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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
       
In America – Il sogno che non c’era
Titolo originale: East of Harlem.
Regia: Jim Sheridan.
Soggetto e Sceneggiatura: Jim Sheridan, Naomi Sheridan, Kirsten Sheridan.
Fotografia: (a colori) Declan Quinn.
Montaggio: Naomi Geraghty.
Musiche: Gavin Friday, Maurice Seezer.
Produzione: Gran Bretagna, Irlanda, 2002. Jim Sheridan e Arthur Lappin per Harlem Film Productions LTD.
Durata: 103'.
Genere: drammatico.
Interpreti: Samantha Morton (Sarah), Paddy Considine (Johnny), Sarah Bolger (Christy), Emma Bolger (Ariel), Djimon Hounsou (Mateo), Ciaran Cronin (Frankie).

Destinatari: Giovani/Adulti.
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana: raccomandabile/problematico.


Il film

Anni ’80. Una famiglia irlandese raggiunge Manhattan per reinventarsi la vita dopo la morte del figlio Frankie, a causa di un tumore. Sarah, ex insegnante, si ritrova a fare la cameriera per mantenere la famiglia. Johnny, attore, sogna di poter recitare a Broadway, ma nell’attesa fa il tassista. Abitano nell’East Harlem, in un palazzo fatiscente, insieme ad altri immigrati clandestini, spacciatori di droga e malati di AIDS, eppure le due figlie, Christy e Ariel, hanno la capacità di trasfigurare la realtà con uno sguardo che mescola insieme speranza e fantasia, fede e fiaba. Determinante nel modificare il presente e il futuro della famiglia è Mateo, vicino di casa dall’aria minacciosa e dal cuore tenero, malato di AIDS ma profondamente innamorato della vita. Fra mille difficoltà economiche e facendo i conti con i fantasmi personali che ciascuno porta con sé, Sarah e Johnny scelgono di avere un altro figlio.


Per riflettere dopo aver visto il film

  • Sarah, Johnny, Christy e Ariel si portano appresso, dall’Irlanda fino in America, il dolore per la morte di Frankie: come affrontano il lutto?

  • Perché Mateo è “innamorato di tutto quello che vive”?

  • Johnny, che tipo di rapporto ha con Dio? E le sue bambine?

  • Quali doni di vita fanno a Meteo i suoi nuovi amici? E Mateo a loro?


  • Una possibile lettura

    Più volte In America rischia di scivolare sul piano emotivo, alcuni snodi narrativi possono suonare retorici e le metafore a volte sono troppo insistite. Eppure Jim Sheridan e le sue due figlie hanno messo un tocco di autentica sincerità che dà respiro al film e fa emozionare davvero.
    Frankie, cui il film è dedicato, era il fratello del regista: è per questo che il ruolo di narratore è affidato a Christy, una ragazzina che coniuga in sé poesia e saggezza.
    Superando il solo impatto emotivo, In America si offre come un inno alla vita e alla famiglia. Quest’ultima è la vera protagonista del film: nucleo di amore e di energia che permette di affrontare qualsiasi cosa, di superare il dolore e le tante delusioni. Una famiglia unita, in cui ci si stima a vicenda, si cerca il bene gli uni per gli altri.
    Gente semplice, questa famiglia irlandese, che ha forte il gusto di stare insieme. Lo notiamo nella capacità di giocare con le figlie e di dialogare con loro, che hanno entrambi i genitori, ma soprattutto il padre. Per amore delle loro bambine, Sarah e Johnny si fanno “custodi della felicità”, arrivando a fingere una felicità che non hanno: non è una menzogna, bensì l’impegno a rinnovare quotidianamente lo slancio per stare in piedi e andare avanti, malgrado la sofferenza.
    In questa famiglia c’è spazio per porsi anche dubbi di fede, confrontandosi con la morte, eppure sanno ancora pregare e rinnovare la speranza. Ciascuno ha il suo percorso per elaborare il lutto: per Christy è fondamentale il dialogo interiore con il fratellino, la fiducia assoluta che ha nel potere dei tre desideri, mentre tiene sempre con sé la videocamera che le serve per richiamare il passato e fissare il presente. Sarah passa attraverso la fatica di guardare negli occhi il marito, poiché quegli occhi le ricordano Frankie: continua a sentirsi responsabile della morte del figlio, ma lentamente si apre alla speranza con la nuova gravidanza. Salvare la bambina che porta in grembo, anche a costo della sua vita, diventa per lei quasi un’occasione di riscatto.
    Johnny porta addosso il senso di assoluta impotenza per non aver potuto salvare suo figlio e trasforma il dolore in rabbia e risentimento verso Dio: si rifiuta di piangere, di inginocchiarsi, di pregare. È lo slancio semplice delle sue bambine a rivelargli che ha ancora bisogno di inginocchiarsi, pregare e piangere.
    Sarah e Johnny si aprono alla vita dopo la lacerazione straziante dell’incontro con la morte, ma la bimba in arrivo non sostituisce Frankie: è solo il segno vivente della speranza, che apre di nuovo la porta di casa alla gioia.
    Il film canta la vita in ogni sua realtà, nelle cose piccole e quotidiane come nei grandi passaggi irreversibili. Per lo spettatore rimane indimenticabile la “dichiarazione d’amore all’esistenza” pronunciata da Mateo, che sta morendo e quindi vede in modo sfolgorante il valore di tutto ciò che è vita. Quando Johnny, pieno di rabbia e di gelosia, gli domanda: “Sei innamorato di lei?” (riferendosi a Sarah), Mateo risponde con forza vibrante: “No, io sono innamorato di te. E sono innamorato della tua bellissima moglie. E sono innamorato delle tue figlie. E sono innamorato del tuo bambino che deve ancora nascere. Sono innamorato perfino della tua rabbia. Io sono innamorato di tutto quello che vive!”
    L’esistenza è compresa dai protagonisti sia come dono ricevuto, da vivere in pienezza e per cui essere grati, sia come occasione continua per crescere e cambiare. Tra Mateo e i suoi vicini di casa c’è uno scambio reciproco di questo “dono di vita”.
    La sera di Halloween, Mateo è l’unico del palazzo ad aprire la porta a Christy e Ariel, le accoglie, parla con loro: viene contraccambiato con un affetto fiducioso e forte, che lo porta a uscire dalla solitudine in cui si è rinchiuso. Mateo infonde speranza e coraggio in Sarah, quando è spaventata per l’andamento della gravidanza, ed è ancora lui che aiuta Johnny a comprendere che, pur nella povertà economica e nella grande sofferenza per la morte di Frankie, la sua vita è comunque piena d’amore.
    Dal canto loro, Sarah e Johnny accolgono Mateo nel calore affettuoso della loro casa, lo invitano a cena, si prendono cura di lui nella sua malattia: non lo abbandonano neppure mentre è in ospedale.
    L’uomo che, disperato, gridava il suo dolore, non ha più motivi per scagliarsi con rabbia e violenza contro la propria stessa arte, perché ormai non è più solo. E prima di morire, Mateo dona tutto di sé, pagando il conto d’ospedale per la nascita della piccola Sarah.
    Ciascuno dei protagonisti, sembra voler ripetere sempre lo stesso messaggio: vivere, è un regalo da non tenere stretto, come una proprietà, ma da condividere a piene mani, perché anche altri possano esserne partecipi.

    D. De Simeis

    Febbraio 2012
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