La storia di Hilary e VictorTitolo originale: Dying Young. Regia: Joel Schumacher.
Soggetto: tratto dal romanzo di Marti Leimbach.
Sceneggiatura: Robert Friedenberg.
Fotografia: (colore) J. R. Anchia.
Montaggio: Robert Brown.
Musica: James Newton Howard.
Produzione: USA, 1991, Sally Field, Kevin McCormik.
Durata:106’.
Interpreti: Julia Roberts (Hilary), Campbell Scott (Victor).
Hilary, disoccupata, risponde ad un annuncio sul giornale e conosce Victor, ventotto anni e da dieci malato di leucemia. Ha bisogno di compagnia nei giorni buoni e di assistenza nelle dure giornate della chemioterapia.
Hilary è assunta, ma il primo confronto con gli effetti della chemio la lascia spaventata e sconvolta. Vorrebbe andar via, ma è impietosita dalla solitudine di Victor, dalla sua vita senza prospettive, così decide di restare. Si documenta e prova ad aiutarlo con l’alimentazione ed altre piccole attenzioni. Victor ha bisogno soprattutto di affetto e si lega sempre di più alla ragazza. Le propone di accompagnarlo in una vacanza sulla costa e, con qualche titubanza, Hilary accetta.
I due giovani vengono da mondi diversi: raffinato, colto, ricco e benestante è l’ambiente in cui è cresciuto Victor, mentre Hilary proviene da un quartiere proletario, povero, privo di cultura. È un’integrazione lenta, graduale: lui le insegna un po’ di storia dell’arte, ma soprattutto una delicatezza e una sensibilità nuove. Lei gli fa gustare la vita: guidare l’automobile, bere una birra al bar, guardare la TV.
Victor, per convincere Hilary a partire, le aveva mentito dicendole di aver completato la terapia, ma sta male e cerca di arginare i dolori con la morfina. Hilary lo scopre…
In quali situazioni della tua vita hai sperimentato la fedeltà?Prova a immedesimarti nei due protagonisti del film: cosa avresti scelto al posto di Hilary? E cosa avresti fatto al posto di Victor?Secondo te, quale fedeltà è più difficile: quella dei gesti eroici o quella della quotidianità?La scelta che dà il titolo al film è quella compiuta da Hilary: rimanere accanto a Victor, per amore.
Lui non osa chiederle quello che umanamente appare un sacrificio:
“Sei così giovane e bella – le dice tra le lacrime –
puoi avere tutto dalla vita: perché vuoi fare questo?”. La risposta di Hilary è semplice e disarmante:
“Perché ti amo”.Ci sono decisioni in cui la ragione non basta: occorre l’amore. La fedeltà che Hilary promette non è dettata dal buon senso, ma dal desiderio di bene per l’altro, per l’uomo che ama:
“Se accetti di tornare con me all’ospedale, e combatti per noi, sì: se combatti per noi, non ti lascerò mai Victor. Ma tu devi combattere. E se starai meglio… quando starai meglio, io sarò là con te. E se tu morirai io ti terrò la mano, e l’ultima cosa che vedrai sarò io, perché ti amo.”Questo impegno è il più alto che una persona possa pronunciare: rimanere nei momenti difficili, in quelli più bui, quando si profila l’ombra della morte, quando il futuro sembra portare minacce e non speranze.
La vita di Victor è costellata da abbandoni: la mamma è morta quando era ancora bambino; al
college, la ragazza con cui stava lo ha lasciato quando si è ammalato. Per questo ha una sola grande paura:
“Hilary, non voglio che tu vada via!”. Eppure ancora non sa fidarsi:
“Ho paura di sperare – ammette –
Tu mi fai desiderare troppo di vivere”. Ha bisogno del coraggio e della forza d’amore di Hilary che lo invita:
“E allora vivi, Victor! Non sai che cosa succederà. Non sai neppure quando e se morirai: nessuno lo sa. Ma ora abbiamo il presente. Perciò combatti Victor, vivi con me”.Non è cupa la loro storia d’amore, ma è velata certamente da un filo di malinconia. Il tema della morte aleggia in tutta la vicenda, scandito anche dai brevi fotogrammi che mostrano il gruppo marmoreo presente sulla collina del paese in cui Victor si è rifugiato, lontano da San Francisco: rappresenta una fanciulla che gioca con un pavone. Alle sue spalle, ritto in piedi, c’è l’angelo della morte, che le accarezza i capelli. È un’allegoria che ricorda la fragilità della giovinezza e della bellezza (il pavone): tutto passa. Ma l’amore no. L’amore rimane. Ed è una forza che vince la morte e dona la vita. Come osserva Victor con gratitudine:
“Tu sei stata la sola persona in questi dieci anni che non mi ha fatto sentire malato”. L’amore fedele di Hilary si manifesta nelle piccole cose: nei cibi preparati con cura ad esempio, scelti tra quelli che possono aiutarlo a star meglio nonostante le terapie devastanti. Nel gesto di fargli spazio dall’altra parte del letto, perché possa sentirsi al sicuro, confortato da una presenza. Nell’ascolto paziente delle competenze artistiche di Victor, che spesso sono molto al di sopra della sua modesta istruzione.
Hilary, poiché ama, non ha paura della verità: non ha reticenze nel guardare in faccia la malattia di Victor, studia per imparare a conoscerla ed affrontarla. La chiama per nome, ne parla con lui. L’amore non è un’illusione che cancella la realtà difficile in cui i due giovani vivono, non è un rifugio. Hilary riconosce che nell’orizzonte del loro futuro la sofferenza e la morte sono due compagne molto probabili. Non finge che non sia così, ma le accoglie come parte dello stesso amore che la lega a Victor. La fedeltà dell’amore giunge a questo: a riconoscere il limite che spaventa, guardarlo in faccia e andare oltre.
D. De Simeis