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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
       
Gran Torino
[TERESA BRACCIO]
Dall’isolamento estremo e determinato del protagonista, che si scontra con l’ingiustizia, la prevaricazione, l’egoismo, all’apertura del suo cuore fino al sacrificio della vita per difendere i giovani vicini di casa, coreani, vittime di una banda di connazionali.

Titolo originale: Gran Torino
Genere: Drammatico
Regia: Clint Eastwood
Interpreti: Clint Eastwood (Walt Kowalski), Christopher Carley (padre Janovich), Bee Vang (Thao Vang Lor), Ahney Her (Sue Lor), Brian Haley (Mitch Kowalski), Geraldine Hughes (Karen Kowalski), Dreama Walker (Ashley Kowalski), Brian Howe (Steve Kowalski), John Carroll Lynch (Martin, il barbiere), William Hill (Tim Kennedy), Scott Reeves (Trey)
Nazionalità: Stati Uniti
Distribuzione: Warner Bros Pictures Italia
Anno di uscita: 2009
Origine: Stati Uniti (2008)
Soggetto: Dave Johannson & Nick Schenk
Sceneggiatura: Nick Schenk
Fotografia (Scope/a colori): Tom Stern
Musica: Kyle Eastwood, Michael Stevens
Montaggio: Joel Cox, Gary D. Roach
Durata: 116'
Produzione: Robert Lorenz, Bill Gerber, Clint Eastwood
Tematiche: Famiglia - genitori figli; Giovani; Metafore del nostro tempo; Rapporto tra culture; Tematiche religiose
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana:Raccomandabile/problematico/dibattiti * *
Note: Candidato al Golden Globe 2009 per la Miglior Canzone Originale
- David di Donatello 2009 come Miglior Film Straniero
- Nastro d'argento 2009 come Miglior Film Extraeuropeo.

Il film
Walt Kowalski, veterano della guerra di Corea e meccanico della Ford in pensione, dopo la morte della moglie vive solo nella sua vecchia casa, in un quartiere periferico di Detroit. Il suo ruvido carattere lo tiene isolato nel guscio di una vita solitaria abitata da un solo grande amore, l’auto: una Ford Gran Torino del 1972. Reso cinico dalla vita e assillato dai ricordi della guerra e delle violenze di cui è stato protagonista, ha con i suoi due figli e le loro famiglie un legame freddo e distaccato. A far crollare la sua resistenza e il suo isolamento saranno Thao e la sorella Sue Vang Lor, i giovani coreani che vivono con la loro famiglia nella casa accanto alla sua.
Una notte Walt scopre nel suo garage Thao, che tenta di rubare la preziosa Ford modello Gran Torino. Il ragazzo, come gesto di riparazione e per volontà della famiglia, si mette gratuitamente al servizio dell’uomo. Walt comincia così a sciogliersi e, grazie anche all’amicizia di Sue, riesce a comprendere i problemi di quei nuovi vicini, in particolare la violenza esercitata da una banda di connazionali. Così, dopo aver saputo di avere un male incurabile, sfida i teppisti che reagiscono uccidendolo. Saranno arrestati e nel quartiere torna finalmente la calma. Il sacrificio della sua vita non è stato vano.

Per riflettere dopo aver visto il film
Il vecchio operaio della Ford si scontra con l’universo intero, ma nel momento in cui si ferma ad osservare e apre la porta della sua casa e del suo cuore scopre un'altra verità. Una storia, quella narrata da Clint Eastwood, sulle ingiustizie e prevaricazioni, ma anche sui doveri dei genitori e degli adulti in genere. Walt Kowalski è un uomo che vive una realtà angosciosa e solitaria. La vita trascorsa lo tormenta e il futuro lo spaventa. Vede disperdersi nel caos il bene costruito e i legami del passato andare in frantumi. La sua risposta a tutto questo è un isolamento estremo e determinato, più di quanto non fosse naturale per lui. 
Chiuso nel suo universo pieno di pregiudizi razziali e disprezzo per il mondo che lo circonda, non sopporta di avere come vicini una famiglia coreana e di vedere il quartiere invaso da 'stranieri' immigrati. Non vuole incontrare nessuno, non vuole persone tra i piedi; al parroco che desidera aiutarlo e portarlo alla confessione chiude in faccia la porta. Dopo un lungo cammino di redenzione, si offre come vittima per ristabilire la giustizia in quel mondo in cui non si ritrova e che non riconosce. Il volto scultoreo di Clint ci rivela una realtà semplice e allo stesso tempo meravigliosa: la pacifica convivenza in una situazione multirazziale non può essere un risultato di teorie, ma dell’impegno faticoso di ogni giorno.

Una possibile lettura
Gran Torino è un capolavoro etico dai grandi spazi riflessivi, i cui personaggi sono accumunati da una vicinanza di case e di passioni. La storia, nella sua linearità narrativa, mette in luce alcuni problemi cruciali della società di oggi: violenza, discriminazione, razzismo, vendetta, ma anche accoglienza, rispetto, amicizia, riconciliazione. Il percorso di riscatto in cui lo spettatore viene condotto è quello del superamento dell'individualismo in una prospettiva di fede e sacrificio. 
Nel film, dove il senso della vita e della morte sono messi a confronto, traviamo racchiusa tutta la compassione per una umanità dal volto sofferente e dal futuro incerto. È solo nel finale che si apre una prospettiva della vita profondamente religiosa e spirituale. Walt diventa una specie di nuovo messia entrando in una dimensione di vita tipicamente cristologica: l’offerta della vita, la morte redentiva, il farsi carico del male del mondo. Ma il film è anche una storia umanissima di amicizia semplice e solidale, che racconta come sia importante, e facile allo stesso tempo, abbattere le mura di omertà e prepotenza per costruire un futuro libero e migliore dove ogni legame nasce dalla condivisione di conoscenze, esperienze, culture e personalità che trovano il loro punto di forza nell’unione delle differenze. La sceneggiatura chiude il film con l’espediente dell’immolazione senza però assolutizzarne l’atto finale. Rimane il coraggio dell'esempio, decisivo e indelebile, sostenuto dalle parole dell’Ave Maria faticosamente sussurrate dal protagonista prima di consegnarsi definitivamente ai proiettili dei teppisti. Con Gran Torino ancora una volta il cinema si fa veicolo di comunicazione per un cammino di espiazione e salvezza.

Febbraio 2012
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