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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
Veronica Guerin
Regia: Joel Schumacher.
Soggetto: Carol Doyle.
Sceneggiatura: Carol Doyle, Mary Agnes Donoghue.
Fotografia: (colore) Brenda Galvin.
Montaggio: David Gamble.
Musiche: Harry Gregson-Williams, Michael A. Levine.
Produzione: Gran Bretagna, Irlanda, USA, 2003. Merrion Film Production, Jerry Bruckheimer Films, Touchstone Pictures.
Genere: drammatico.
Durata: 95’.
Interpreti: Cate Blanchet (Veronica Guerin), Brenda Fricker (madre di Veronica), Gerard McSorley (John Gilligan), Ciaran Hinds (John Traynor).
Destinatari: Giovani/Adulti.
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana: accettabile/realistico.

Il film
Dublino, 1994. Lo spaccio di droga è in aumento e con esso il numero delle giovani vite distrutte dagli stupefacenti o stroncate da un’overdose. Veronica Guerin, giornalista energica e appassionata, decide di indagare, facendosi aiutare da alcuni informatori che si muovono all’interno della malavita. Nel suo lavoro rischia molto, esponendosi in prima persona. Come avvertimento le sparano a una gamba, ma Veronica non si arrende e, tassello dopo tassello, ricostruisce il mosaico delle persone implicate nel traffico di stupefacenti. Arriva a individuare il vertice della organizzazione: John Gilligan, ricchissimo boss, crudele e violento.
Veronica compie l’imprudenza di recarsi a casa sua: Gilligan la picchia selvaggiamente e minaccia il figlioletto della giornalista. La donna lo denuncia così, in prossimità del processo, Gilligan organizza un agguato e la fa uccidere. La sua morte non è vana: tutto il Paese si ribella agli spacciatori e il parlamento modifica le leggi per rendere più difficile l’attività dei trafficanti di droga.


Per riflettere dopo aver visto il film
  • Secondo te, Veronica Guerin che idea ha del giornalismo?

  • Come mai comincia a scrivere contro i trafficanti di droga?

  • Che cosa la spinge a proseguire nella sua denuncia nonostante le tante minacce ricevute?

  • Secondo te, ha fatto bene o male ad esporsi così tanto? Perché?

  • Una possibile lettura
    Il film di Joel Shumacher è una denuncia eloquente: è duro e sincero come la personalità di Veronica Guerin, ed è insieme una toccante testimonianza di donna e di giornalista.
    Cate Blanchett offre un volto credibile alla coraggiosa giornalista, mostrandone le paure, i timori, la fatica, ma anche la determinazione a proseguire, poiché Veronica sentiva la grande responsabilità che comporta il servizio dell’informazione.
    Veronica non era una super-donna: aveva una vita normale, era appassionata di calcio e tifosa agguerrita, viveva un profondo legame d’affetto con la sua famiglia, con il marito, il loro bimbo, sua madre e il fratello. Come giornalista, aveva cominciato occupandosi di cronaca e di piccoli scandali. Il settimanale per cui lavorava non era considerato parte della “stampa seria”: era un giornale di notizie assortite, con particolare attenzione ai pettegolezzi.
    Visitando i quartieri periferici della sua Dublino, sollecitata a scrivere un articolo dalle associazioni di genitori che avevano perduto i loro figli per colpa della droga, Veronica apre gli occhi su una realtà che non conosceva.
    Il confronto con le tante vite, di giovani e delle loro famiglie, distrutte dalla droga, la spinge a scrivere, documentandosi e indagando più a fondo su un fenomeno che alla metà degli anni ’90 stava distruggendo le nuove generazioni d’Irlanda.
    Rientrata a casa dopo una giornata d’inchiesta, confida al marito: “Nessuno scrive niente su questo… non conta! […] Finalmente scrivo un articolo che può cambiare le cose!”.
    Quando più avanti i familiari cercano di convincerla a rinunciare, a non proseguire nell’indagine, a non mettere a repentaglio la sua incolumità, lei ripete: “Tu faresti lo stesso! Se avessi visto quei bambini per la strada, faresti lo stesso!”
    Veronica avverte forte il senso di impotenza sul piano civile: le marce di protesta sono praticamente disertate e le leggi dello Stato sono inadeguate a far fronte allo strapotere degli spacciatori. S’impegna allora a denunciare questa situazione attraverso una serie di articoli vibranti. Chiede al governo di estendere il periodo di detenzione per i reati connessi alla droga, chiede che i funzionari del fisco non si limitino ad accertare il reddito dei cittadini, ma anche a preoccuparsi dell’origine di guadagni enormi e improvvisi, che troppo spesso provengono dal traffico di droga. Chiede che i poliziotti, dopo un arresto, possano sequestrare i proventi del traffico di stupefacenti.
    È una giornalista e mette a servizio la sua professionalità, la sua passione per la ricerca della verità. È il primo modo per reagire, per non soggiacere alla paura. Usa l’informazione come “arma” per tener desta l’attenzione del pubblico, per non lasciare tranquilli i malviventi.
    Dopo l’aggressione e il colpo di pistola nella gamba, i suoi colleghi vorrebbero indurla a smettere con gli articoli di denuncia per dedicarsi ad altri temi: “Il tuo sogno era scrivere di politica”, le ricordano. “Io sto già scrivendo di politica – ribatte lei – La droga è politica”. A volte Veronica si comporta in modo imprudente, si lascia trascinare dal suo carattere volitivo, ma non è mai incosciente. Comprende le conseguenze di ciò che afferma, comprende la portata delle minacce che riceve ed ha paura, anche se non accetta di lasciarsi intimidire.
    Sa che, se accettasse di tacere, se cedesse alla violenza di Gilligan e al tentativo di comprare il suo silenzio per non sporgere denuncia, tutto l’impegno profuso fino ad allora sarebbe inutile. L’avrebbero vinta i narcotrafficanti, mentre la paura e la violenza prevarrebbero su tutto: “Ho deciso di sporgere denuncia – afferma decisa durante un’intervista televisiva – Sarebbe peggio per me, o per qualsiasi altro giornalista, se ci lasciassimo intimidire. Perché questo vorrebbe dire che hanno vinto loro.”
    Invece, la sua costanza, la sua tenacia, la coerenza pagata con la vita, sono la sua arma vincente.
    Veronica Guerin diventa così il chicco di grano che morendo dà vita: è la sua morte a dare il coraggio alla gente per scendere in strada, manifestare contro gli spacciatori e obbligarli a sloggiare. È la sua morte che smuove il Parlamento: dopo meno di una settimana dall’agguato il governo modifica la Costituzione della Repubblica Irlandese per consentire all’Alta Corte di congelare i beni patrimoniali di sospetti narcotrafficanti.
    Il suo esempio diventa la testimonianza eloquente di come sia possibile un’alternativa alla logica del potere e della violenza, muovendosi responsabilmente in prima persona e servendosi della forza degli strumenti di comunicazione.


    D. De Simeis

    Maggio 2012
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