La passione e l'amore del piccolo Mauro per il calcio e per i calciatori viene bruscamente interotta dagli avvenimenti politici de suo Paese. Lo stacco dai genitori e la morte del nonno immette il ragazzo in una realtà nuova e tutta da scoprire.
Titolo originale: O Ano em que Meus Pais Sairam de Ferias
Genere: Drammatico
Regia: Cao Hamburger
Interpreti: Michel Joelsas (Mauro), Germano Haiut (Shlomo), Paulo Autran (nonno Motel), Liliana Castro (Irene), Caio Blat (Italo), Daniela Piepszyk (Hanna), Simone Spoladore (Bia), Eduardo Moreira (Daniel), Gabriel Eric Bursztein (Boris), Silvio Boraks (rabbino Samuel)
Nazionalità: Brasile
Distribuzione: Lucky Red
Anno di uscita: 2008
Origine: Brasile (2006)
Soggetto: Claudio Galperin, Cao Hamburger
Sceneggiatura: Claudio Galperin, Cao Hamburger, Braulio Mantovani, Anna Muylaert
Fotografia (Panoramica/a colori): Adriano Goldman
Musica: Beto Villares
Montaggio: Daniel Rezende
Durata: 104'
Produzione: Caio Gullane, Fabiano Gullane, Cao Hamburge
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana: Accettabile/problematico/dibattiti
Tematiche: Famiglia - genitori figli; Politica-Società; Storia;
Note: In concorso al 57mo Festival di Berlino (2007)
Il film
L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza, ambientato in Brasile nel 1970, narra la storia del piccolo Mauro che vive con passione il suo amore per il calcio e per i calciatori. Egli sogna il Brasile campione del Mondo e passa il tempo imitando le imprese memorabili dei suoi idoli. Lo scorrere tranquillo delle giornate viene improvvisamente sconvolto nel momento in cui i genitori, attivisti politici sgraditi alla dittatura militare, sono costretti a fuggire e lasciarlo dal nonno ebreo (Mòtel), che lui conosce appena. Prima di separarsi gli raccomandano: “Se qualcuno ti domanda dove siamo, rispondi che siamo andati in vacanza”.
Gli avvenimenti politici e sociali del Brasile domineranno fortemente il futuro del ragazzo, costretto a lasciare la tranquilla vita di Belo Horizonte per andare ad abitare nel quartiere Bom Retiro di San Paolo. Sfortunatamente il nonno muore poco prima del suo arrivo e Mauro si ritrova solo in una realtà sconosciuta senza sapere come rintracciare la sua famiglia. Sarà Shlomo, il responsabile della sinagoga e vicino di casa del nonno, ad ospitarlo. Tutta la comunità ebraica lo accoglie come Moishele, colui che è stato tratto in salvo dalle acque del Nilo. Il ragazzo è catapultato in un cosmo variopinto e multiforme formato da ebrei, greci, italiani e arabi. La sua sarà una stagione di scoperte, di incontri e di rapporti autentici. Con i nuovi amici potrà condividere non solo la gioia per la vincita della coppa del mondo di calcio, ma anche le gioie e le sofferenze della vita.
Per riflettere dopo aver visto il film
- Il regista brasiliano Cao Hamburger, di padre ebreo berlinese e madre italiana, ricorda la dittatura di Emilio Garrastazu Médici sullo sfondo dei mondiali di Messico '70. Il Brasile è schiacciato sotto gli artigli del potere militare andato al governo nel marzo del 1964 e che durerà fino al 1985. Un regime totalitario di cui sappiamo poco, ma che ha lasciato una profonda ferita nella storia del paese. È da questo clima di morte e violenza che fuggono i genitori del giovane protagonista.
- La struttura del film è quella classica di un film educativo. Per il piccolo Mauro i mondiali di calcio rappresentano la cosa più importante della vita, ma il quotidiano delle sue innocue passioni è sconvolto e rovesciato dalla strana "vacanza" del genitori. Una partenza sospetta, indubbiamente legata al loro attivismo politico e alla dittatura militare. Nel film però non tutto viene esplicitato, a livello narrativo il collegamento è lasciato alla creatività dello spettatore.
- La sceneggiatura si muove con equilibrio tra il dolore sociale nascosto e quello visibile della vita quotidiana, fondendo con maestria calcio e potere politico.
- Il racconto è intessuto di ricordi e rimpianti. Una storia che rincorre il sogno dell'infanzia senza fare sconti all’oppressione del potere politico, esamina le piccole grandi ferite allacciandosi al mondo fantastico di un ragazzo appassionato di vita e di pallone.
- I legami. Quando Mauro suona alla porta del nonno non ci sarà nessuno ad aprire, il nonno è morto improvvisamente nella sua bottega di barbiere. Aspetterà seduto a terra fino all’arrivo di Shlomo che lo accoglie nella sua casa. Il rapporto tra i due non è facile e l’uomo si reca dal rabbino per chiedere consiglio; la risposta che riceve è un monito senza vie di fuga: “se Dio lo ha lasciato davanti alla tua porta deve sapere quel che fa”.
Una possibile lettura
L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza non è il classico film per bambini in cui assistiamo alla crescita e al diventare adulto del protagonista. È, invece, uno sguardo critico e vivace su un paese e su un preciso momento storico attraverso gli occhi e dal punto di vista di un bambino. È la sua voce narrante che ci guida nelle pieghe di un tema difficile e impegnativo come quello dell’esilio. Ogni personaggio è costretto a fare i conti con questa triste realtà. I genitori di Mauro, perché attivisti politici, devono fuggire e abbandonare il proprio figlio. Mauro continuamente sospeso tra realtà e sogno, non riesce a vivere fino in fondo la spensieratezza tipica dell’infanzia; si chiude al mondo circostante convincendosi che la felicità può giungere solo dalla voce dei suoi genitori portata da un telefono che però non squilla mai. Lo stesso Brasile, messo in ginocchio dalla supremazia di pochi, si rivela come un soggetto a se stante costretto a spogliarsi della propria identità. La passione del suo popolo per il calcio non ha niente in comune con la forza bruta della dittatura e del sistema politico. Le tematiche del film ci fanno toccare con mano i vari tipi di abbandono, la precarietà dell’esistenza, il mondo altrui diverso e a volte ostile; ed è con questo mondo che Mauro è chiamato a misurarsi. A livello narrativo il racconto è affidato all’umorismo e allo stupore dei giovani protagonisti che si scontrano con una realtà mai pienamente afferrabile. Il regista presenta il concatenarsi degli eventi come una sorta di iniziazione alla vita, all'amore e alla presa di coscienza che l’universo dei grandi non sempre è benigno.