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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
       
Il papà di Giovanna
[TERESA BRACCIO]
Un film ambientato nella Bologna fascista del 1938. Michele Casali, insegnante fallito e deluso, vive la sua vita in crisi perenne con la moglie e con gli alunni. Tutto il suo tempo è riservato all’educazione amorevole della figlia Giovanna.

Genere: Drammatico
Regia: Pupi Avati
Interpreti: Silvio Orlando (Michele Casali), Alba Rohrwacher (Giovanna Casali), Francesca Neri (Delia Casali), Ezio Greggio (Sergio Ghia), Manuela Morabito (Elide Traxler), Gianfranco Iannuzzo (preside Apolloni), Serena Grandi (Lella Ghia), Paolo Graziosi (Andrea Traxler), Valeria Bilello (Marcella Traxler), Sandro Dori (Belletti), Rita Carlini (Lia), Antonio Pisu (Cicci Dalmastri), Edoardo Romano (Pradelli), Chiara Sani (Amabile), Dalia Lahav (proprietaria della trattoria), Lorena Miller, Gennaro Diana, Eleonora Vallone, Gaia Zoppi, Gisella Marengo, Ada Perotti, Paolo Fiorino.
Nazionalità: Italia
Distribuzione: Medusa Film
Anno di uscita: 2008
Origine: Italia (2008)
Soggetto e sceneggiatura: Pupi Avati
Fotografia(Scope/a colori): Pasquale Rachini
Musica: Riz Ortolani
Montaggio: Amedeo Salfa
Durata: 104'
Produzione: Antonio Avati per Duea Film in collaborazione con Medusa Film e SKY.
Tematiche: Famiglia; Famiglia - genitori figli; Malattia; Solidarietà-Amore
Giudizio Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana:
Accettabile/poetico * *
Note: Coppa Volpi e Premio Francesco Pasinetti (Sngci) per la Migliore interpretazione maschile a Silvio Orlando. Al film sono stati assegnati il Leoncino d'oro 2008 e il Premio Padre Nazareno Taddei Sj alla 65. Mostra Internazionale d'arte Cinematografica di Venezia (2008).

Il film
Il papà di Giovanna
è un film ambientato nella Bologna fascista del 1938. Michele Casali, insegnante fallito e deluso, vive la sua vita in crisi perenne con la moglie e con gli alunni. Tutto il suo tempo è riservato all’educazione amorevole della figlia Giovanna. La ragazza, studentessa liceale nella stessa scuola dove lui insegna, passa le giornate chiusa nel suo mondo e con il suo comportamento goffo e introverso fatica a stabilire rapporti di amicizia con i coetanei. Il padre sogna per lei un grande avvenire, una vita piena di successi e rispettabilità, un ambiente sociale che lui non è mai riuscito ad avere. Un giorno Giovanna uccide per gelosia la compagna di banco e sua unica amica; dichiarata malata di mente viene richiusa nell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Durante gli anni della sua detenzione, la madre abbandona la casa e interrompe ogni contatto con la famiglia; Michele invece si trasferisce vicino al manicomio per poter vedere tutti i giorni la figlia e aiutarla a uscire dall’isolamento e dall’insicurezza che ne caratterizzano da sempre la personalità. Nel dopoguerra, mentre l’Italia si prepara a ricostruire un proprio futuro, Giovanna, ormai guarita, torna a vivere con il padre nella loro vecchia casa. L’incontro casuale con la madre che l'aveva abbandonata apre anche per loro la possibilità di un nuovo avvenire.

Per riflettere dopo aver visto il film
Siamo nell’immediato dopoguerra e in questo spaccato di storia si collocano le vicende tormentate di una famiglia bolognese che ha come protagonista un padre affettuoso e protettivo al punto tale da non accorgersi dei seri problemi comportamentali della figlia.
Il racconto indaga l’intricato legame tra un uomo frustrato, una moglie attraente ma non innamorata e una figlia anormale che, per un omicidio commesso, viene segregata nel manicomio criminale.
Il nucleo centrale di tutta la storia è proprio questo rapporto particolare tra l’uomo-padre-marito e il mondo che lo circonda:

  • l’amore che lo unisce alla figlia adolescente consolidato dall'intesa e dalla complicità che li accomuna
  • il legame con una donna che non lo ama
  • il disinteresse per il mondo circostante e la situazione politica del paese.

La tragedia di un padre che, distrutto da un dramma tremendo, si ritrova annientato e annichilito dal suo stesso dolore. Il paese, la storia, le persone, vivono fuori dalla sua realtà quotidiana in cui trova spazio solo l’amore per la figlia.
Tutti i personaggi del film sono schiavi di un male oscuro e malinconico a cui fa da sfondo una vita familiare che sembra rincorrere un futuro senza speranza anche se mai rassegnato.

Una possibile lettura
Il regista Pupi Avati, attraverso questa storia tesse un percorso narrativo impegnato e piacevole. I toni riflessivi e convincenti del film aprono una nuova finestra sulle memorie che il regista bolognese va proponendo da anni. Temi che rispecchiano l’intensità di un vissuto quotidiano dove trovano spazio le problematiche di sempre: l'infelicità, la sventura, la famiglia, la paternità, il tormento, le emozioni. "Da qualche tempo - ha detto lo stesso Avati - ho messo in atto una riflessione sulla figura paterna avvertendo che, nel corso degli anni, si è andata sempre più sbiadendo (...) Dal gesto sconsiderato della figlia parte una vicenda umana vissuta attraverso gli occhi del padre che avverte, in modo sempre più pressante, le proprie responsabilità". Un scorcio d'epoca struggente descritta con un’ineccepibile proprietà analitica. Un passato proposto come specchio per il presente e ponte per il futuro. Con il Il papà di Giovanna, Avati diventa ancora una volta il menestrello delle cose semplici, della gente comune, della vita di tutti i giorni confermando l’essere unico e irrepetibile di ogni persona.

Febbraio 2012
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