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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
       
American Beauty
Titolo originale: American Beauty.
Regia: Sam Mendes.
Soggetto e Sceneggiatura: Alan Ball.
Fotografia: (colore) Conrad L. Hall.
Montaggio: Tariq Anwar.
Musica: Thomas Newman.
Produzione: USA, 1999, Bruce Cohen e Dan Jinks.
Durata: k122’.Vietato ai minori di 14 anni.
Interpreti: Kevin Spacey (Lester Burnham), Annette Bening (Carolyn Burnham), Thora Birch (Jane Burnham), Wes Bentley (Ricky Fitts), Mena Suvari (Angela Hayes).
Premi: Oscar 2000: miglior film e regia, attore protagonista (Spacey), sceneggiatura originale e fotografia.
Lester Burnham ha superato i 40 anni e trascina un’esistenza monotona tra la sua villa da benestante, il lavoro di pubblicitario presso un giornale e la grigia vita familiare. Carolyn, la moglie, è interamente concentrata sulla sua carriera di agente immobiliare e Jane, adolescente, ha tagliato i ponti di dialogo con i genitori.
Ma un vento di cambiamento investe Lester: conosce Angela, compagna di scuola di Jane, bella e provocante, ed è colpo di fulmine. Per piacerle, Lester si dà allo sport. Altre novità si producono grazie a Ricky, vicino di casa dei Burnham. Il giovane, fanatico della videocamera, è innamorato di Jane, che lo ricambia, e spaccia spinelli di nascosto dal severissimo padre, ex colonnello dei marines.
Minacciato di licenziamento, Lester lascia il suo lavoro e s’impiega in un fastfood, mentre Carolyn intreccia una relazione con un collega. Un’unica serata cambia l’esistenza di tutti i protagonisti.

  • Lester ha un buon lavoro, una bella casa, una famiglia: che cosa non va nella sua vita? Da cosa dipende la sua insoddisfazione?


  • Che ruolo ha, nel contesto del film, la videocamera di Ricky?


  • Ci sono proposte, idee, valori, presentati da Mendes, che possono risultare ambigui o che non condividi?


  • Quanta bellezza sappiamo riconoscere intorno a noi, nel quotidiano? Prova ad elencare le prime tre cose belle della tua vita che ti vengono in mente.

  • Una peculiarità del film di Mendes è lo sguardo che il regista adotta nei confronti dei suoi personaggi: non c’è un solo protagonista, ma tutti sono importanti. Di ciascuno ci viene mostrato il limite e la ricchezza interiore. Nessun personaggio è totalmente positivo o negativo. Anche dei meno simpatici ci presenta le loro fragilità, le insicurezze, la debole umanità. Così siamo guidati a provare almeno un sentimento di comprensione verso ciascuno, di partecipazione al suo dolore personale, che si tratti della sfrontata Angela come dell’inflessibile colonnello.
    È un invito a superare le apparenze, a guardare in profondità, ad andare oltre… come fa Ricky con la sua videocamera:
    - Quando vedi una cosa del genere è come se Dio ti guardasse fisso, solo per un secondo. E se stai attento puoi ricambiare lo sguardo.-
    - E che cosa vedi? -
    - Bellezza. -
    Scoprire questa bellezza, il dono immenso che la vita è in ogni dettaglio, imparare a gustare la gratitudine per il fatto stesso di essere vivi, non è così semplice e automatico. Chiede un cammino da compiere, come fa Lester. Quando lo incontriamo all’inizio del film, è un individuo assolutamente insipido e sbiadito. La sua voce narrante, fuori campo, ci avverte che in quello stesso anno morirà, e aggiunge: “In un certo senso sono già morto. […] Mia moglie e mia figlia mi vedono come un eterno perdente.”
    Quando incontra Angela, dichiara: “Una sensazione incredibile: come fossi stato in coma per circa vent’anni e mi stessi appena risvegliando”.
    Angela è la miccia di una reazione a catena, perché mentre Lester si preoccupa di migliorare il suo aspetto, comincia a scoprire dettagli mai notati prima: il piacere di fare sport, di correre al mattino in compagnia, di gustare i cibi, di ascoltare musica, di “volersi bene”.
    Le conversazioni con Ricky lo portano ad uno sguardo nuovo: gli danno il coraggio di far valere la sua dignità e di reinventarsi una vita dopo il licenziamento.
    Non tutto è ammirevole: il ricatto adoperato contro il suo datore di lavoro, l’uso degli spinelli e l’affermazione con cui si presenta al gestore del fastfood (“Cerco il minor cumulo possibile di responsabilità”) non sono scelte da esaltare. Eppure denotano un passaggio che nella sua radice è positivo: Lester sta prendendo le distanze da tutto quello che è stato per provare a vivere in modo nuovo. Vuole sgombrare il campo da tutto quello che impedisce la visuale e guardarsi intorno con occhi limpidi. Così, per la prima volta, può rendersi conto del baratro che si è creato nel rapporto con Carolyn, che pure ha amato profondamente: “Quand’è che sei diventata così, senza gioia?” le domanda. Osservando la moglie si rende conto di come i loro valori siano alla rovescia: “È solo un divano, non è la vita! Questa è solo roba, ma per te è diventata più importante che vivere!” le urla, dopo l’ennesimo litigio.
    Era rimasto affascinato da Angela e l’aveva trasformata nell’oggetto dei suoi desideri: un oggetto, appunto, da sognare immersa tra petali di rose rosse. Comprendiamo quanto si sia trasformato interiormente l’arido Burnham, quando ha l’occasione di rimanere solo con la ragazza: le restituisce dignità, le offre tenerezza, sicurezza, con dei modi così delicati che quasi spiazzano Angela. Le dà la possibilità di mostrarsi per quella che è, senza paura. Le regala la sua rinuncia, un segno evidente della nuova maturità che questo ex bambino viziato ha ormai raggiunto.
    In questo cambiamento è importante la presenza di Ricky: non è un campione di onestà e la sua scelta di garantirsi il benessere personale spacciando, può portare a pericolose ambiguità. Il film, però, lascia intravedere la vita da incubo che la famiglia Fitts conduce a causa del colonnello, frustrato e violento. Questo non giustifica Ricky, ma ci aiuta a comprendere il suo punto di vista. Forse proprio a motivo della tanta sofferenza nascosta che sperimenta quotidianamente, Ricky è l’unico in grado di offrire una lettura diversa della realtà.
    Nel cuore di ogni spettatore rimane la sequenza della danza del sacchetto di carta, nel vento, “la cosa più bella che ho filmato” ricorda Ricky. E spiega: “È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita dietro a ogni cosa, e un’incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’è motivo di avere paura, mai. […] A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla, il mio cuore sta per franare.”
    Aprire gli occhi e riconoscere questa bellezza: è l’invito del film. Mettere da parte le barriere difensive, che possono essere i ruoli, le regole inappellabili, il carrierismo sfrenato, il filtro protettivo di una videocamera, per mostrarsi nella verità e lasciarsi inondare da tutto il bello che la vita racchiude. Questa bellezza è data da cose piccole e semplici, quelle che Lester rievoca pochi istanti prima di morire: l’infanzia, le mani della nonna, le notti sotto le stelle, i figli, le persone che amiamo, le risate insieme… tutti siamo ricchi di questo. Ed è una ricchezza che non va posseduta per sé soli, stretta fra le mani, imprigionata, ma donata, condivisa, partecipata, con gratitudine. È l’ultimo invito che Lester ci rivolge:
    “È difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppo. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare.
    E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta.
    E allora scorre attraverso me come pioggia. E io non posso provare altro che gratitudine per ogni singolo momento della mia stupida, piccola vita”.


    D. De Simeis

    Febbraio 2012
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