Rubriche > Catechesi > Sussidi pastorali
RUBRICA: SUSSIDI PASTORALI

Suggerimenti, stimoli e materiali per catechisti, educatori, animatori, impegnati in una efficace comunicazione della fede.

La festa della nostra vitalità
Pentecoste
Il giorno di Pentecoste gli apostoli hanno il coraggio di uscire da se stessi e andare verso gli altri. Lo Spirito Santo è anche lo spirito della missione:  abbiamo il compito di diffondere il messaggio divino, di trasmettere la vita, di risvegliarla.

Tra l'Ascensione e la Pentecoste la Chiesa dedica nove giorni di preghiera, per la discesa dello Spirito Santo, dal quale si aspetta che lavi ciò che è sporco, risani ciò che è ferito, riscaldi ciò che è freddo, sciolga ciò che è indurito e raddrizzi ciò che è sviato.
La Chiesa definisce lo Spirito: consolatore nell'abbandono, padre dei poveri,
luce dei cuori, ospite gradito dell'anima,
balsamo e ristoro per gli uomini.
E crede che senza l'opera dello Spirito di Dio nell'uomo
niente possa esistere né essere integro e sano.

Lo Spirito Santo è descritto con immagini sempre nuove nella sequenza e nell'inno di Pentecoste.
Veni Creator»»» ascolta l'Inno Veni Creator (CD Cantori Gregoriani, Spiritus Domini, Paoline)

Soltanto le immagini sono in grado di illustrare un concetto così astratto. Le affermazioni dogmatiche non ci toccano e oggi molti non sanno che farsene di questa festa perché lo Spirito Santo appare loro un’entità inafferrabile.

Lo Spirito come aria e vento

La Bibbia cerca di spiegare il mistero dello Spirito Santo con l’immagine del vento, una delle creature più misteriose: impetuoso come un guerriero, spavaldo come un ragazzo e delicato come un innamorato, a volte tempesta, a volte alito lieve. Ulula sui monti, sferza il mare, sradica alberi, piega ciò che è elastico, spezza ciò che è rigido.

Una presenza che non si vede ed è riconoscibile soltanto dalla voce e dall'effetto: da come sibila, mugghia, ulula, infuria, canta e sussurra… Esso però rimane nascosto alla vista, anche se lo sentiamo.
Aria e vento sono il nostro elemento vitale indispensabile ci portano le onde della luce, del suono e dell'odore; ne abbiamo bisogno per parlare, ascoltare e capire. Nel linguaggio dell'Apocalisse, però, «vento» o «alito» stanno a indicare lo Spirito onnipotente di Dio… Non a caso il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo si manifesta ai discepoli con il rombo di un forte vento.
Per sentire in sé a Pentecoste qualcosa dello Spirito Santo può essere utile esporsi sempli-cemente al vento, chiudere gli occhi e percepirlo con tutti i sensi, come ci accarezza le guance, ci soffia contro o ci fa oscillare. Chi concepisce il vento come un simbolo dello Spirito di Dio, riesce ad avvertirlo immediatamente nel soffio del vento. Lo Spirito di Dio è nel vento e nel momento in cui avverto il vento su di me è anche in me, mi purifica e mi ritempra, mi accarezza e mi coccola. Nel vento intuisco la vita della natura, ma sperimento anche la vita dello Spirito Santo, anzi, lo Spirito Santo stesso.

Lo Spirito come fuoco

Lo Spirito scende sugli apostoli in lingue di fuoco. Il fuoco è simbolo di vitalità. Se diciamo di una persona che ha un fuoco interiore intendiamo dire che è vivace, piena di forza, che i suoi occhi scintillano ed emana vita, amore, gioia. La Pentecoste è la festa della nostra vitalità.

Aneliamo a essere davvero vivi, a saper amare davvero. 
Troppo spesso ci sentiamo sfiniti, vuoti, annoiati, senza emozioni né slancio. 
E sentiamo di non avere in noi sufficiente forza trainante. Se ammettiamo questa esperienza, avvertiamo in noi anche il desiderio di una fonte vitale che non si esaurisca, di una forza che non si indebolisca, di un ardore che non si spenga. E intuiamo così che deve esserci qualcosa come lo Spirito Santo, uno spirito che proviene da Dio eppure è in noi, che partecipa alla pienezza della vita e ce la comunica. 
Intuiamo che accanto allo spirito primigenio che percepiamo fin troppo spesso in noi ci deve essere anche uno spirito santo, uno spirito puro e limpido, che accanto al cuore intrigante che è in noi e ci spaventa, ci deve essere anche un cuore nuovo, che si lascia guidare dallo Spirito di Dio.

Preservare in noi questo fuoco 

H. Nouwen parla del fuoco interiore dell'esperienza religiosa, che è per lui la vita nello Spirito Santo. Abbiamo il compito di preservare in noi questo fuoco.
Soprattutto coloro che desiderano rendere testimonianza della presenza dello Spirito di Dio nel mondo, devono preservare attentamente il fuoco che arde in loro. Egli ritiene che sia possibile mantenere vivo in noi il fuoco dello Spirito Santo proprio tacendo, e avvertirlo dentro di noi se sediamo in silenzio e prestiamo attenzione al nostro respiro, che simboleggia anch'esso lo Spirito Santo. Il respiro va e viene. Proviene dall'esterno e penetra in noi. Respirando avvertiamo la vita in noi. Avvertiamo in noi un «fuoco interiore».

Lo Spirito ci invia a risvegliare la vita 

Il giorno di Pentecoste gli apostoli hanno il coraggio di uscire da se stessi e andare verso gli altri. Lo Spirito Santo è anche lo spirito della missione. Non esistiamo soltanto per noi stessi, per la nostra realizzazione personale, bensì abbiamo il compito di diffondere il messaggio divino, di trasmettere la vita, di risvegliarla. Lo Spirito Santo non è uno spirito di saccenteria, che vuole ammaestrare gli altri. Non possiamo identificarci con lo Spirito di Dio, non sta a noi dire a tutti come devono vivere. Corriamo anche il rischio di sentirci apostoli e profeti prima di esserlo realmente.
Ci «gonfiamo» dello Spirito Santo. Ma non è questo il senso della Pentecoste. Non dobbiamo gonfiarci, ma farci pervadere dallo Spirito, lasciando che ci unisca agli altri. Dobbiamo farci trascinare fuori dal nostro guscio per andare verso gli altri non perché ne sappiamo più di loro, ma perché abbiamo sentito il gusto della vita, abbiamo nel naso il profumo dello Spirito e desideriamo scoprire e risvegliare questa vita anche negli altri.

Sarebbe un buon proseguimento della celebrazione liturgica se il giorno di Pentecoste ci accostassimo consapevolmente a una persona dalla quale ci dividono delle barriere, fiduciosi che lo Spirito le abbia già abbattute unendoci nel più profondo.
Si realizzerebbe allora concretamente ciò che accadde quel giorno: uomini di diversa provenienza e razza erano in grado di comunicare, la babele delle lingue era annullata e nasceva una comunità, la Chiesa di Gesù Cristo. (Cfr. A. Grün - M. Reepen, L’anno liturgico come terapia, Paoline 2007)



La danza dei talenti e delle differenze (cfr. 1Cor 12,4-10)

Vi sono doni differenti
ma uno solo è il Signore.
Vi sono modalità differenti in cui viene costruito
il Regno di giustizia e di pace,
ma uno solo è Dio che opera tutto e in tutti.
E a ciascuna persona dell'uno e dell'altro sesso,
a ciascuna comunità e a ciascun popolo
è data una manifestazione particolare dello Spirito
per il bene comune di tutta la Terra.

A una persona, a un sesso, a una comunità, a un popolo,
viene dato il dono della sapienza,
del saper vedere dentro le cose, del saperle percepire,
capirne il senso, viverle in sintonia con il tutto,
saper discernere, essere giusti.
A essi è dato il dono dell'interiorità.

»»»  scarica il testo completo

GIULIANA MARTIRANI
DANZA DELLA PACE (LA)
Dalla competizione alla cooperazione
LIBRO:
13,00 €
Destinatari: EDUCATORI - INSEGNANTI
Tutti siamo chiamati a recuperare gli ideali di collaborazione, di solidarietà, di nonviolenza non soltanto a livello personale, ma anche di comunità e di popoli, nel rispetto degli altri esseri viventi che condividono con noi il pianeta Terra.
ANSELM GRÛN + MICHAEL REEPEN
ANNO LITURGICO COME TERAPIA (L’)
LIBRO:
8,00 €
Destinatari: TUTTI
L’anno liturgico, con le sue immagini e i suoi simboli, dà ai pensieri e ai sentimenti la possibilità di esprimersi e alla persona di conoscersi veramente.
Maggio 2012
Lu
Ma
Me
Gio
Ve
Sa
Do
 
1
2
3
6
13
27
31
 
 
 
 
Cerca
nel sito
nel catalogo
sito + catalogo