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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
Mio fratello è figlio unico
Genere: Commedia
Regia: Daniele Luchetti
Interpreti: Elio Germano (Accio), Riccardo Scamarcio (Manrico), Diane Fleri (Francesca), Angela Finocchiaro (la madre), Massimo Popolizio (il padre), Luca Zingaretti (Mario Nastri), Anna Bonaiuto (moglie di Nastri).
Nazionalità: Italia/Francia
Distribuzione: Warner Bros Italia
Anno di uscita: 2007
Origine: Italia/Francia (2006)
Soggetto: ispirato al romanzo "Il fasciocomunista" di Antonio Pennacchi
Sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Daniele Luchetti
Fotografia (Panoramica/a colori): Claudio Collepiccolo
Musica: Franco Piersanti
Montaggio: Mirco Garrone
Durata: 100'
Produzione: Riccardo Tozzi, Marco Chimenz, Giovanni Stabilini per Cattleya.
Tematiche: Educazione; Famiglia; Famiglia - fratelli sorelle; Giovani; Politica-Società; Storia
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana: Accettabile/problematico/dibattiti
Note: Presentato al 60esimo Festival di Cannes (2007) nella sezione "Un Certain Regard". - Vincitore di 5 David di Donatello 2007: Migliore Sceneggiatura, Attore Protagonista (Elio Germano), Attrice non Protagonista (Angela Finocchiaro, Ex Aequo con Ambra Angiolini), Montaggio, Fonico in Presa Diretta (Bruno Pupparo)

Il film
Tratto liberamente dal romanzo Il fascio comunista di Antonio Pennacchi, alla sceneggiatura del film hanno lavorato, insieme al regista Luchetti, Stefano Rulli e Sandro Petraglia, gli stessi autori del film La meglio gioventù di cui Mio fratello è figlio unico ripercorre i conflitti e gli stati d’animo.
Sullo sfondo dell'Italia burrascosa degli anni '60 e '70, segnati dal boom economico e dalla contestazione giovanile, si sviluppa la storia incrociata di Accio e Manrico, due fratelli che, pur essendo legati da grande affetto e solida complicità, percorrono cammini e scelte diverse destinate ad inevitabili scontri.
I due crescono nella Latina del 1962 insieme ai genitori e alla sorella Violetta. Accio, irascibile e ostile a qualunque controllo, è alla ricerca di un credo che spazia dalla fede cristiana (prova anche l’esperienza del seminario) a quella fascista; Manrico e la sorella invece aderiscono alle idee rivoluzionarie del '68 e militano nella sinistra. Durante una occupazione universitaria, Accio si separa dai suoi compagni di partito e si schiera anche lui con le idee sovversive di sinistra. Ma nonostante questa scelta il rapporto con il fratello diventa sempre più teso e violento.
Discussioni e litigi sono all'ordine del giorno e nel passare degli anni la situazione peggiora sempre più anche a causa di Francesca, la fidanzata di Manrico di cui Accio è segretamente innamorato. Le loro strade si dividono e Accio non potrà impedire al fratello di entrare nella lotta armata e essere un giorno ucciso dalla polizia.Per riflettere dopo aver visto il film
Il titolo, che si ispira ad un verso di una nota canzone di Rino Gaetano, sembra più una battuta umoristica che un dramma familiare e sociale. Ma il film è tutt’altro che una commedia.
Incalzante e intenso, Mio fratello è figlio unico è una ricostruzione singolare del periodo degli anni di piombo dove le vicende si incastonano, come in un mosaico, legando saldamente affetti e ideologie, amori e violenze, competizione e lealtà. È un incrocio cinematografico in cui tanti percorsi esistenziali sono filtrati attraverso l’ottica della famiglia e della politica.
A Latina negli anni '60 la vita non era agevole. Le famiglie, per lo più proletarie, erano costrette ad allevare i figli con poco denaro e molto impegno.
In questo scenario il film descrive con semplicità e efficacia il ritratto dei due fratelli e il traguardo contrapposto a cui approdano le loro vite. Nella ricostruzione risalta molto forte il legame fra Accio e Manrico, che si muovono sulla scena dell’impegno politico ricoprendo ruoli distanti. Accio sostenitore del fascismo per ripicca, e Manrico comunista per vocazione: diverse personalità, diversamente idealisti, opposte situazioni.
Mettendo a fuoco la casualità dell’esistenza, raccontata attraverso una accurata sceneggiatura, il regista utilizza il pretesto degli eventi politici per narrare le passioni e i turbamenti dei due fratelli, che si ritrovano sconvolti dagli avvenimenti ma uniti più di quanto loro stessi siano disposti a credere. Un amore disperato come canta Nada sui titoli di coda.

Una possibile lettura
Ancora una volta, guardando questa storia fatta di brevi ma appassionanti vicende ritmate dalle canzoni del tempo, possiamo scoprire come la vita umana può essere narrata attraverso la potenza comunicativa della musica, delle parole e delle immagini.
Descrivendo conflitti e inquietudini, tumulti e ideologie, il film ci aiuta a comprendere il travaglio e la fatica del vivere dei protagonisti.
Un percorso tortuoso tracciato per descrivere il caos dell’odio e della violenza, utilizzati come strumento di rifiuto verso la società e la famiglia che non sempre sono in grado di comprendere e appagare i bisogni giovanili.
Il tema centrale è l’opposto cammino esistenziale dei due fratelli all’interno di uno spaccato di storia italiana che va dal 1963 al 1974. Una scelta cronologica non occasionale e neppure accessoria: il conflitto fra Accio e Manrico, fra il perenne sconfitto e l’eterno vincitore, fra l'eccesso e l’equilibrio, fra chi sbaglia sempre e chi invece ha sempre ragione, acquisisce uno speciale valore emblematico in un periodo storico violento come quello in cui sono collocati gli avvenimenti.
Mio fratello è figlio unico è un efficace e profondo aneddoto educativo, non proprio edificante ma coerente con il vissuto della provincia italiana di quegli anni. È un film sulle speranze giovanili distrutte, sui desideri instabili e transitori di una generazione tradita, che pensava di costruire una civiltà e un paese migliore e si è lasciata invece irretire nella spirale della lotta rivoluzionaria e violenta. Il film chiude con una luce di speranza: se non sempre è facile diventare adulti, dalla morte nascere sempre una nuova vita.

Teresa Braccio

Maggio 2012
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