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LUI PRECURSORE, NOI APRIPISTA
“Cosa può dirci il Signore
con Giovanni Battista?”
dobbiamo essere come lui.
“Noi come lui?
Noi piccoli piccoli,
come lui così grande?”.
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“LEGGERE” LA BIBBIA
In questa terza domenica, la liturgia ci ripropone Giovanni Battista, un personaggio talmente grande,
“il più grande tra i nati di donna”, così al di fuori della nostra portata che potremmo ritenere irraggiungibile come modello, e quindi soltanto da conoscere e ammirare.
Invece non può e non deve essere così.
La Parola che ci viene proclamata non è - ce lo dobbiamo ripetere continuamente! - per arricchire le nostre nozioni, per renderci più istruiti. Se così fosse, in tutto il tempo dell’Avvento, potremmo benissimo saltare a piedi pari la liturgia della Parola, perché, gira gira, i brani che ci vengono proposti sono sempre gli stessi. Li straconosciamo. Tanto da rischiare saturazione e noia.
La Parola è il Signore che ci parla. Oggi! Oggi che non è ieri e non è domani. Oggi.
Un giorno che non c’è mai stato e non ci sarà più.
Quello che il Signore ci rivolge con la testimonianza di Giovanni è quindi un messaggio che non c’è stato mai detto e non si ripeterà più allo stesso modo.
“Ma cosa può dirci il Signore con Giovanni Battista?”
La risposta è semplice e obbligata: dobbiamo essere come lui.
“Noi come lui? Noi piccoli piccoli, come lui così grande?”.
Lo so, la cosa ci spaventa, ma dobbiamo reagire, anche perché è Gesù stesso a confortarci: “Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Mt 11,11). E noi siamo sicuramente tra i più piccoli.
Mettiamoci perciò in ascolto.
Le prime domande che i sacerdoti e i leviti pongono a Giovanni: “Tu chi sei? Chi sei, dunque? Sei tu Elia? Sei tu il profeta”, ce le possiamo risparmiare. Che noi non siamo il Cristo, il Messia, né Elia, lo si vede benissimo. La nostra vita per nulla straordinaria lo dimostra. Possiamo, però, prendere in seria considerazione la domanda finale con una semplice ma necessaria variazione: “Perché sei cristiano?”. Per rispondere a questo interrogativo, oggi, per noi è urgente metterci nei panni di Giovanni: “Per annunciarvi che in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”.
Questa è la testimonianza che la Parola ci chiede con Giovanni Battista. Lui è stato il precursore di Gesù, noi siamo chiamati a riaprirgli le strade, a essere i suoi apripista.
Per assolvere questo compito è necessario prima di tutto allargare le strade del Signore dentro di noi, prendendo coscienza che noi, più che il Servo di Dio e dello stesso Giovanni, possiamo dire: “Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione. Noi, infatti, abbiamo ricevuto il battesimo “in Spirito Santo” che il Battista poteva soltanto preannunciare. Ma non basta! Dobbiamo impegnarci a testimoniare nella vita di ogni giorno che il dono dello Spirito non è un regalo da scartare e da tenere nello scaffale, ma una responsabilità che ci obbliga a testimoniare come il Servo di Dio, come Giovanni (come Gesù!): “mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore”.
In parole povere, Giovanni Battista, Parola per noi oggi, ci impegna a vivere e testimoniare una fede in Gesù Cristo operosa, generosa, creativa, bella, capace di dimostrare che i criteri di Dio, manifestati in Gesù, sono vincenti su quelli del mondo, anche se li contesta e li rovescia, come canta Maria: “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”.
E il tutto con gioia, come esorta san Paolo: “Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi”. Perché nessuno cerca un Salvatore che non porti gioia, e un salvatore autentico non può non portare gioia.
PER “LEGGERE” LA VITA
Oggi non basta essere bravi cristiani per il parroco. E’ necessario esserlo per far conoscere Colui che è in mezzo a noi ma che tanti non conoscono più, a cominciare dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi di lavoro.
Più volte abbiamo fatto riferimento alla nota pastorale della CEI: “Questa è la nostra fede” del 15 maggio 2005. Ascoltiamo cosa ci raccomandano i vescovi: “Molti non riescono più a integrare il messaggio evangelico nell’esperienza quotidiana; cresce la difficoltà di vivere la propria fede in Gesù in un contesto sociale e culturale in cui il progetto di vita cristiano viene continuamente sfidato e minacciato. In questo contesto culturale non ci si può limitare a ripetere il Vangelo; occorre uno sforzo per ricomprenderlo perché parli ancora alle donne e agli uomini di oggi. Non si tratta ovviamente di annunciare un Vangelo diverso, ma occorre un modo diverso di annunciarlo.
Il Vangelo è quello di sempre, ma nuovo deve essere il modo di capirlo e di viverlo, non soltanto di dirlo, in maniera che esso liberi tutta la sua carica di rinnovamento e di speranza (7).
Non basta parlare del Vangelo; occorre in un certo senso renderlo “visibile” e “tangibile”. Perché un credente sappia comunicare con la testimonianza il primo annuncio della fede, non gli si richiede altro che credere e non vergognarsi del Vangelo; basta dire, con atteggiamenti concreti e con linguaggio appropriato, perché si è lieti e fieri di credere” (18).
Cristiani lieti e fieri. Questo è il messaggio che la Parola ci rivolge con il Battista.