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RUBRICA: VANGELO E VITA
Commento di don Tonino Lasconi alle letture della Messa domenicale. Riflessioni brevi ed esistenziali, perché il Vangelo diventi luce per la vita di tutti i giorni.
I Domenica - Tempo di Avvento - Anno C
Dalle ansie all’attesa
Letture: Ger 33,14-16;  Sal 24;  1 Ts 3,12-4,2;  Lc 21,25-28,34-36

L’Avvento è come le stagioni, come i giorni: tornano sempre, ma non sono mai uguali. Sono sempre nuovi e irripetibili. Questo Avvento 2009 non l’abbiamo vissuto mai e non lo rivivremo mai più. È perciò un’opportunità da non perdere.



IL LIBRO

Ritorna l’Avvento. Come tutto ciò che si ripete può finire nel “tanto perché si usa farlo”, con parole e gesti scarichi di vita, come una “liturgia”, nel senso -  terribile per noi! - di  cose ripetute sempre uguali, senza coinvolgimento di chi le compie.
Cerchiamo di reagire a questa eventualità. L’Avvento è come le stagioni, come i giorni: tornano sempre, ma non sono mai uguali. Sono sempre nuovi e irripetibili. Questo Avvento 2009 non l’abbiamo vissuto mai e non lo rivivremo mai più. È perciò un’opportunità da non perdere.

Per viverlo, intanto chiariamoci le idee.
Avvento non è aspettare la nascita di Gesù a Betlemme.
Non è giocare a Gesù che nasce un’altra volta.
Non è il compleanno di Gesù.

L’attesa dell’Avvento è aspettare la seconda nascita di Gesù. Di questa seconda nascita  Betlemme è il punto di arrivo di una prima attesa (“Ecco, verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra”) e la memoria per la ripartenza di una seconda attesa, quella definitiva: il ritorno di Gesù come Signore e giudice della storia. 

Lo sappiamo - in teoria - che l’Avvento è questo, ma non è facile evitare l’abbaglio, sia per la nostra approssimativa educazione religiosa, sia perché tutti i segni del Natale (pubblicità, luminarie, vetrine, preparazione di presepi, persino qualche preghiera liturgica…) spingono verso un Natale “compleanno” di Gesù. Questo non significa che dobbiamo schierarci con gli pseudorispettosi delle altre religioni o con gli pseudospiritualisti che vogliono abolire i presepi, gli alberi di natale, i babbo natale, le luminarie, i doni, il clima di festa… Vuol dire essere attenti - prima con noi stessi e poi con tutti gli altri, a cominciare dai bambini - ad adoperare parole e segni che non rimandino soltanto al passato. Perché il Signore Gesù ci sta davanti e per incontrarlo c’è bisogno di conversione, non solo di memoria. Figuriamoci se basta la nostalgia.

Quando avverrà questo incontro?
Lo precisa Gesù: Quando “vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del male e dei flutti”. Cioè sempre, perché questi segni avvengono sempre. Sì, ci sarà certamente la fine di questo mondo, inghiottito – così almeno ipotizza la scienza – dal calore del sole, ma la “nostra” fine del mondo, il nostro incontro con il Signore e Giudice della storia è sempre imminente.

Come vivere questa attesa?
È difficile trovare indicazioni più incisive e potenti di quelle date da Gesù: “risollevatevi e alzate il capo”. Vivete in piedi e a testa alta!
In basso, ci sono “dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita”, parole che fotografano la vita  - di oggi e di sempre! -  quando è vissuta a testa bassa, senza guardare in alto.

Ma in alto cosa c’è?
Non qualcosa di strano e di estraneo che Gesù ci impone, ma ciò che nel profondo desideriamo tutti: la giustizia, la verità, la pace, la fratellanza, la serenità… e la vita che non finisce mai.
È verso questi nostri desideri profondi e incancellabili che dobbiamo alzare la testa. Perché Gesù arriva da lì. Questi sono i valori che è venuto a testimoniare e predicare nella sua prima nascita.

Come vivere questa attesa e questo impegno?
È Paolo a darci la dritta: “crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti”, comportandoci in modo da piacere a Dio, seguendo le regole di vita indicate dal Signore Gesù.
Per un Avvento così: vero, incisivo, vissuto in piedi, a testa alta, con il cuore leggero, dobbiamo tradurre, per noi stessi e per la comunità nella quale viviamo, queste indicazioni, individuando i gesti concreti e i segni visibili, senza i quali anche i propositi più seri si perdono nella retorica, nel velleitarismo e nelle occasioni perdute.

LA VITA

L’attesa è insita nel cuore dell’uomo. Non si vivrebbe senza attendere il dopo, il domani, il fine settimana, il mese prossimo, l’anno futuro… qualcosa di più, qualcosa di meglio. La nostra vita è piena di attese. È un’attesa. Però se l’attesa non alza il capo, e diventa soltanto attesa di cose, essa si trasforma in ansia. Perché le cose non possono soddisfarci pienamente. È quello che capita alla nostra società, sempre in attesa, ma  del fine settimana, del ventisette, della tredicesima, della partita di calcio, della discoteca, del ponte, delle ferie, dell’auto nuova…

L’Avvento ci stimola a rinverdire e rinforzare l’attesa di una persona, del Signore Gesù, e del suo regno di pace e di giustizia, da aspettare, non sperando di trovarlo già pronto in qualche parte, magari nel superenalotto o in qualche comparsa televisiva, ma da costruire ogni giorno, percorrendo le sue vie di verità e di grazia, con l’amore vicendevole e verso tutti.

PREGHIERA

Aiutaci, Signore, a conoscere le tue vie
in modo da farle incontrare con le nostre;
aiutaci a riconoscere il suono dei tuoi passi
così che possiamo venirti incontro per accoglierti.

Mantieni, Signore, i nostri cervelli svegli,
i nostri cuori leggeri e i nostri occhi spalancati
perché le nostre ansie e le nostre paure
trovino serenità nell’attesa di te.

Aiutaci, Signore, ad aspettarti
crescendo nell’amore vicendevole e verso tutti,
nella carità operosa e nella pace,
nella giustizia e nella verità.

Donaci, Signore, di vegliare e pregare
perché in tutto ciò che accade
sappiamo seguire le regole di vita
che tu ci hai testimoniato e insegnato.

Maggio 2012
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