Per le parole dello studio ci lasciamo guidare da un criterio di utilità pratica. Ci siamo chiesti: "Quali sono le parole più utili per poter studiare bene e quali sono le parole che stanno a fondamento di un itinerario di crescita e di maturità per giovani e adolescenti?"
Abbiamo così deciso di prendere in considerazione:
- l'attenzione, l'atteggiamento fondamentale per entrare nello studio e rimanervi;
- il metodo, la strategia per organizzare i contenuti;
- la curiosità, la capacità di fare e di farsi delle domande;
- il sapere, il gusto interiore per ciò che si studia;
- l'insegnare, la capacità di comunicare ad altri quello che si è imparato;
- la distrazione, una via di uscita che rallenta il cammino.
Ci piace introdurre la raccolta delle parole dello studio con alcune riflessioni sull'utilità degli studi scolastici al fine dell'amore di Dio della scrittrice Simone Weil, ricavate dalla sua intensa esperienza di insegnante e di amante dello studio.
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ATTENZIONE
La parola attenzione deriva dal verbo attendere, in latino ad-tendere, che significa tendere a, andare verso una cosa, una persona, una situazione; l'attenzione è l'atteggiamento di «concentrazione» (un centro di interesse), di «tensione interiore verso» (un'energia vitale), di «fissazione della mente su» (un'attesa attiva). L'attenzione ha una connotazione dinamica (ad-azione) che dice un'azione, un'attività, un movimento della persona verso un oggetto che desidera e che le interessa; è un movimento di crescita dell'intera persona, spirito, anima e corpo, verso un'unificazione personale.
L'immagine che esprime l'attenzione è quella dei piedi che ci permettono, a livello esterno, di raggiungere l'oggetto della nostra attenzione; questa ci porta a camminare senza inciampo verso ciò che abbiamo scelto.
Il testo Formare all’attenzione dice come ogni sforzo autentico di attenzione non va mai perduto ai fini di una crescita umana e spirituale.
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CURIOSITÀ
La parola curiosità incomincia con le tre lettere cur che in latino corrispondono all'avverbio interrogativo perché? La curiosità è la capacità di farsi domande, di cercare risposte, di andare al di là delle cose; la curiosità è anche la possibilità, o l'opportunità, di entrare con discrezione nel cuore delle cose e delle persone, di vedere ciò che sta dietro la facciata e sotto la scorza di ciò che è chiuso o nascosto. La curiosità è figlia dell'intelligenza perché è tipica di chi non si ferma all'apparenza, ma ricerca ciò che sta dietro e dentro le cose.
L'immagine che esprime la curiosità è la chiave perché invita a entrare, a oltrepassare una porta e attira oltre quello che si vede.
Il testo I desti e i dormienti interpella e mette in discussione su diversi valori legati alla curiosità e al senso profondo della vita.
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SAPERE
La parola sapere deriva dal verbo latino sàpere che significa sapere, aver sapore, avere sapienza. Il sapere raccoglie in sé tre significati:
- è il dono di conoscere, capire e comprendere;
- è la capacità di sentire e gustare le cose internamente;
- è la sapienza e la saggezza nelle cose della vita.
L'arte del maestro, con il suo metodo e la sua didattica, ha come obiettivo non solo un sapere, ma anche un sapore, cioè un gusto per le cose che si insegnano e si apprendono: la sapienza non consiste tanto in un sapere, ma in un sapore.
L' immagine che esprime il sapere è il sale. Questo, utilizzato nella preparazione dei cibi, dà gusto e sapore alle pietanze e le rende appetitose; il sale si scioglie nei cibi per far risaltare il gusto e li conserva. Nella vita di una persona la sapienza non è qualcosa che si vede, ma una modalità che caratterizza tutto il suo essere, spirito, anima e corpo.
Il racconto La bambola di sale invita a entrare più intimamente nelle cose, a riscoprire il senso della vita e a conoscere in modo nuovo la propria persona.
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Cerca altre parole sulla relazione nel volume da cui è stata tratta questa traccia:
F. Balbo – R. Bertoglio, Nel cuore delle parole. Alla scoperta del gusto di comunicare.