Con l’evento della risurrezione l’intera persona umana entra nella vita di Dio, e la preghiera di Paolo, tratta dalla seconda lettera ai Corinti, ci invita a essere creature nuove, viventi per Dio e non più per se stesse.

Con E. Ronchi
Con passo di sole
La storia va diritta per la sua strada, molte volte con passo di belva.
La storia di Gesù viene a noi con passo di sole,
egli avanza incontro a ciascuno con il passo dell'amico e del pastore, un passo di luce.
Come il sole, Cristo ha preso il proprio slancio nel cuore di una notte:
quella di Natale, piena di stelle, di angeli, di canti, di greggi,
e lo riprende in un'altra notte, quella di Pasqua: notte di naufragio, di terribile silenzio, di buio ostile, dove geme e piange un pugno di uomini e di donne totalmente disorientati.
Notte dell'incarnazione, in cui il Verbo si fa carne.
Notte della risurrezione, in cui la carne indossa una tunica di luce, in cui si apre il sepolcro, vuoto e risplendente nel fresco dell'alba.
E nel giardino è primavera.
Nessun corpo dentro, solo le bende giacevano al suolo;
nessun cadavere, ma un uomo identico e insieme nuovo, più vivo che mai!
Così respira la fede, da una notte all'altra sul ritmo del sole.
E Pasqua ci invita a mettere il nostro respiro in sintonia con quell'immenso soffio che unisce incessantemente il visibile e l'invisibile, la terra e il cielo, il Verbo e la carne, il mondo dei morti e quello dei vivi.
Ci invita a respirare quell'ansia di luce che abita i nostri inverni,
“a respirare sempre Cristo, il Vivente che fa vivere”.
L’evangelo del corpo
Il primo segno di Pasqua è il sepolcro vuoto, questo vuol dire che nella storia umana manca un corpo per chiudere in pareggio il conto degli uccisi. Una tomba è vuota: manca un corpo alla contabilità della morte, i suoi conti sono in perdita. Manca un corpo al bilancio della violenza: il suo bilancio è negativo.
La risurrezione di Cristo solleva la nostra terra, questo pianeta di tombe verso un mondo nuovo, dove gli imperi fondati sulla violenza crollano, dove le piaghe della vita possono distillare non più sangue ma luce, come le ferite del Risorto.
Risurrezione: per dire che il male non è il vincitore, che di fronte alla violenza che dilaga la Pasqua ci convoca a “rifiutarci di accettate una storia in cui il carnefice abbia in eterno ragione della sua vittima” (M. Horkheimer).
Gesù, vittima che risorge, mostra che, se Dio è Dio non vinceranno i più violenti o i più forti, ma che l'esito della storia sarà buono e giusto.
Pasqua è il vero salto di qualità della storia.
Ma Cristo va, con passo di sole, anche sulla strada di ciascuno.
Pasqua è l'evangelo del corpo: è il corpo che risuscita, non l'anima.
Un'anima indistruttibile non basta a dare senso alla vita eterna.
È il corpo di Lazzaro che viene fuori, è sciolto, è lasciato andare, è il corpo di Gesù che manca nel sepolcro vuoto.
Tutta la settimana santa è focalizzata attorno al corpo di Gesù.
Maria di Betania unge di nardo i suoi piedi e li avvolge con i suoi capelli.
Inizia così la passione, con il corpo profumato; poi:
«Questo è il mio corpo, prendete» (Mc 14,22);
il corpo torturato, inchiodato, violentato dalla morte, sepolto;
poi il corpo assente nel sepolcro vuoto,
e infine il corpo di Cristo trasformato a Pasqua!
La risurrezione è l'evangelo del corpo, è la buona notizia che esso non è destinato a essere annullato, azzerato, semplicemente buttato via, ma trasformato.
Perché il corpo è il luogo in cui è detto il cuore dell'uomo. E se il cuore è abitato da Dio, finalmente, come dice padre Turoldo, i sensi saranno « divine tastiere » e il corpo sboccerà di nuovo oltre la morte, come un fiore di luce.
La risurrezione è la salvezza della corporeità.
Dopo i racconti di Pasqua non si può più pensare al corpo come a un involucro da cui liberarsi per entrare in comunione con Dio.
L'intera persona umana entra nella vita di Dio.
B. Maggioni, F. Manzi, E. Ronchi, R. Vignolo, I racconti di Pasqua, Paoline 2008
Con s. Paolo
Vedendo Cristo
Possa il tuo amore, Cristo
essere la potenza che ci contiene.
Sei morto per tutti noi,
perché chi vive
viva non più per se stesso
ma per te, che per noi
sei morto e risorto.
D’ora innanzi, perciò, ho deciso di non considerare nessuno
da un punto di vista puramente umano
come un mero essere naturale.
Perché se uno è in te, Cristo,
è una creatura nuova;
le cose vecchie sono passate
e nuove ne sono nate.
Tutto questo, è un dono, naturalmente,
di tuo Padre celeste
che mediante te ci ha riconciliati con sé
e ci ha affidato, in cambio, il privilegio
di portare ad altri la stessa riconciliazione.
Sì. È stato tuo Padre
a riconciliare a sé il mondo
non facendo valere le nostre colpe
contro di noi.
A noi ora egli ha affidato il suo messaggio.
Aiutaci a vivere in modo
che possiamo essere tuoi ambasciatori, Cristo,
come fosse tuo Padre a esortare
per mezzo nostro (2Corinti 5,14-20).
P. Hilsdale, Nel Signore Gesù. Preghiere dalle Lettere di Paolo, Paoline 2004