IL LIBRO
“Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente”. Il grido di Sofonia è attualissimo. È proprio per noi, angosciati da tutto il male che la cronaca, raccolta, rilanciata e ingigantita dai media, ci rovescia ogni giorno addosso, come Benedetto XVI ha incisivamente sottolineato l’8 dicembre a Roma, sotto la statua dell’Immacolata: “Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono”. Così, all’inquinamento dell’aria, già motivo di ansia, si crea “l'inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia”.
Accogliamo l’invito del profeta, perché la sua promessa è diventata realtà: con Gesù, il Salvatore è veramente in mezzo a noi. È per questa certezza che Paolo ci esorta non solo a non lasciarci cadere le braccia, ma a dare spazio alla fiducia e alla gioia: “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù”.
A Natale bisogna essere più buoni?
La religiosità popolare ha tradotto l’invito di Paolo con una specie di ritornello che, avvicinandosi la festa, sentiremo ripetere sempre più spesso da tutti i pulpiti e in tutte le salse: “A Natale bisogna essere più buoni”. Non sono pochi, soprattutto tra i sapientoni e tra i cristiani con la puzza al naso, che ironizzano su questo invito “bambinesco”. Dobbiamo invece tenercelo caro, perché noi popolino non siamo così ingenui come i sapientoni immaginano. Sappiamo bene che non si diventa più buoni con il prosciutto cotto o con il panettone mandorlato, come promette la pubblicità in questi giorni; che è inutile essere più buoni solo a Natale, se non lo si è tutti i giorni dell’anno. Sappiamo, però, anche quanto è importante un “tempo” che ci ricordi con particolare forza e intensità l’impegno a essere più buoni tutti i giorni. Il Natale è questo tempo, perché in maniera unica ci ricorda che il Salvatore è in mezzo a noi.
Ma cosa significa essere più buoni? Per non cadere nel sentimentalismo, nel buonismo o nel velleitarismo, basta essere attenti alla straordinaria lezione del Battista:
“Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”.
Che vuol dire: condivisione. Non soltanto e soprattutto della roba, ma della vita, di se stessi.
“Non esigete nulla più di quanto vi è stato fissato”.
Che per noi, oggi, significa riscoprire il senso del limite, derivante dalla consapevolezza di essere creature e creature fallibili come, dopo decenni di “ognuno faccia ciò che gli pare”, il governo, le regioni, le provincie, i comuni stanno riscoprendo e goffamente cercando di rimediare con proibizioni di ogni tipo.
“Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, accontentatevi delle vostre paghe”.
Che vuol dire: coscienza - più che mai necessaria e urgente - dei diritti e dei doveri.
Questa è la bontà che Gesù è venuto a proporre con la sua nascita a Betlemme, e che tocca a noi testimoniare e diffondere per preparare il suo ritorno. Questa bontà, vissuta e testimoniata umilmente, senza arroganza, senza sbandieramenti, ma con affabilità e serenità (“La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Non angustiatevi per nulla”), è quella che dà la forza di non lasciarsi cadere le braccia e di diffondere il coraggio per non lasciarsi cadere le braccia.
È a questa bontà che Benedetto XVI ha reso omaggio: “Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell'amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti… e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società”.
LA VITA
Questa forza nasce soltanto dall’accoglienza di Gesù, dalla sua presenza. Stiamo attenti a non lasciarci convincere del contrario perché, nonostante la storia abbia provato infinite volte che i “salvatori senza Gesù o contro Gesù” non hanno salvato proprio un bel niente, ma hanno provocato soltanto disastri, sono tanti e potenti quelli che si illudono e vogliono illudere che il male può essere vinto con le sole risorse umane.
Occhio alla pubblicità “natalizia”! Avete notato che sta praticamente escludendo Gesù dal Natale? Non si vedono più - almeno per ora - né Gesù né la grotta, ma solo babbo natale, cucinato in tutte le salse, renne che corrono sulla neve, negozi e vetrine scintillanti. Sarà un caso oppure, l’industria, sempre la prima a fiutare l’aria che tira, si sta spostando sulle posizioni “europee” del “via Gesù! Dà solo fastidio. Ce la caviamo da soli”?
LA PREGHIERA
Vieni, Signore Gesù!
Signore, accogliamo l’invito a essere forti e fiduciosi,
sempre e nonostante tutto, perché tu sei in mezzo a noi
e ci sostieni con la tua bontà che ci conforta.
Tu rendi più autentica e vera la nostra fede in te.
Signore, accogliamo l’invito a essere contenti e sereni,
cortesi, affabili e buoni verso tutti,
senza angustiarci e senza affannarci per nulla.
Tu custodisci i nostri cuori e i nostri pensieri nella tua pace.
Signore, noi accogliamo l’invito a condividere ciò che abbiamo,
a non essere prepotenti, sfruttatori e incontentabili,
a rispettare gli altri soprattutto quando sono più deboli.
Tu aiutaci a vincere l’egoismo e a imitare la tua carità.