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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
Monsters & Co
Titolo originale: Monsters, Inc.
Regia: Peter Docter, David Silverman, Lee Unkrich.
Soggetto: Peter Docter, Jill Culton, Jeff Pidgeon.
Sceneggiatura: Andrew Stanton, Daniel Gerson.
Montaggio: Jim Stewart.
Effetti: Michael Fong, Galyn Susman.
Musiche: Randy Newman.
Produzione: USA, 2002, Pixar Animation Studios e Walt Disney Productions.
Durata: 89'.
Voci: Adalberto Maria Merli (Sulley), Tonino Accolla (Mike), Daniele Formica (Randall), Ludovica Grisafi (Boo), Marina Massironi (Celia), Loretta Goggi (Roz), Vittorio Di Prima (Waternoose).
Premi: Oscar nel 2002 per la miglior canzone originale.

Il film
La città di Mostropoli funziona grazie all’energia ricavata dalle grida dei bambini. La Monsters & Co. è la più grande produttrice di energia per merito della sua squadra di provetti spaventatori che, nottetempo, entrano nelle camere da letto attraverso le porte degli armadi e provocano gli urli terrorizzati dei bambini. Il miglior spaventatore della Monsters & Co. è Sulley che, con il suo amico e fidato assistente Mike, tiene testa all’acerrimo rivale, Randall. Ma se i bambini hanno paura dei mostri, i mostri temono i bambini, per cui il panico dilaga in città quando la piccola Boo giunge a Mostropoli da una porta dimenticata aperta. Sulley e Mike scoprono ben presto che Boo non è pericolosa e si affezionano alla bimba. Riportarla nel mondo degli umani, però, non è impresa facile: Randall, infatti, vuol rapire Boo e usarla come fonte di energia allo stato puro.

Per riflettere dopo aver visto il film
  • Quali sono le tue paure più grandi, i tuoi “mostri su misura”?

  • Ci sono paure che ti accompagnano da sempre, fin dall’infanzia?

  • Ci sono cose/situazioni che da bambino ti spaventavano e che ora, invece,
        ti fanno sorridere? Che cosa è successo per cambiare la prospettiva?

  • Parli con qualcuno delle tue paure o le tieni solo per te?

  • Hai rispetto per le paure altrui o facilmente prendi in giro chi si mostra spaventato?

  • Una possibile lettura
    Monsters & Co. si propone di parlare della paura senza spaventare. Sotto l’aspetto divertente del film di animazione sono racchiuse alcune intuizioni preziose, utili per affrontare il tema delle paure ad ogni età. Ciò che spaventa cambia nel tempo, evolve con la crescita: alcuni timori scompaiono, altri si aggiungono col tempo. La paura è molto soggettiva: ciò che per qualcuno è terrorizzante può lasciare un’altra persona assolutamente indifferente. C’è chi non entrerebbe mai da solo in una stanza buia e magari non trema di fronte ai rettili. Oppure c’è chi regge senza problemi la vista del sangue, ma controlla allarmato se dietro alla tenda della doccia ci sia nascosto qualcuno. Alla Monsters & Co. hanno compreso bene la singolarità delle paure e scelgono il “mostro su misura” per ogni bambino. Ad esempio, la piccola Boo ha una paura folle del camaleontico Randall, ma trova invece simpatico il gigantesco Sulley. Mike poi, tutto verde e con un solo immenso occhio, per la bambina risulta irrimediabilmente comico.
    Gli spaventatori di professione hanno un duro tirocinio per mettere a punto le loro tecniche, per imparare come muoversi, respirare, guardare, così da fare veramente paura. In fondo, tanta cura per diventare provetti nell’arte di terrorizzare, denota anche un atteggiamento di rispetto verso le paure di ciascuno. Gli abitanti di Mostropoli sembrano invitarci a guardare con occhi attenti chi ci vive accanto, per riconoscere quello che lo spaventa e per non ridicolizzarlo mai.
    A parte l’odioso Randall, i dipendenti della Monsters non sono dei mostri crudeli, non hanno il gusto sadico di spaventare: per loro, raccogliere le urla dei bambini è una questione di sopravvivenza. Lo stesso Mr Waternoose, che tradisce la fiducia di Sulley, è soprattutto preoccupato per il pericolo di una crisi energetica. Dal punto di vista dei mostri entrare di notte nelle stanze dei bambini comporta rischi enormi: sono convinti che non vi sia “niente di più tossico e letale del tocco di un umano”, quindi gli spaventatori mettono a repentaglio la propria vita in ogni incursione al di là delle porte. Ne sa qualcosa il povero mostro arancione che per ben tre volte risulta “contaminato” e deve vedersela con la squadra di disinfestazione!
    Il film racchiude un invito rivolto agli spettatori per guardare la realtà dal punto di vista dei mostri: anche loro hanno delle paure. Basti pensare al panico che si propaga quando Boo arriva a Mostropoli. I racconti terrorizzati dei clienti del ristorante ingigantiscono la realtà e la trasformano in base alla loro percezione: l’innocua Boo appare loro come un essere terribile, dotati di malefici poteri.
    Sulley e Boo sperimentano che è possibile attenuare una paura quando si impara a conoscere ciò che ci spaventa. Il primo contatto fra lo spaventatore professionista e la bambina è all’insegna del ridicolo: lui, grande, grosso, dalla forza erculea, scappa come un forsennato di fronte a un umano di ridottissime dimensioni, incapace di fargli del male. Lentamente i due si addomesticano: Boo gli fa un ritratto in cui sono mano nella mano. Lui la nutre con i biscottini e la lascia dormire nel suo letto. Mentre la guarda pacificamente addormentata sente che ogni paura si allontana. Boo scopre, successivamente, che anche Sulley può essere temibile, quando lui dà prova delle sue capacità di spaventatore per le nuove leve della Monsters. Terrorizzata, la piccola non vuol più avvicinarglisi. Grazie al filmato di addestramento, Sulley riesce a vedersi con gli occhi della bambina e comincia a sentire disagio per il suo lavoro di produttore di paura.
    Forse ciò che ci procura batticuore ha paura a sua volta proprio di noi. Forse è possibile trovare un modo nuovo per affrontare i timori, guardandoli da un diverso punto di vista, o almeno guardandoli in faccia.
    È quello che accade a Boo nei confronti di Randall. Ogni volta che le capita di incontrare il raccapricciante rettile, la bambina distoglie lo sguardo tutta tremante. Ma quando Sulley è in pericolo, Boo guarda in faccia il camaleonte e gli balza in groppa. Lo afferra per le orecchie e s’impegna in un vero rodeo. Con energia lo sbatacchia e lo mette fuori combattimento. Quando Mike e Sulley spediscono in esilio Randall, Boo non prova più né ribrezzo né apprensione di fronte al “suo” mostro: ha imparato a ridere di lui e a prenderlo persino in giro.
    Questo può essere un utile suggerimento per affrontare le nostre preoccupazioni quotidiane che non ci lasciano un momento tranquilli: se imparassimo a ridere? A ridere delle nostre stesse ansie, a prenderci un po’ in giro, a rivestire di ridicolo quello che ci intimidisce... Cambiare la prospettiva è un primo passo in avanti e aiuta indubbiamente a non perdersi d’animo.
    La paura è una grande fonte di energia, uno stimolo fisico e psicologico: per questo serve come risorsa per un’intera città. Ma, lo sappiamo bene, costa tanto in termini di salute a chi è sistematicamente sottoposto a situazioni difficili. Sulley, però, fa una scoperta: c’è una fonte di energia ancora migliore della paura, più efficace nei risultati, meno pericolosa da raccogliere: sono le risate. Quando Boo scoppia a ridere s’illumina un intero palazzo, con una sua risatina funzionano tutti macchinari della Monsters & Co. Sulley cambia allora il sistema di produzione dell’energia per Mostropoli: non più le urla dei bambini tremanti, ma la loro risata cristallina. I procacciatori di energia non saranno più gli esperti del cardiopalmo, ma coloro che, come Mike, conoscono i tempi comici e sanno far sbellicare i bambini.
    Per gli spettatori, un invito a mettere da parte la paura e investire maggiormente nell’allegria.
    D. De Simeis

    Maggio 2012
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