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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori
[TERESA BRACCIO]
Il film si snoda attraverso una sorta di triangolo "bambini-famiglia-scuola". Un modo di raccontare l'infanzia attraverso le esperienze dei più piccoli: angosce amplificate, coraggio inconsapevole, felicità convulsa. Un film semplice ma non per questo insignificante.

Titolo Originale: Le petit Nicolas
Genere: Commedia
Regia: Laurent Tirard
Interpreti: Maxime Godart (Nicolas), Valérie Lemercier (madre di Nicolas), Kad Merad (padre di Nicolas), Sandrine Kiberlain (la maestra), Francois Xavier Demaison (Le Bouillon), Michel Duchaussoy (il direttore), Daniel Prevost (sig. Moucheboume), Michel Galabru (il ministro), Anemone (sig.ra Navarrin), Francois Damiens (Bledurt), Louise Bourgoin (la fioraia), Vincent Claude (Alceste).
Nazionalità: Francia
Distribuzione: BIM Distribuzione
Anno di uscita: 2010
Origine: Francia (2009)
Soggetto e sceneggiatura: tratto dal libro "Il piccolo Nicolas" di René Goscinny e Jean Jacques Sempé
Fotografia (Panoramica/a colori): Denis Rouden
Musica: Klaus Badelt
Montaggio: Valerie Deseine
Durata: 90'
Produzione: Oliver Delbosc, Marc Missonnier
Tematiche: Adolescenza; Educazione; Famiglia; Famiglia - genitori figli; Scuola
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana: Consigliabile/brillante * *
Note: Film di chiusura alla IV Edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (2009) nella Sezione 'Alice nella Città'.

Il film
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori
, del regista Laurent Tirard, ha confermato il successo suscitato cinquant'anni prima dal simpatico personaggio nato dalla penna di René Goscinny e dal disegno di Jean Jacques Sempé. Un romanzo della letteratura moderna per l'infanzia in cui il mondo è visto attraverso gli occhi dei bambini. “Mi chiamo Nicolas. Ho otto anni, due genitori fantastici e vorrei che non cambiasse mai nulla". Si presenta così il piccolo protagonista. Adorato dai genitori e cercato dai compagni di scuola, Nicolas vive felice e coccolato. Un giorno a scuola sente che un suo compagno sta per avere un fratellino e che in famiglia sono tutti presi dal futuro nascituro. Così quando per caso ascolta una conversazione tra i suoi genitori, Nicolas si persuade che anche per lui è in arrivo un fratellino che rovinerà la sua felicità prendendo il suo posto nel cuore di mamma e papà. Sconvolto da questa possibilità, è assalito dalla paura di fare la fine di Pollicino abbandonato nel bosco. Per scampare il grande pericolo Nicolas, aiutato dagli amici, organizza una serie di espedienti geniali. Alla fine la minaccia di un fratellino si rivela infondata e per il piccolo protagonista la vita riprende il suo naturale e felice percorso.

Per riflettere dopo aver visto il film
Il piccolo Nicolas appare per la prima volta su "Soud Ouest Dimanche" nel marzo 1959, una serie di racconti illustrati che hanno come protagonista questo divertente ragazzino. La visione della vita è filtrata attraverso la narrazione delle sue peripezie raccontate in prima persona. La storia è collocata in un non-tempo alla fine degli anni '50. Il contesto storico-sociale appare caricaturale ma per nulla soffocato dallo scorrere del tempo. Situazioni ordinarie guardate con arguzia dal punto di vista dei bambini che danno vita a episodi divertenti e piacevoli. Una trascrizione esemplare quella che fa il regista, la ricostruzione è accurata e rigorosa senza cadere nel vuoto perbenismo. Mantenendo sempre un ritmo travolgente e piacevole, lo stile ironico accompagna tutto il film che si snoda attraverso una sorta di triangolo "bambini-famiglia-scuola". Osservando quei ragazzini vestiti con pantaloni corti di altri tempi, lo spettatore è portato a sorridere ma anche ad accostarsi alle provocazioni di una proposta pungente e grottesca e nello stesso tempo sincera e ordinaria.

Una possibile lettura
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori
non è un film destinato ai bambini. Attraverso il loro sguardo ingenuo analizza piuttosto le abitudini della piccola borghesia francese negli anni ‘50. Nicolas si trova a dover gestire all'improvviso la paura di essere abbandonato e venire sostituito nel cuore dei genitori da un nuovo fratellino. Ai suoi occhi i modi di fare degli adulti appaiono bizzarri, incoerenti, insicuri. La bellezza del film consiste nel proporre un mondo filtrato attraverso la vivace fantasia dei piccoli dove, la creatività invade gradualmente lo spazio eccessivamente organizzato degli adulti. Nel concettualizzare le idee fantasiose di Nicolas, il regista descrive a grandi linee un mondo fantasioso, in bilico nel tempo, dove non c’è spazio per il male, la violenza e la povertà. La macchina da presa legge con taglio ironico i malintesi tra grandi e piccoli e mette sullo stesso livello le prodezze dei bambini e le preoccupazioni dei grandi. Un modo di raccontare l'infanzia non come la ritroviamo nei ricordi degli adulti ma come vive nelle esperienze dei più piccoli: angosce amplificate, coraggio inconsapevole, felicità convulsa. Un film semplice ma non per questo insignificante.

Maggio 2012
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