portare a termine il lavoro. Taransky è disperato, ma riceve aiuto da Hank, scienziato geniale e pazzoide, che ha messo a punto un programma in grado di generare un’attrice virtuale, da animare attraverso la motion capture. Il film esce nelle sale ed è un successo strepitoso grazie alla straordinaria interpretazione di Simone, la nuova protagonista virtuale, che tutti credono vera. In poco tempo Simone diventa una star, osannata dai media, venerata dai fans. Nessuno l’ha mai incontrata di persona, ma tutti la conoscono grazie ai suoi film (girati tutti con Viktor), alle canzoni che ha inciso, alle interviste rilasciate, alle apparizioni in tv e nei concerti. Taransky conosce finalmente il sapore del successo, ma Simone rischia di prendere il sopravvento e risultare troppo ingombrante per la sua vita: come sbarazzarsene?
Per riflettere dopo aver visto il film
Pensi che sia giustificabile legittima la scelta che fa Taransky ingannando la gente a proposito di Simone?
Che tipo di rapporto si crea fra il regista Tarnsky e la sua attrice virtuale? E tra Simone e il pubblico?
Che vantaggi ci sono dall’avere un personaggio totalmente virtuale? E quali inconvenienti?
Perché tutti si rifiutano di credere a Victor quando cerca di spiegare la verità?
Una possibile lettura
Andrew Niccol continua a confrontarsi con gli stessi interrogativi che aveva sollevato scrivendo la sceneggiatura di
The Truman Show e girando
Gattaca: qual è il confine del reale? Dove stanno il vero e il falso? La possibilità tecnica di manipolare la percezione della realtà, ci autorizza a farlo?
Le nuove tecnologie modificano la prospettiva sensoriale e il modo di conoscere, di capire, di elaborare. L’antico adagio “Vedere per credere” oggi proprio non vale più. Eppure siamo ancora tutti figli di una cultura visiva, che si fida del proprio sguardo. Diciamo: “L’ho visto con i miei occhi” per affermare che è vero, incontestabilmente ma, come afferma Taransky,
“La nostra capacità di creare il falso supera la nostra capacità di scoprirlo”.
Nemmeno ci viene in aiuto la testimonianza molteplice, che un tempo era indice di garanzia: se c’erano diversi testimoni concordi, un fatto veniva considerato autentico. Ancora una volta è Taransky a esplicitare un potente effetto dei media: quando il giornalista ossessionato da Simone scopre che la “diretta” dal Nuovo Messico è un falso e chiede un incontro dal vivo con l’attrice, il regista allestisce il megaconcerto in uno stadio affollatissimo. Di fronte al pubblico in delirio compare solo un ologramma, che tutti prendono per vero. Filosoficamente, Taransky considera:
“È più facile far credere qualcosa di falso a centomila persone piuttosto che a una soltanto”.
Un secondo snodo problematico riguarda i fans di Simone, che non l’hanno mai incontrata, eppure hanno l’impressione di conoscerla, di avere un legame profondo con lei. Nel caso del divismo esasperato l’esperienza emotiva vicaria è spinta al massimo: gli spettatori sperimentano un reale rapporto affettivo con l’attrice, che pure dovrebbe essere per ognuno un’estranea. Quando si celebra il funerale di Simone, che è una messinscena, c’è tanta gente che piange lacrime vere attorno alla bara vuota. Di fronte all’ipotesi di omicidio, la folla s’indigna e i testimoni si sentono responsabili per
“non aver fatto abbastanza per proteggerla”: il senso di colpa che provano non è una finzione, è un’emozione reale. Durante il concerto gli spettatori a torso nudo con scritto sul petto il nome di Simone sono eccitati realmente per un corpo che non esiste! A chi credere, allora? Con malcelato cinismo Viktor Taransky considera:
“Se l’interpretazione è autentica, cosa importa se l’attore è finto?... La gente ha bisogno di credere che tu sia vera!... Sei più autentica di tutta quella gente che ti venera”.
Un altro aspetto che risulta ambiguo e sottilmente angosciante è il legame che si sviluppa fra Taransky e Simone: chi ha creato chi?
Viktor ha generato (!) l’attrice virtuale con un programma informatico, ma senza Simone come protagonista dei suoi film, lui non sarebbe nessuno. Diventa prigioniero della macchina che ha messo in moto: se dicesse la verità si rivelerebbe un truffatore e la sua carriera finirebbe immediatamente. Cerca allora di eliminare la sua partner virtuale, inscenandone la morte, ma la solerzia di due giornalisti lo fa incriminare per omicidio. Nessuno vuol credere alle sue spiegazioni, che appaiono assurde, fantastiche, irreali. L’unica a porsi un dubbio è la figlia adolescente, abituata ad usare il pc per navigare e chattare. Anche questo elemento può essere indicativo: è una rappresentante della nuova generazione a considerare possibile quanto racconta Viktor, ed è ancora lei a rimettere insieme i file sparsi di Simone. Perché lei? Per l’affetto che la lega al padre, certo. Ma forse anche perché ha occhi allenati a confrontarsi con il virtuale, perché usa abitualmente i linguaggi dell’informatica, perché da quando è nata si è sempre trovata immersa in informazioni visive che non rispecchiano necessariamente la realtà, ma la “rappresentano” oppure la “costruiscono”, ed è quindi meno restia ad accettare quanto il padre asserisce.
Nello svolgersi della vicenda Niccol lascia in sospeso alcuni aspetti che risultano lacunosi. Ad esempio: perché mai Simone riscuote un successo così strepitoso? Le pellicole che interpreta non sono dei capolavori, anzi! Non si tratta neppure di film di cassetta, eppure la gente corre a vederla per la sua bellezza e “intensità”. Come si spiega questa fama e quanto durerà?
Altro elemento vago è l’abilità del protagonista nel gestire Simone: il genio dell’informatica è Hank, mentre Viktor è semplicemente un regista che abitualmente rifiuta di usare nei suoi film effetti speciali e digitali. Come mai, così all’improvviso e da autodidatta, Taransky è in grado di servirsi senza incertezze né errori del programma realizzato da Hank? Appare quantomeno inverosimile.
Il finale del film è falsamente consolatorio: Viktor è libero perché Simone “testimonia” in suo favore, rilasciando interviste e dimostrando di essere “viva”. Non si può considerarlo un “lieto fine” perché Taransky deve adattarsi a convivere con il personaggio che ha creato, almeno finché il pubblico non se ne stancherà. Viene spontaneo chiedersi se gli avvocati, cui il regista ha faticosamente cercato di spiegare com’è nata Simone, si lasceranno toccare dal dubbio che, forse, le affermazioni di Taransky potrebbero essere vere. O non se ne preoccuperanno?
Altro elemento ambiguo: Elaine, ex-moglie e produttrice di Viktor, ritorna con il marito, anche se ufficialmente Taransky diventa il compagno di Simone ed ha persino un figlio con l’attrice. Perché Elaine torna con lui? Ha scoperto di amarlo ancora? Oppure, visto che ormai è al corrente del segreto su Simone, trova che sia un’ottima manovra produttiva tenere sotto controllo la situazione?
Il lavoro di Niccol lascia un retrogusto amaro, che forse è salutare, perché stimola a una maggiore capacità critica, invitando a guardare oltre ciò che appare, al di là delle immagini. Divenendo sempre più consapevoli delle potenziali manipolazioni, per non lasciarsene irretire.Questa vigilanza non deve essere necessariamente arcigna o angosciata: per lanciare
S1m0ne, ad esempio, Niccol, che è anche produttore, si è divertito con l’idea dell’attrice virtuale, lasciando credere che ad interpretare la diva digitale sia effettivamente un’elaborazione computerizzata, mentre invece ha il volto e il corpo della modella canadese Rachel Roberts. È stato realizzato il sito ufficiale del film con la scheda artistica di Simone, quasi avesse girato effettivamente i titoli diretti da Taransky e prodotti dalla fantomatica casa di produzione guidata da Elaine. Un modo divertente per strizzare l’occhio allo spettatore, ribadendo il concetto in tono giocoso.
D. De Simeis