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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
       
Hardball
Titolo originale: idem.
Regia: Brian Robbins.
Soggetto: Daniel Coyle, dal libro Hardball: a season in the projects.
Sceneggiatura: John Gatins.
Fotografia: (colore) Tom Richmond.
Montaggio: Ned Bastille.
Musica: Mark Isham.
Produzione: USA, 2001, Fireworks Pictures.
Durata: 106’.
Interpreti: Keanu Reeves (Connor O’Neill), Diane Lane (Elizabeth Wilkes), John Hawkes (Ticky Tobin), Michael B. Jordan (Jamal), Alan Ellis jr (Miles), Bryan Hearne (André), Michael Perkins (Kofi), Brian Rees (Ray-Ray), Dewayne Warren (G-Baby).
Destinatari: adolescenti/giovani.

Il film
Connor O’Neill è senza lavoro, invischiato nel gioco d’azzardo e accerchiato dai creditori. Disperato, per 500 dollari alla settimana, accetta di fare l’allenatore di baseball per i bambini di una scuola di periferia. La squadra dei Kekambas non ha attrezzatura, i ragazzini sono litigiosi e volgari, poco impegnati nello studio. La situazione nel quartiere è molto dura, con tanta povertà, emarginazione e violenza: l’unica valvola di sfogo risulta lo sport. Connor inizia il suo ruolo di coach demotivato e concentrato solo sulle scommesse da giocare. Ben presto, però, si appassiona al suo incarico e, grazie al sostegno di Elizabeth, una collega insegnante, riesce a coinvolgere il gruppo, a creare una vera squadra e a portarla alla finale del campionato.

Per riflettere dopo aver visto il film
  • Quando si parla di “Bella Notizia” che cosa ti viene in mente?

  • Qual è la Bella Notizia che Connor sa dire con la vita, ai ragazzi della squadra?

  • Qual è la Bella Notizia che i Kekambas offrono a Connor?

  • Come cambia la vita di Connor grazie al suo impegno di coach?
        E per i Kekambas, cosa cambia grazie alla presenza di Connor?


  • Una possibile lettura
    Connor e i ragazzi che compongono la squadra dei Kekambas, sono reciprocamente portatori di una Bella Notizia. Non il Vangelo come annuncio di Cristo, ma ugualmente c’è l’offerta di una dimensione di salvezza, di un orizzonte di speranza, di una possibilità di vita più autentica.
    Quando Connor incontra per la prima volta Jamal, André, Jefferson, Miles e tutti gli altri, non è per niente interessato a loro. L’unica cosa che gli sta a cuore è intascare i 500 dollari tutti i lunedì, così da mettere un pochino tranquilli i creditori che vogliono fargli la pelle. Anche al termine del primo allenamento, Connor è disinteressato e distante: aspetta Ticky e non si preoccupa del tempo che passa. Così si fa troppo tardi e Jefferson è costretto a tornare a casa da solo, venendo aggredito e malmenato.
    Lentamente Connor cambia il suo atteggiamento: non è un passaggio istantaneo, richiede tempo, anche perché il demone del gioco è il signore della sua vita, ne condiziona le scelte, la gioia e la tristezza, la vita e la morte. Ma la presenza dei ragazzini e il confronto con la loro esperienza, fa cambiare interiormente il coach, e diventa per loro portatore di una Bella Notizia. L’annuncio di salvezza che egli offre alla squadra è fatto innanzi tutto di attenzione e di piccole premure: quando Jefferson è all’ospedale, va a trovarlo, gli chiede scusa e gli domanda quale numero vorrebbe sulla maglia. Quando si rende conto dei rischi che corrono i ragazzi nel tornare a casa da soli, si mette a fare anche il servizio taxi, per accompagnarli. Una sera dopo aver accompagnato a casa André, acconsente a salire con lui fino all’appartamento: rimane colpito dalla grande povertà in cui vive la famiglia del giovane campione. Connor scopre anche il pericolo costante cui sono esposti tutti: le sparatorie fra bande rivali sono all’ordine del giorno, così come il regolamento di conti a base di violenza e di pistole. Per questo, quando cala il buio, la gente se ne sta in casa seduta per terra, così da non correre il rischio di essere centrata da una pallottola vagante che può entrare dalla finestra. In seguito, quando gli avventori del bar che frequenta cominciano a fare delle ironie sui suoi atleti di periferia, l’allenatore prende le difese dei bambini, di fronte a chi non immagina neppure quello che essi devono affrontare giorno dopo giorno.
    Connor si prende cura dei ragazzi e offre loro un momento indimenticabile: li accompagna a vedere una partita di baseball fra veri campioni, in un vero stadio. Per tutti è la prima volta e la gioia che si dipinge sui loro volti riempie di soddisfazione il giovane. La sua premura si veste di gesti concreti, come ad esempio la scelta di acquistare nuove divise per tutti con i suoi soldi, facendone fare una su misura per il piccolo G-Baby. Connor conosce i suoi ragazzi per nome, sa quali sono i loro gusti, le loro potenzialità: per questo fa lanciare Miles sempre con le cuffie dello stereo sulle orecchie. La musica lo aiuta a concentrarsi, a tenere il ritmo, a lanciare al meglio. Quando gli arbitri impediscono a Miles di lanciare a suon di musica, il coach si mette a ballare e cantare con tutta la squadra, per essere d’aiuto al miglior lanciatore.
    La Bella Notizia che Connor offre ai ragazzi ha il sapore della gioia e della festa: a cominciare dalla pizza che offre loro dopo la partita, per rincuorarli in caso di sconfitta e per congratularsi delle vittorie. Il coach sa dare anche regole precise e vuole che vengano rispettate: ad esempio, li incoraggia ad usare un linguaggio meno sboccato, meno volgare, più rispettoso: “Nuova regola: da ora nessuno può più dire le parolacce a nessun altro sul campo, chiaro?!”. I ragazzi sono interdetti e giocano per alcuni minuti nel più assoluto silenzio. Allora, sorridendo, interviene ancora: “Che c’è? Se non potete parlare male, non avete niente da dire?!”. La tensione si stempera e si continua a giocare in armonia. Come allenatore sa farsi rispettare: quando Kofi vuol tornare a giocare, dopo essersi autoescluso dalla squadra, ha la faccia tosta di dettare condizioni, attraverso il suo procuratore, il simpaticissimo G-Baby. Ma Connor non si fa piegare e risponde con una controproposta, accettabile per Kofi e molto più educativa.
    Anche i Kekambas sono portatori di una Bella Notizia per il loro coach: all’inizio del film lo vediamo totalmente abbruttito dall’alcool, costretto praticamente a mendicare un prestito e sempre in fuga dagli strozzini che vogliono farlo fuori. La presenza dei ragazzi nella sua vita è un’offerta di salvezza e di liberazione: sono loro a dargli la forza per smettere di giocare d’azzardo, per saldare i debiti e uscire dal giro. Grazie alla loro accoglienza e accettazione, Connor acquista la capacità di chiedere perdono: non solo si scusa con il piccolo Jefferson, ma va a chiedere perdono a Elizabeth, dopo averla trattata malissimo. Sono i ragazzi a insegnare al coach l’arte difficile del partecipare, del lasciarsi coinvolgere, del mettercela tutta senza arrendersi di fronte a niente, neppure di fronte alla morte, come accade dopo i funerali di G-Baby. Mentre il resto del mondo lo considera un fallito, una persona inutile, i Kekambas offrono a Connor fiducia e stima. Non glielo dicono apertamente, ma glielo dimostrano in molti modi, ad esempio con l’entusiasmo con cui partecipano agli allenamenti, oppure con l’attenzione con cui fanno tesoro di ogni suo parere. A dare voce alla stima dei ragazzi ci pensa la signorina Wilkes. Durante il litigio al loro primo appuntamento, Connor le chiede: “– Perché sei venuta se sapevi che sono un bugiardo? – – Perché quei bambini si fidano di te e di solito non si fidano di nessuno. [...] Sono venuta qui per vedere cosa ci vedono loro in te, perché loro non sbagliano mai! –” L’annuncio reciproco della Bella Notizia cambia la vita dei ragazzi e di Connor: questi adesso è libero dal gioco, libero di costruire una vita diversa, migliore. E i Kekambas sono diventati una vera squadra, compatta, capace di affrontare la vittoria e la sconfitta, capace di rialzarsi e rimettersi in gioco anche se con le lacrime agli occhi.
    A tutti gli annunciatori del Vangelo, a tutti coloro che desiderano essere una Bella Notizia nella vita di ogni giorno, Connor, G-Baby, Kofi, Jefferson, Miles e i loro compagni hanno molto da insegnare. La realtà che hanno attorno è tutt’altro che facile, ma non per questo bisogna rinunciare e attendere che giungano condizioni ottimali. L’annuncio del Vangelo non aspetta le situazioni migliori o più comode, ma si lancia con l’urgenza della testimonianza convinta.
    Nessuno dei protagonisti è una persona “perfetta”: hanno tutti difetti, limiti, fragilità, il coach più di tutti. È un invito a non tirarsi fuori in attesa di essere “bravi”, di essere “all’altezza”, di essere “perfetti”: si può cominciare subito, camminando con il nostro passo, portando tutto di noi stessi, ma mettendolo in gioco fino in fondo.

    D. De Simeis

    Febbraio 2012
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