All’inizio di un nuovo anno di lavoro e di crescita personale il poeta-filosofo Marco Guzzi augura a tutti di sprigionare un’autentica creatività svincolata dai meccanismi imposti dalla sfera economica che vorrebbe asservire ai suoi valori tutti gli ambiti della vita umana.

Il paradosso in cui viviamo, infatti, consiste proprio nel blocco progressivo della creatività culturale dei popoli dell’Occidente, in un momento fatale della storia in cui urgerebbe invece un’immensa rielaborazione di tutti i nostri schemi mentali e comportamentali.
La voracità con cui la sfera economica sta divorando e asservendo ai propri valori tutti gli ambiti della vita umana devasta e finisce per annientare la creatività più autentica.
Da ciò deriva necessariamente che emergano solo quelle forme di creatività che abbiano un immediato riscontro commerciale. Creativi diventano perciò i pubblicitari, i comici, i calciatori, o al massimo gli stilisti.
Mentre gli scrittori, gli artisti, e i filosofi o si adattano (e sono la stragrande maggioranza) a diventare anch’essi numeri da circo nel mercato globale dell’industria dell’intrattenimento, o semplicemente spariscono (e sono molti) nella follia, nel suicidio, e nel fallimento esistenziale, oppure costruiscono (e sono purtroppo ancora molto pochi) le loro dimore nelle catacombe translucide dello spirito, in attesa che passi la nottata, e preparandosi ai ritmi mentali e spirituali del nuovo giorno.
È bene però tenere sempre presente che il dominio della menzogna non può mai estendersi all’infinito.
È stato posto un limite alla menzogna, come tutti i profeti ci hanno sempre ricordato.
E ogni elemento distruttivo, e cioè ogni forma di male, tanto a livello personale e relazionale quanto sul piano storico e collettivo, è destinata ad accrescersi solo fino a un certo punto, per poi autodistruggersi.
La limitazione espansiva del male è una delle leggi più belle e rassicuranti del piano divino.
Si rallegri perciò il cuore di chi opera per la vita, di chi continua a farsi tramite di creatività autentica, magari nel segreto e nel nascondimento, tra gli scherni e l’indifferenza degli operatori “culturali” di Sodoma, di Gomorra, e di Babilonia, di Milano, di Tokio, o di New York.
Presto la creatività dell’uomo nascente eromperà con forza inaudita negli scenari di questo teatro stantio e già da tempo passato di moda, e tutto questo spettacolo noiosissimo e osceno verrà spazzato via con la velocità che solo le tempeste della storia sanno imprimere al tempo cronologico dell’uomo.
Non è questa la speranza messianica del Regno, annunciato dal Cristo? E non è stata questa speranza ad alimentare tutti i sogni e tutte le realizzazioni evolutive della modernità? E non è questa medesima speranza di un Nuovo Mondo che sta riemergendo proprio adesso in modo direi anonimo, laico, e trans-confessionale, dal grembo gemente dei fatti, dalla rete di insostenibilità che sta diventando la storia del nostro pianeta Terra?
Dobbiamo perciò prepararci, e anzi inaugurare già da ora questa nuova stagione messianica di creatività, e quindi di felicità terrena.
Ognuno di noi infatti soffre terribilmente di questo blocco del cuore, sente di non esprimere le proprie potenzialità migliori.
Soffriamo da morire nella palude della nostra inerzia e della nostra viltà. Alienati nelle nostre convenzioni sociali, venduti a vane aspettative di successo o di potere o di denaro.
Ecco perché nei nostri Gruppi Darsi pace lavoriamo per anni proprio su ciò che continua a ostacolare la liberazione delle nostre migliori forze creative, e cioè sulle nostre paure di noi stessi e della vita, sui nostri pregiudizi e sotterfugi, sulle nostre scappatoie dalla verità e sulle nostre mezze verità, sulle nostre alienazioni e sulle nostre violentissime forze distruttive, sull’odio, la rabbia, la chiusura egoistica, su tutto ciò insomma che continua a renderci infelici e schiavi di un sistema spirituale e sociale profondamente corrotto.
Diventare creativi significa infatti semplice-mente diventare se stessi, consacrarsi alla propria integrità, darsi finalmente pace, imparare ad amare, salvarsi, liberarsi, e quindi realizzarsi per davvero nelle proprie opere, creando sulla terra ciò per cui siamo stati creati, e compiendo così la nostra missione.