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RUBRICA: EFFETTO CINEMA
Schede analitiche di film a cura di Teresa Braccio. Da utilizzare per cineforum e incontri tematici, in ambito educativo, formativo e pastorale.
       
Lourdes
[TERESA BRACCIO]
Lourdes. Un viaggio per uscire dalla propria emarginazione nella speranza di una vita nuova e autonoma. Il film è una riflessione sul miracolo. Una provocazione per chi crede e chi non crede…

Titolo originale: Lourdes
Genere: Drammatico
Regia: Jessica Hausner
Interpreti: Sylvie Testud (Christine), Léa Seydoux (Maria), Bruno Todeschini (Kuno), Elina Lowensohn (Cécile).
Nazionalità: Austria/Francia
Distribuzione: Cinecittà Luce
Anno di uscita: 2010
Origine: Austria/Francia (2009)
Soggetto: Jessica Hausner, Géraldine Bajard
Sceneggiatura: Jessica Hausner
Fotografia (Panoramica/a colori): Martin Gschlacht
Musica: brani di autori vari
Montaggio: Karina Ressler
Durata: 93'
Produzione: Martin Gschlacht, Philippe Bober, Susanne Marian
Tematiche: Malattia; Male; Solidarietà-Amore; Tematiche religiose
Giudizio del Centro Nazionale Valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana:Consigliabile/problematico/dibattiti
Note: Premio Fipresci, Premio Signis e Premio 'La Navicella-Venezia Cinema' alla 66ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2009).

Il film
Christine, una giovane ragazza che vive paralizzata su una sedia a rotelle a causa di una sclerosi a placche, decide di andare a Lourdes insieme a tanti altri malati. Un viaggio per uscire dalla propria emarginazione nella speranza di una vita nuova e autonoma. 
Nella sua permanenza a Lourdes la ragazza è accompagnata da Maria, una volontaria dell'Ordine di Malta, che la guida e la accudisce. Anche la signora Hartl accompagna Christine e prega per la sua guarigione, pur non avendo problemi di salute si è unita al gruppo cercando sollievo alla solitudine della sua esistenza. Una notte Christine si alza da sola, è in grado di stare in piedi e muoversi senza l’aiuto di nessuno. 
Un miracolo sembra averla guarita improvvisamente. Christine gioisce e assapora questo momento di totale felicità; la sua guarigione provoca negli altri ammalati meraviglia, ma anche gelosia e sospetto. Gli stessi dottori non esprimono nessun giudizio favorevole, il loro responso non lascia spazio alla possibilità di una guarigione certa: la malattia come è improvvisamente scomparsa, così potrebbe tornare. 
Ma Christine, finalmente libera di muoversi e camminare, prende parte alla festa che chiude il soggiorno del gruppo a Lourdes. Mentre balla, cade, si rimette in piedi sostenendosi alla parete della sala. La signora Hartl arriva con la sedia a rotella, Christine si siede chiudendosi nuovamente in un muto silenzio.

Per riflettere dopo aver visto il film
La regista Jessica Hausner, nata a Vienna nel 1972, parlando di questo suo secondo film, così si esprime: "Prima di tutto mi è venuta l'idea di girare un film su un miracolo (...) Durante le mie ricerche mi sono soffermata sul fenomeno particolare di Lourdes, luogo in cui i miracoli avvengono regolarmente. Ho scelto quel luogo perché volevo evidenziare il fatto che i pellegrini ci vanno con la speranza di vivere un miracolo. In fondo è questa la suspence della storia...".
In queste parole troviamo l’investigazione di una persona non credente che scruta il mondo di Lourdes con occhi disincantati, ma mai indifferenti.
- Partendo dall’analisi psico-sociale di alcune situazione di invalidità e sofferenza, il film scandaglia i temi esistenziali che circondano la vita di ogni persona: la fede, il senso delle cose, la morte, la malattia.
- La storia inizia con toni sommessi, quasi un sussurro che apre una finestra sulla povertà e le disgrazie della condizione umana.
- Il racconto si snoda mettendo a nudo, con libertà e senza conformismi, la povertà morale, l’egoismo e la miseria degli individui.
- Le ultime scene si chiudono come un grido lacerante e accusatorio verso quell’assurdità che imprigiona le persone dentro i limiti del proprio corpo e ne ostacola la libertà e la realizzazione di un appagamento spirituale e fisico.

Una possibile lettura
Lourdes non parla di eventi soprannaturali o di guarigioni miracolose; non presenta un cammino di fede nel senso tradizionale del termine, tanto meno si ferma ad analizzare quel clima miracolistico che avvolge da sempre i pellegrini disattenti. Il film descrive sì un evento soprannaturale, ma allo stesso tempo sfugge ad ogni giustificazione. Lo scenario del santuario mariano e il coinvolgimento religioso che inevitabilmente esso produce, sono funzionali ad una regia pungente e aggressiva capace di mettere ironicamente a nudo l’irrazionale. E lo fa attraverso uno sguardo laico e oggettivo che si muove regolarmente tra spiritualità e scetticismo. La proposta tematica esplode all’interno di una narrazione secca, misurata, lineare e severa. 
Lo spettatore in attesa di risposte ai propri interrogativi resterà deluso. È la stessa protagonista a non credere al ‘miracolo’, a dubitare della sua guarigione, a temere la malattia e l’invidia degli altri. Ciò che rimane alla fine della visione è l’immagine di una comunità chiusa nel proprio egoismo, dove la speranza lascia il passo ad una rassicurante normalità fatta di sofferenza e rinuncia. 
Più che la fede Lourdes rispecchia il dubbio, quel dubbio che non abbandona mai chi cerca certezze.

Febbraio 2012
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