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RUBRICA: VANGELO E VITA
Commento di don Tonino Lasconi alle letture della Messa domenicale. Riflessioni brevi ed esistenziali, perché il Vangelo diventi luce per la vita di tutti i giorni.
       
II Domenica - Tempo di Avvento - Anno C
Almeno un po’ come il Battista
[TONINO LASCONI]
Letture: Bar 5,1-9;  Sal 125;  Fil 1,4-6,8-11;  Lc 3,1-6
La figura di Giovanni Battista, nel racconto di Luca, ha lo scopo di contestualizzare il suo lavoro di annuncio in un momento storico preciso e di testimoniare, quindi, che Dio si incarna nella storia “ed è qui che deve incarnarsi la nostra fede”.





IL LIBRO

La seconda domenica di Avvento, come sempre, anche se con un evangelista diverso, ci propone Giovanni Battista. Di lui sappiamo tutto, quindi è inutile starcelo a ripetere. Non serve neanche tesserne le lodi, perché, dopo quelle ricevute da Gesù (“il più grande tra i nati di donna”), le nostre sarebbero comunque di taglio basso. E’ invece da prendere come esempio e stimolo per il “nostro” Avvento. “Questo” Avvento 2009, diverso da tutti gli altri, perché il vissuto non si ripete mai, e noi ci siamo proposti di vivere questo tempo liturgico come un evento, non come una “liturgia” (intesa ovviamente nel senso deteriore del termine). D’altronde è proprio l’evangelista Luca a darci la dritta. Egli infatti, a differenza di Matteo e Marco, colloca l’entrata in scena e l’operato del Battista in un momento storico preciso:
“Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto”. L’intento dell’evangelista non è soltanto storico, ma anche e soprattutto teologico: Dio si incarna nella storia ed è qui che deve incarnarsi la nostra fede.

“L’anno quindicesimo di Tiberio Cesare” è come il 2009. Allora il Battista annunciava e testimoniava che Gesù stava portando il regno di Dio dentro la storia. Adesso il nostro compito è annunciare e testimoniare che Gesù sta portando la storia verso il suo compimento.
E’ per questo che Giovanni Battista non è da ricordare e ammirare per i suoi vestiti approssimativi, per i suoi cibi rustici, ma da imitare. E’ vero, il paragone ci spaventa non poco, ma come Giovanni è stato apripista di Gesù per la prima venuta, noi siamo chiamati a “preparare la via del Signore, raddrizzare i suoi sentieri, a riempire ogni burrone, a far diventare dirette le vie tortuose, a spianare quelle impervie” per la seconda.

Come? I modi sono tanti. San Paolo in questa domenica ce ne sottolinea uno: cooperando alla diffusione del vangelo. Alla diffusione del Vangelo oggi. Questa è la conversione che l’Avvento ci chiede. Dobbiamo superare un’idea di conversione moralistica, bambinesca e inefficace alla quale ci siamo abituati e nella quale ci siamo adagiati, quella dei “fioretti”: non mangiare il dolce o la frutta, bere meno caffè, dire qualche avemaria in più, rinunciare a qualche ora di televisione…
Il Battista non era tipo da fioretti. E non dobbiamo esserlo nemmeno noi.

Ma come cooperare, oggi, alla diffusione del Vangelo?
Anche qui le strade sono tante. San Paolo ce ne ricorda una straordinaria, dicendo a noi come ai Filippesi:
“prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo”.
Crescere nella carità… Riflettiamoci un po’. Normalmente pensiamo che la carità cresca, aumentando le offerte ai poveracci che stazionano davanti alle chiese o ai supermercati, oppure moltiplicando le visite ai malati, oppure… Paolo non ci chiede questo, ma che la nostra carità cresca in “conoscenza e discernimento”. Cosa può voler dire? L’apostolo ci esorta a far diventare il nostro amore al Signore e ai fratelli (la carità) più intelligente, più adeguato al nostro oggi, più capace di individuare le urgenze che interpellano la nostra fede, i luoghi e i mezzi con i quali possiamo scuotere una società che tende pesantemente a chiudersi in se stessa, per sospingerla verso “il giorno di Cristo”.
Con altre parole: la carità che ci viene chiesta è aumentare la capacità e l’impegno di riproporre il vangelo in maniera forte, efficace, penetrante, provocante. Come l’annuncio del Battista.

LA VITA

Per non rischiare di ricadere nel vago o nel velleitario, riflettiamo su come la pubblicità, i telegiornali, i talk show, le agenzie turistiche stanno devitalizzando il Natale, riducendolo a monellerie cretine, a slitte guidate da ridicoli Babbo Natale, a vacanze esotiche, a regali “in”, a cene e pranzi opulenti “nonostante la crisi”, a panettoni e cioccolatini, ad alberi veri o di plastica…, con il rischio di nascondere o cancellare il messaggio poderoso e tragico del Dio che si fa piccolo, ultimo, povero, e perciò di un capovolgimento totale dei criteri umanamente vincenti.

Noi cristiani cosa facciamo? Ci limitiamo al lamento, alla deplorazione, alla predica, o, peggio, all’adeguamento, magari rispolverando paramenti che fanno concorrenza al luccichio delle vetrine, oppure cerchiamo di “crescere nella carità”, cercando di individuare gesti e parole alla “Giovani Battista”, capaci di far pensare, di far riflettere, di spingere a risollevare gli occhi verso il Signore che viene a giudicare la storia? E questo a cominciare da noi stessi, dalla famiglia, dalla parrocchia, dagli amici, da dovunque ci troviamo a vivere il nostro oggi e il nostro Avvento. 

LA PREGHIERA

Vieni, Signore Gesù!

Signore Gesù, aiutaci a riempire i burroni dell’egoismo,
a spianare i monti dell’indifferenza,
a raddrizzare le vie tortuose e impervie.
per portare la nostra vita all’incontro con te.

Aiutaci a essere voce che annuncia la tua presenza
in questa vita di oggi frettolosa e affannata,
spesso confusa da facili illusioni
e traguardi ingannevoli.

Aiutaci a essere, nel nostro piccolo,
annunciatori del tuo vangelo
con parole sagge e piene di senso
e con gesti di carità, gioiosi e intelligenti.

Aiutaci a superare la tristezza e il pessimismo,
aiutaci a essere dispensatori
di serenità e di speranza,
di tutto ciò che è vero, buono, bello.

Febbraio 2012
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