Il film racconta la realtà della Palestina contemporanea, con le ingiustizie consumate prevalentemente contro le persone più deboli e indifese. I personaggi femminili che emergono sono di grande spessore Un forte messaggio di pace e di amore disinteressato.
Titolo Originale: Miral
Genere: Drammatico
Regia: Julian Schnabel
Interpreti: Hiam Abbass (Hind Husseini), Freida Pinto (Miral), Yasmine Al Massri (Nadia), Ruba Blal (Fatima), Alexander Siddig (Jamal), Omar Metwally (Hani), Willem Dafoe (Eddie), Vanessa Redgrave (Bertha Spafford), Stella Schnabel (Lisa), Naiwa Mubarki (Nawal), Lana Zreik (Sara), Doraid Liddawi (Samir).
Nazionalità: Israele/Francia/Italia/India
Distribuzione: Eagle Pictures
Anno di uscita: 2010
Origine: Israele/Francia/Italia/India (2010)
Soggetto e sceneggiatura: Rula Jebreal dal proprio romanzo "La strada dei fiori di Miral"
Fotografia (Scope/a colori): Eric Gautier
Musiche: brani di autori vari
Montaggio: Juliette Welfling
Durata: 112'
Produzione: Jon Kilik
Tematiche: Donna; Famiglia; Guerra; Politica-Società; Storia
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana: Complesso/problematico/dibattiti
Note: - In concorso alla 67ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2010
- Tratto dal romanzo "La strada dei fiori di Miral", di Rula Jebreal.
Il film
La storia prende inizio a Gerusalemme nel 1948 quando Hind Husseini, giovane donna palestinese proveniente da una influente famiglia della città, si imbatte in un gruppo di bambini palestinesi che hanno perso i loro genitori in un attacco israeliano. Li porta a casa offrendo loro asilo e calore. Decide di investire la vita e le risorse per garantire formazione e sopravvivenza alle bambine orfane. Generosa e lungimirante si impegna per dare a ognuna un'istruzione e una speranza per il domani. Nasce così l'Istituto Dar Al Tifel (La Casa dei Bambini) dove si prende cura personalmente di loro nella certezza che la loro formazione e presa di coscienza potevano realizzare il sogno di un futura nazione palestinese. Successivamente il racconto si sposta nel 1979 quando Miral, una bambina palestinese di 7 anni, dopo la morte della madre viene portata dal padre nell'Istituto Dar Al Tifel. Con il passare degli anni la giovane palestinese cerca nello studio e nella conoscenza l’opportunità di sottrarsi al sopruso che il suo popolo è costretto a subire nel proprio paese. Al culmine della lotta dell'Intifada, Miral viene chiamata come insegnante in un campo profughi e quando incontra Hani, convinto rivoluzionario politico, si lascia coinvolgere in un lacerante conflitto. Arriva per lei il tempo delle grandi decisioni e della scelta fondamentale: dedicarsi pienamente alla lotta per la difesa del suo popolo oppure attenersi agli insegnamenti di Hind per la quale la soluzione ai problemi può arrivare solo dall'istruzione? Questo tormento interiore la spingerà a lasciare la sua terra. Saranno i funerali di Mama Hindi a rafforzare la convinzione che l'istruzione rappresenta sempre la miglior via per la pace.
Per riflettere dopo aver visto il film
La storia prende spunto dal libro "La strada dei fiori di Miral", di Rula Jebreal. Rula non è altro che Miral, diventata giornalista oggi vive e lavora in Italia.
- Uno scenario che riflette la realtà della Palestina contemporanea, con le ingiustizie consumate prevalentemente contro le persone più deboli e indifese. Rula Jebreal dichiara che “Non esiste spazio per l'immaginazione nel Medio Oriente. Puoi solo raccontare quello che hai visto coi tuoi stessi occhi. Ogni singolo giorno questo luogo ti obbliga a decidere chi devi essere e cosa devi fare. È un qualcosa che ti viene imposto”.
- La casa di Hindi, trasformata nell'Istituto Al-Tifl Al-Arabi, diventa la possibilità di riscatto e di crescita per quelle bambine che hanno avuto la famiglia e la vita sconvolte dalla violenza della guerra.
- Miral, che è anche il nome di un fiore che cresce lungo i margini delle strade nell’indifferenza dei passanti, vive dentro e fuori di sé tutte le contraddizioni del conflitto israelo-palestinese. La sua risposta alla difficile situazione è quella di impegnarsi in prima persona per il suo popolo.
- Il film, in modo semplice e diretto, ci porta a capire che per migliorare la vita di una persona a volte basta stendere una mano amica, fermarsi davanti alla sua sventura e aprire la porta della casa e del cuore. Il bene e la generosità, con una buona istruzione, possono fare miracoli.
Una possibile lettura
Raccontare attraverso il linguaggio cinematografico la questione palestinese, la sua tormentata storia, le situazioni non risolte, le fragili speranze racchiuse nelle scelte di pochi, rappresenta una proposta narrativa non semplice. Il filo attraverso il quale si snoda tutto film è il conflitto tra l'umanità e l'ideologia avvolto dalla convinzione che solo l'istruzione può rappresentare la base sicura per la crescita di un popolo. Il film descrive la vita e la morte, il conflitto e la concordia. I personaggi femminili che emergono sono di grande spessore; volti di donne generosi e scavati che rappresentano la possibilità di riscatto per una terra martoriata e dolente. La sensazione che resta dopo la visione del film è l’ingiustizia della guerra, delle violenze di cui molto spesso le donne sono vittime. Le piccole donne palestinesi sono il simbolo di tutte le donne che in ogni parte del terra sopravvivono a destini più grandi di loro. Ne emerge la loro fragilità ma anche il loro eroismo, il grande cuore, l’immensa generosità. Una società più giusta e solidale passa attraverso il loro impegno, la scelta di mettersi in gioco, il dare generoso che non aspetta nulla in cambio. Un forte messaggio di pace e di amore disinteressato. Un idea semplice e nello stesso tempo sconvolgente.