Regia: Ferzan Ozpetek.
Soggetto e Sceneggiatura: Ferzan Ozpetek, Gianni Romoli.
Montaggio: Patrizio Marone.
Fotografia: (colore) Gianfilippo Corticelli.
Musiche: Andrea Guerra. Canzone "Gocce di Memoria" di Giorgia Todrani.
Produzione: Italia, Gran Bretagna, Portogallo, Turchia, 2003. R&C Produzioni, AFS film,
Clap filmes, Redwave Films.
Durata: 106’.
Interpreti: Giovanna Mezzogiorno (Giovanna), Massimo Girotti (Davide), Raul Bova (Lorenzo), Filippo Nigro (Filippo), Serra Yilmaz (Eminé).
Premi: Cinque David di Donatello 2003: per il miglior film, miglior attrice protagonista (Giovanna Mezzogiorno), miglior attore protagonista (Massimo Girotti, postumo), miglior musicista (Andrea Guerra) e David Scuola. Nastro d'Argento 2003 a Giorgia per la miglior canzone.
Destinatari: Giovani/Adulti.
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione Film
della Conferenza Episcopale: accettabile/problematico.
Il film
Giovanna e Filippo vivono a Roma, sono sposati da otto anni e hanno due figli. Filippo non riesce a mantenere un lavoro stabile e si adatta a fare il guardiano notturno. Giovanna mantiene la famiglia lavorando come contabile in un'azienda che confeziona polli, anche se
il suo sogno sarebbe poter fare la pasticcera.
La coppia incontra per strada un uomo anziano, distinto, ben vestito: ha perso la memoria, non ha documenti con sé e chiede aiuto.
I due lo ospitano alcuni giorni e Giovanna cerca di ricostruire l'identità dello sconosciuto, anche con l'aiuto di Lorenzo, un uomo giovane e affascinante che abita nella palazzina di fronte, e che da tempo lei osserva dalla finestra.
Pian piano emerge il doloroso passato dell'anziano Davide, la cui memoria è lacerata dai ricordi strazianti del 16 ottobre 1943, quando i nazisti rastrellarono il ghetto romano, separandolo per sempre dall'amore "impossibile" della sua vita. Nel frattempo, cresce la confidenza fra Giovanna e Lorenzo, e la donna è tentata di abbandonare la famiglia per seguirlo. È Davide a darle la forza per cambiare davvero la sua vita, realizzando pienamente se stessa.
Per riflettere dopo aver visto il film
Qual è stata la scelta determinante nella vita di Davide? La rifarebbe?
Quali scelte è chiamata a fare Giovanna?
Cosa vede affacciandosi alla finestra di fronte, a casa di Lorenzo?Prova a guardare la tua vita da una "finestra di fronte": per cosa puoi dire grazie? Che cosa vorresti cambiare?
Dice Giovanna: "Tutti quelli che se ne vanno ti lasciano sempre addosso un po' di sé". Quali persone significative hanno lasciato "un po' di sé" nella tua vita?
Una possibile lettura
Sono tante le suggestioni che emergono dal film di Ozpetek: emozioni profonde che non lasciano indifferenti. Il regista turco affronta il tema della memoria.
La memoria personale, che Davide ha perso, e quella collettiva, che la generazione più giovane sembra non possedere: Giovanna non ha parole per spiegare il numero impresso sulla pelle di Davide e il 1943 non fa scaturire in lei alcun ricordo.
La memoria di Davide, invece, custodisce i tesori della sua abilità di pasticcere finissimo, frammenti luminosi di vita, ma anche l'orrore dei rastrellamenti, delle grida, della paura: aggirandosi nella Roma di oggi, riascolta quelle voci, rivede quei volti, come fossero presenti.
La sequenza del ballo tra Giovanna e Davide, che confonde il passato e
il presente, la passeggiata notturna per i vicoli del ghetto, costituiscono forse
le scene più toccanti del film: il tempo sembra annullarsi, mescolarsi, senza forzature, prestando allo spettatore gli occhi stanchi di Davide, partecipando i suoi ricordi vividi.
Lentamente, frequentando l'anziano pasticcere, la giovane donna arriva a intuire il segreto della memoria: "Tutti quelli che se ne vanno, ti lasciano sempre addosso un po' di sé".
Addosso a Davide è rimasto l'amore per Simone, una ferita mai rimarginata; anche in preda alla totale amnesia, riesce a ricordare ancora il nome della persona amata. La loro storia è raccontata con estremo pudore, i loro sentimenti sono trattati con profonda delicatezza. Nessun compiacimento, ma autentico rispetto per un dolore che continua a straziare un uomo, sessant'anni dopo. Eppure si comprende bene che Davide rifarebbe le stesse scelte, per quanto difficili. Ha esitato solo pochi attimi nel 1943, di fronte al bivio che doveva condurlo a salvare tante vite o a correre subito da Simone. Ormai al termine dei suoi giorni lascia a Giovanna la stessa consegna: proteggere i suoi bambini, mettere tutti in salvo: "Non è per me che ho paura - le dice concitato - Io non posso fare più niente, ormai. Lei invece può ancora scegliere. Lei può ancora cambiare, Giovanna. Non si accontenti di sopravvivere. Lei deve "pretendere" di vivere in un mondo migliore, non soltanto sognarlo!"
Sì, Giovanna può scegliere, può cambiare la sua vita. Ma cambiare non significa necessariamente stravolgere ogni cosa, cancellare il vissuto, le scelte già fatte.
Quando la donna guarda la finestra di fronte a quella della sua cucina, fantasticando sul vicino di casa, si limita a sognare il cambiamento. Poi, si ritrova da Lorenzo, e può guardare dalla finestra di fronte, verso la sua casa. Scopre così tutto quello che possiede: l'amore di suo marito Filippo, i loro bambini.
Vede riflessa sé stessa nei gesti di ogni giorno, che sono preziosi perché sono il tessuto dell'esistenza. Gliel'aveva in qualche modo suggerito Davide, osservando: "Mi piace come suo marito gioca con i suoi figli. […]
Dev'essere bello veder crescere quell'amore che all'inizio era solo passione, aiutarlo a cambiare, proteggerlo dal passare del tempo".
Per rimettere in gioco la vita, per osare il passo del cambiamento, è necessario prima di tutto aprire gli occhi sulla propria realtà, riconoscere il bene che c'è, dire grazie per il tanto che si è ricevuto. Per raggiungere questa consapevolezza, a volte è necessario affacciarsi dalla "finestra di fronte". Guardare, guardarsi, da un'altra prospettiva. Un punto di vista differente permette di comprendere fino in fondo il proprio vissuto quotidiano, semplice forse, ma mai banale.
Giovanna richiude la finestra e lascia Lorenzo: una scelta non facile, che le costa sofferenza. Una scelta che per un attimo vacilla quando Eminé le fa presente che Lorenzo sta partendo. Ma proprio da questa prima decisione scaturisce la forza per la scelta successiva. È ancora Davide a guidarla: lei ha trasformato in un hobby la sua passione per la pasticceria, ma questo è mortificare il proprio talento. Per investire nel cambiamento è necessario riconoscere le proprie potenzialità, valorizzarle, portarle a pienezza. Senza falsa umiltà, ma come un talento messo nelle proprie mani.
Giovanna si licenzia, mette a rischio la sicurezza economica della sua famiglia, per essere fino in fondo sé stessa. Quando prende questa decisione, per la prima volta si appoggia a Filippo: "Aiutami!", gli dice. È la prima volta che gli dà fiducia, che gli fa percepire che lo stima, che conta su di lui. Le scelte decisive implicano un rischio: non si può fare il passo del cambiamento con la garanzia della riuscita. Però si può chiedere aiuto, dando fiducia a chi è accanto. E guardare avanti, al futuro, con gli occhi luminosi di speranza, come quelli di Giovanna nell'ultima inquadratura del film.
D. De Simeis