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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
Una storia vera
Titolo originale: The Straight Story.
Regia: David Lynch.
Soggetto: da una vicenda realmente accaduta.
Sceneggiatura: John Roach, Mary Sweeney.
Fotografia: (colore) Freddie Francis.
Montaggio: Mary Sweeney.
Musica: Angelo Badalamenti.
Produzione: USA, 1999, Mary Sweeney, Neal Edestein.
Durata: 110’.
Interpreti: Richard Farnsworth (Alvin Straight) Sissy Spacek (Rose), Harry Dean Stanton (Lyle).

Iowa, 1994. Alvin Straight, settantatré anni, vive a Laurens, con la figlia Rose. Fa fatica a camminare e deve aiutarsi con due bastoni. Da molti anni ha interrotto i rapporti con il fratello Lyle, ma quando viene a sapere che questi è stato colpito da un infarto, decide di intraprendere il lungo viaggio fino al Wisconsin, per andarlo a trovare. Vuole ad ogni costo rappacificarsi con lui e intende viaggiare da solo.
Alvin però, non ha la patente e non può permettersi l’aereo o il treno. Modifica perciò un tosaerba del ’66, corredandolo di un carrello coperto da trainare, ed inizia il suo viaggio. La strada è lunga, bisogna attraversare tre Stati.
Il veicolo di Alvin è lento: sono tanti gli imprevisti strada facendo, ma sono tanti anche gli incontri, che rivelano un’umanità variegata e generosa.
  • Ha vissuto nella tua vita l’esperienza del perdono? Hai perdonato o sei stato perdonato?


  • Il viaggio di Alvin ha un ritmo lento. Usando la metafora del viaggio prova a confrontare la tua vita: che tipo di cammino è stato sinora? Chi sono i tuoi compagni di strada più significativi?


  • Alvin non porta con sé molte cose: la sedia pieghevole, la coperta, la pinza afferra-oggetti e i salamini! Cosa non può mancare nel tuo bagaglio?


  • La meta di Alvin è rivedere Lyle: qual è la tua?


  • La vicenda di Alvin può essere letta come la grande avventura di un uomo che intraprende il più difficile dei cammini: perdonare. Il film non dice chi, tra i due fratelli, ha rotto per primo i rapporti. Non è fondamentale nemmeno sapere perché hanno litigato sino al punto da non volersi parlare mai più. Quello che conta è il desiderio e l’impegno che Alvin ha di riconciliarsi con il fratello, prima che sia troppo tardi.
    Per questo si mette in viaggio e afferma che è un cammino che deve percorrere da solo. Infatti, non si tratta soltanto dei chilometri da superare, ma il viaggio è simbolo della liberazione interiore che Alvin sa di dover sperimentare per giungere riconciliato da Lyle. Nessuno può perdonare al posto di un altro: è una faccenda che i due fratelli devono regolare tra loro.
    Eppure, il viaggio solitario di Alvin si arricchisce di presenze, alcune fugaci, altre per un tempo più lungo, ma tutte significative. Ogni incontro è un aiuto ad Alvin, alla sua riconciliazione interiore.
    Ad esempio, la ragazza fuggita di casa perché incinta: il dialogo notturno con l’anziano viandante, l’aiutano a riscoprire il valore della famiglia e la inducono a tornare indietro. Ma anche Alvin ha modo di ripensare al valore dei legami familiari, che i rancori del passato hanno rischiato di distruggere e che ora lui desidera risanare. I rametti, fragili da soli, ma solidi se legati insieme, diventano l’immagine eloquente della forza sprigionata da una famiglia unita.
    L’incontro con la donna che ha investito il cervo è occasione per una dolorosa presa di coscienza della nostra impotenza di fronte alla morte. Ed anche la consapevolezza che, a volte involontariamente, possiamo essere portatori di morte. Un litigio, un odio antico, sono occasioni di morte, ed è lunga la strada del perdono.
    Confortante è per Alvin, l’esperienza della generosa accoglienza che gli viene offerta da una famiglia, quando si rompono i freni del suo tosaerba. Vorrebbero fare di più per lui, aiutarlo, si offrono persino di accompagnarlo in macchina: è quasi una gara di bontà che addolcisce l’asprezza del lungo viaggio solitario, condito di vento, sole e salamini arrostiti al fuoco. L’incontro con altri anziani è occasione per ricordare il tempo della guerra e gli errori compiuti durante il conflitto, la responsabilità per le vite sottratte.
    È lungo il cammino di liberazione, e richiede il ritmo lento del motore di un vecchio tosaerba. C’è un filo di impazienza in Alvin, dettata dalla preoccupazione che traspare dalle rughe del suo volto: - Arriverò in tempo? Riuscirò a rivedere Lyle? –
    Così gli imprevisti, gli incidenti di percorso diventano prove difficili da portare, sapendo che il tempo stringe, che la morte è in agguato.
    L’ultimo incontro, prima della fine del viaggio, è pacificatore: il dialogo con il sacerdote che ha conosciuto Lyle all’ospedale regala ad Alvin la fiducia che la sua offerta di perdono sarà accolta.
    Non ci sono molte parole nell’incontro tra i due fratelli, né scene strazianti, ma è eloquente il silenzio condiviso seduti sul portico, come ai tempi in cui erano ragazzi. La meta raggiunta è ora nuovo punto di partenza: l’essersi ritrovati chiede di camminare insieme in modo rinnovato. La strada continua.

    D. De Simeis

    Maggio 2012
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