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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
Un amore sotto l'albero
Titolo originale: Noel
Regia: Palminteri
Soggetto e Sceneggiatura: David Hubbard
Fotografia: (a colori) Russell Carpenter
Montaggio: Susan E.Morse
Musiche: Alan Menken
Produzione: USA, 2004. Ehoward Rosenmann, Al Corleyn, Bart Rosenblatt, Eugene Musso
Genere: Drammatico
Interpreti: Susan Sarandon (Rose), Penelope Cruz (Nina), Paul Walker (Mike), Alan Arkin (Artie), Marcus Thomas (Jules), Robin Williams (Charlie Boyd)
Destinatari: Giovani/Adulti
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana: Accettabile/poetico.

Il film
È la vigilia di Natale: molti si affrettano per gli ultimi preparativi, ma alcuni non hanno il cuore sereno. Jules, giovane sbandato, ha come unico desiderio riuscire a farsi ricoverare in ospedale per partecipare alla festa organizzata per i malati. Mike, innamoratissimo della sua Nina, rischia di mandare a monte il matrimonio a una settimana dalle nozze perché accecato dalla gelosia. Artie, anziano cameriere, è schiacciato dai sensi di colpa per il suo passato e vagheggia di ritrovare la moglie, reincarnata. Charlie ha lasciato da un anno il sacerdozio in seguito a una crisi di fede ed ora è completamente solo. Rose, donna generosa e sensibile, cerca di arginare l’angoscia e la frustrazione verso la madre, ammalata di Alzheimer.
Per riflettere dopo aver visto il film
  • Perché Jules è deciso a farsi ricoverare in ospedale?

  • Come mai, ogni anno, per Natale, Artie si convince che qualche estraneo sia la reincarnazione della moglie?

  • Mike è incredibilmente geloso: perché? Di cosa ha paura?

  • Rose afferma di odiare il Natale, a volte: quali ricordi dolorosi questa festa fa riaffiorare in lei?

  • Che cosa simboleggiano, secondo te, le tante raffigurazioni di angeli che compaiono nel film?


  • Una possibile lettura
    Un amore sotto l’albero, pur non essendo un capolavoro di sceneggiatura e regia, è un film prezioso perché riesce a comunicare un senso di consolazione nel cuore dello spettatore. Sa parlare con tocco delicato della solitudine, più o meno profonda, che ciascuno si porta dentro. Senza far prediche, con buon gusto, regala un sorso di serenità e apre le porte alla speranza. Per tutti i protagonisti delle tre vicende narrate sullo schermo, c’è la possibilità di cambiare la propria vita, di perdonare sé stessi e gli altri, di riconciliarsi con il passato e proseguire il cammino con cuore rinnovato.
    Vale la pena esaminare le tre storie una per volta perché, pur sfiorandosi l’una con l’altra, non s’intersecano mai. Si svolgono tutte nel medesimo arco di tempo (= la Vigilia di Natale) ed è appunto l’unità temporale a far da collante per le differenti vicende, accomunate anche dal filo dolente della solitudine.
    La solitudine di Jules, per cominciare: vive poveramente, tirando avanti tra magri lavoretti e piccoli furti. Ha un unico ricordo sereno, legato alla volta in cui, a quattordici anni, per Natale, era ricoverato in ospedale per medicare il naso rotto dalle botte del patrigno violento. La madre non era più tornata a cercarlo e lui aveva partecipato alla festa organizzata dalle infermiere per i piccoli pazienti. Tanta è la nostalgia per quell’episodio che arriva a farsi rompere la mano per farsi ricoverare nuovamente. Però, ora che non è più un bambino, le cose sono cambiate: niente festa!
    Ma Jules riceve un dono ancora più bello della boccia di vetro con il paesaggio innevato che ha custodito gelosamente: gli viene offerta la possibilità di riprendere il dialogo con sua madre.
    La sua solitudine trova aiuto prima nella burbera infermiera che si prende a cuore la sospetta autolesione di quello strano paziente, e poi nella psicologa che lo ascolta e lo aiuta a provare a capire i motivi d’amore che hanno guidato la madre verso un gesto di abbandono. Jules scopre che a volte una telefonata sempre rimandata, può cambiare la vita.

    Profonda è pure la solitudine di Artie che non ha potuto chiedere perdono alla moglie per le tragiche conseguenze della sua folle gelosia, e continua ad essere lacerato dai sensi di colpa. Quest’uomo non sa vivere la realtà, non si accorge dell’affetto del figlio, perché è interamente assorbito dal dolore schiacciante per aver causato la morte di due persone.
    Per questo cerca disperatamente di “ritrovare” in qualche modo la moglie defunta, magari immaginando ogni Natale di incontrarla reincarnata in qualche sconosciuto che possa offrirgli accoglienza e pietà. Quando prende di mira Mike, la foga del loro alterco gli provoca un attacco cardiaco che, al di là della sofferenza, apre una svolta alla sua esistenza.
    Mike ha una fidanzata che ama e che lo ricambia, sono innamoratissimi e manca una sola settimana alle nozze. È soddisfatto del suo lavoro ed è in buoni rapporti con i colleghi poliziotti. Ma è divorato dalla gelosia. Non ha stima di sé, non si sente all’altezza di Nina, che è avvocato, è brillante ed è bellissima. Teme di perderla, teme di non meritare l’amore di una donna tanto affascinante, e allora la soffoca con infiniti interrogatori e assurde scenate. Fino a giungere a colpire violentemente un uomo che crede un rivale in amore e che invece è solo il decoratore dell’albero di Natale.
    Nina, esasperata e spaventata dalla violenza di Mike, lo lascia, pur sentendo quanto è profondo il sentimento che li lega.
    Quando il giovane poliziotto viene a conoscere la storia di Artie riconosce profonde somiglianze tra il suo temperamento e quello dell’anziano. Comincia a comprendere a quali terribili conseguenze può portare il delirio di gelosia da cui tanto spesso si lascia accecare.
    Artie si riprende all’alba del Natale e Mike gli dona il suo perdono: apparentemente potrebbe riferirsi solo all’intrusione compiuta dall’uomo nella sua vita, ma per il povero Artie è come se quel perdono giungesse dalla moglie, della cui morte è responsabile.
    Da quell’offerta di perdono si apre un respiro di speranza per entrambi e Mike ora comincia a vedere le cose diversamente: può pensare a un futuro più sereno con Nina, può rivelarle le sue paure, le sue insicurezze. Insieme a lei può gioire per il dono di una nuova creatura che si annuncia, frutto del loro amore.
    Infine c’è la storia di Rose, con la sua solitudine lacerante: non sembra farlo pesare, è gentile e cordiale con tutti, ha gesti di attenzione e premura per chiunque abbia accanto, sembra instancabile, eppure è una donna ferita. Ferita nella sua femminilità, poiché il marito l’ha abbandonata per un’altra donna. Ferita nella sua maternità, poiché la bimba che ha dato alla luce è morta senza neppure aprire gli occhi. È ferita anche nell’affetto filiale, poiché la madre, colpita dall’Alzheimer, non è più in grado di comunicare con lei in alcun modo.
    Proprio la sua personale esperienza di solitudine la rende particolarmente sensibile nei confronti del moribondo che in ospedale è ricoverato di fronte alla camera di sua madre, e che nessuno va a trovare. Rose empaticamente avverte la sofferenza dello sconosciuto e così decora con un angelo rinascimentale la finestra di quella camera così fredda e asettica, poi, nella notte, gli sussurra un affettuoso “Ti voglio bene!”
    Mentre tutti sono in festa, Rose non ha pace: non accetta le avance di Marco, giovane collega di lavoro; prova a intrufolarsi ad una cena dove non è neppure invitata; si trova a far memoria della notte di Natale in cui la sua bimba è nata e morta insieme, e infine si scontra con l’invalicabile muro della malattia della madre. La solitudine e la frustrazione sembrano sopraffarla e la donna pensa di farla finita buttandosi nel fiume gelido.
    È a questo punto che incontra Charlie Boyd: un incontro misterioso, poiché il film non spiega su quale piano del reale Rose e l’ex-prete, ora moribondo, possano trovarsi, parlare, mangiare, ridere insieme. Charlie le racconta la sua storia: sacerdote per vent’anni, ha perduto la fede, ha cominciato a mettere in discussione l’esistenza di Dio. È proprio Rose a toccare quest’anima ferita: La tua vita è importante…le confida Charlie - Tu tocchi la vita degli altri in modi che tu stessa non sai! Tu mi hai salvato, Rose! Mi chiedevo dove fosse Dio e poi… ecco… tutto ad un tratto tu eri lì, accanto al letto di uno sconosciuto e gli dicevi che gli volevi bene, con tanto sentimento. E allora ho capito che Dio era in quella stanza, con te.
    Il desiderio più profondo di Charlie è di non essere solo sulla soglia della morte ed egli riceve proprio questo dono all’alba di Natale: Rose è accanto a lui, gli tiene la mano, lo rassicura e gli fa scivolare nel palmo la catenina con la croce, sussurrando: Guarda che cos’hai dimenticato!
    È stringendo la piccola croce, con amore, che Charlie muore sereno e riconciliato.
    Anche Rose riceve il suo regalo di Natale, quello che più desiderava: dopo dieci anni di amorevole assistenza alla mamma, finalmente scorge un segno di riconoscimento nella carezza leggera della mano rugosa, anche se lo sguardo resta perso nel vuoto. Rose comprende che gli inviti del dottor Baron sono stati essenziali: Sua madre ha perso la memoria e la capacità di riconoscere le persone, ma ciò che non perderà mai sono le sue emozioni… può sentire e provare emozioni: lo so per certo. Per questo diciamo ai familiari di toccarli, di parlare con loro.
    Finalmente uno spiraglio di felicità si apre anche per la vita di questa donna generosa.

    Durante il film molte volte compaiono raffigurazioni di angeli: è vero che sono elementi decorativi tipici del Natale, ma forse vogliono essere qualcosa di più.
    Ci sono angeli sul piazzale dove si erge l’albero di Natale all’inizio della vicenda ed altri imponenti angeli decorano il cortile del grattacielo dove lavora Rose. Lei stessa acquista un angelo di porcellana per rallegrare la madre e poi lo appende alla finestra di Charlie.
    Durante la colluttazione con il decoratore, Mike rompe un angelo di vetro e Artie, che aveva conservato l’angelo di cristallo, testimone dolente della sua colpa, sceglie di donarlo al giovane poliziotto.
    Gli angeli sono annunciatori del divino, messaggeri di Dio. La presenza di un angelo negli snodi essenziali della vicenda (inquadrato sempre con cura) non può essere casuale. Ogni volta che qualcuno diviene capace di perdono, datore di vita, consolatore della sofferenza del prossimo, egli stesso si fa “angelo” per la vita dell’altro, poiché l’amore autentico, donato in modo gratuito e limpido, è segno della presenza di Colui che è Amore.

    D. De Simeis

    Maggio 2012
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