Titolo Originale: In the Valley of Elah
Genere: Drammatico
Regia: Paul Haggis
Interpreti: Tommy Lee Jones (Hank Deerfield), Charlize Theron (Emily Sanders), Susan Sarandon (Joan Deerfield), James Franco (serg. Carnelli), Jonathan Tucker (Mike Deerfield), Frances Fisher (Evie), Jason Patric (ten. Kirklander), Josh Brolin (Buckwald), Wes Chatham (caporalmagg. Penning), Mehcad Brooks (soldato scelto Ennis Long), Victor Wolf (soldato scelto Robert Ortiez
Nazionalità: Stati Uniti
Distribuzione: Mikado Film
Anno di uscita: 2007
Origine: Stati Uniti (2007)
Soggetto: Mark Boal & Paul Haggis
Sceneggiatura: Paul Haggis
Fotografia (Scope/a colori): Roger Deakins
Musica: Mark Isham
Montaggio: Jo Francis
Durata: 120'
Produzione: Laurence Becsey, Patrick Wachsberger, Steven Samuels, Darlene Caamano Loquet, Paul Haggis.
Tematiche: Famiglia; Giustizia; Guerra; Politica-Società
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana:
Accettabile/problematico **
Note: Premio Signis alla 64.ma Mostra del Cinema di Venezia (2007)
- Tommy Lee Jones è candidato all'Oscar 2008 come miglior attore protagonista.
- Candidato al David di Donatello come miglior film straniero.
Il film
Nella valle di Elah trae spunto da due storie vere presenti nel film in modo asimmetrico: la storia di una foto che ritrae la morte di un bambino travolto da un convoglio militare, e che noi vediamo solo alla fine nei titoli di coda, e la storia di Mike Deerfield raccontata in un articolo, Morte e disonore, pubblicato sulle pagine di "Playboy". Questo servizio, a firma di Mark Boal, porta alla luce l’omicidio di un giovane soldato subito dopo il suo rientro dall'Iraq.
Il soldato Mike scompare dopo essere tornato dalla guerra senza neanche aver informato i genitori del suo ritorno in patria. Una morte oscura sulla quale indagò Hank, padre della stessa vittima. Soldato anche lui e acceso patriota, aveva trovato del tutto normale che il figlio seguisse le sue orme nutrendo la speranza di essere emulato anche nell’abilità di ritornare in patria incolume e vivo. Alla notizia della morte del figlio egli si reca personalmente a Fort Rudd per cercare la verità. Le prime ricerche si rivelano faticose e senza risultati. Successivamente, grazie anche all'aiuto dell'ispettore Emily Sanders, incaricata di seguire i casi irrisolti, viene ritrovato il cadavere del giovane, brutalmente ucciso e fatto a pezzi dai suoi stessi commilitoni. I genitori sono distrutti, avevano già perso il loro primogenito, pilota militare. Vacillano i loro principi etici e morali, principi che crollano definitivamente nel cuore orgoglioso del padre nel momento in cui scopre la verità sul crudele delitto del figlio.
Quello che viene alla luce sulla tragica fine di Mike e sulla depravata condotta dei soldati americani in Iraq, lo porta a interrogarsi se la dedizione totale al suo Paese sia ancora un impegno giusto e nobile.
Per riflettere dopo aver visto il film
Dalle note di regia: "La Bibbia racconta che Golia, ogni giorno, per quaranta giorni, sfidò a combattimento, nella valle di Elah, i guerrieri più forti e valorosi di re Saul, ma che nessuno di loro accettò la sfida. All'improvviso, un giorno, si presentò un giovinetto di nome Davide, che portava del pane, dicendo: 'Combatterò il gigante'. E armato solo di una fionda e di cinque sassi levigati, avanzò per affrontare il gigante, che subito si lanciò alla carica. Davide non si mosse e, dopo avere fatto scoccare la fionda, colpì il gigante. Quello fu certo un atto di incredibile coraggio. La Bibbia, però, tace sul numero di giovinetti valorosi inviati dal re nella valle prima di Davide.
Quante storie di giovani eroi sono andate perdute e oggi non vengono raccontate? Questa nostra guerra richiede che vengano prese ogni giorno decisioni al limite dell'impossibile, spesso senza avere nemmeno il tempo di pensare, con esiti a volte positivi e a volte disastrosi. Non mi interessava sapere in che modo le persone non giuste vivono in seguito a decisioni sbagliate. Volevo, invece, sapere come è la vita di una persona giusta che prende le decisioni giuste. Sia che siamo favorevoli o contrari alla guerra, quelle donne e quegli uomini si trovano là perché noi, e i nostri governi, le abbiamo inviate. Possiamo anche tentare di sottrarci a ogni responsabilità o di prendere le distanze, ma loro sono i nostri soldati, le nostre donne, i nostri uomini e noi siamo responsabili nei loro confronti. Fanno questo per noi. E sempre per noi sopportano quello che viene fatto loro."
Una possibile lettura
Il regista Paul Haggis, attraverso questo racconto, mette a nudo l’aspetto più tragico della guerra in Iraq da parte degli Stati Uniti d'America. Una storia che rivela i sentimenti e l’orgoglio ferito delle persone che avevano creduto nella “bontà” dell’azione militare e si trovano invece a gestire scomode verità fronteggiando violenza e morte.
Il film, tratteggiando uno stato d’animo e un clima di ingiustizie e soprusi, descrive non soltanto l’apprensione e la sofferenza dei familiari dei soldati inviati in Iraq, ma anche la loro sfiducia verso le autorità e il degrado morale in cui molto spesso vivono gli stessi soldati. È questo un documento critico che denuncia e svuota il patriottismo paterno da tutta la carica simbolica che lo avvolge rivelando, in modo chiaro e atroce, come in una situazione di guerra anche i giovani più tranquilli possono trasformarsi in strumenti di morte.
Una verità tanto dura quanto crudele che emerge dal percorso doloroso compiuto da Hank e che ci porta a toccare con mano la fragilità della vita umana. Tutto questo il regista lo rende tangibile attraverso un gesto molto simbolico: innalza la bandiera a testa in giù.
Nella valle di Elah restituisce al cinema l’occasione per denunciare il dramma di ogni guerra e delle sue conseguenze, nutrendo la speranza "che la gente, dopo la visione, possa interrogarsi sull'utilità di un conflitto come questo, che costringe la società a subire il peso di perdite irrecuperabili sia in termini umani che di credibilità".
Teresa Braccio