Questo itinerario per bambini sulle parabole, che proponiamo ai catechisti e insegnanti, si articola in 4 tappe: 1. Il seminatore uscì a seminare. 2. Venne il nemico e seminò la zizzania. 3. Il granello di senape e il lievito. 4. Il tesoro nascosto e la perla preziosa. Una video per ogni puntata accompagna l’itinerario.
L’itinerario, Gesù annuncia il suo Regno, prende in considerazione quattro parabole raccontate nel vangelo di Matteo al capitolo 13 e comprende:
- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;
- una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.
Progetto completo

1. Il seminatore uscì a seminare
(Matteo 13,1-9)

2. Venne il nemico e seminò la zizzania
(Matteo 13,24-30)

3. Il granello di senape e il lievito
(Matteo 13,31-33)

4. Il tesoro nascosto e la perla preziosa
(Matteo 13,44-45)
Introduzione biblica generale
Le parabole
La parabola è un genere letterario tipico del mondo orientale che, per insegnare, preferisce usare paragoni, immagini e simboli, più che discorsi e concetti. Serve per provocare e far riflettere l'ascoltatore.
Le radici della parabola le possiamo trovare nell’AT. Nel libro dei Proverbi vi sono delle sentenze che spesso si esprimono con un paragone. La parabola sviluppa il paragone trasformandolo in racconto. Molto conosciuta è la parabola che il profeta Natan racconta a Davide per fargli riconoscere il suo peccato (cf 2Sam 12).
La parabola non deve essere interpretata come un'allegoria, che è formata da diverse metafore, ognuna delle quali ha un suo significato. Tipica allegoria è quella della vite e i tralci (cf Gv 15). Nella parabola i tratti secondari sono in funzione del racconto, che deve essere colto nel suo significato globale, senza cercare le corrispondenze.
A volte possiamo trovare nello stesso Vangelo un'interpretazione allegorica di una parabola. Ad esempio la spiegazione della parabola della zizzania in Mt 13,36-45 è un'interpretazione allegorica di Mt 13,24-30 nella nuova situazione della comunità primitiva.
Anche i rabbini al tempo di Gesù usavano il metodo parabolico per l'insegnamento nelle loro scuole e per l'interpretazione di passi difficili della Bibbia.
Si domandavano: A che cosa somiglia?
Introducevano così la parabola e la concludevano con: così pure... facendo l'applicazione al brano della Scrittura.
Gesù ricorre alle parabole per presentare i misteri del regno di Dio e per scuotere i suoi uditori affinché riflettano sulle loro responsabilità. Ai discepoli, docili al suo insegnamento, invece egli può parlare apertamente. È questo il senso difficile del detto di Mt 13,13: “Parlò loro in parabole, perché pur vedendo non vedono e pur udendo non odono e non comprendono”, a cui segue la citazione di Isaia 6,9-10.
Come al tempo di Isaia, i giudei hanno il cuore indurito, gli orecchi turati, gli occhi chiusi, non vogliono comprendere e convertirsi in modo da essere salvati.
Matteo raccoglie nel capitolo 13 del suo Vangelo una serie di parabole del Regno, chiamate così perché iniziano appunto con le parole: “Il regno dei cieli è simile a ... “.
Troviamo la parabola del seminatore con la sua spiegazione, della zizzania con la sua spiegazione, del granello di senape, del lievito, del tesoro, della perla e della rete.
Con queste parabole Gesù presenta alcuni aspetti del Regno. La comunità, attualizzando queste parabole nella situazione concreta, ha aggiunto una spiegazione trasformandole in allegorie, dando cioè a ogni elemento un significato particolare.
La folla a cui Gesù si rivolge è venuta a lui soprattutto per avere guarigioni, per cercare qualche cosa di spettacolare. Gesù invece chiede un impegno di vita, propone una conversione. Gesù non può essere capito da queste persone che non cercano il regno di Dio, ma se stesse e i propri interessi. Gesù allora fa un ultimo tentativo, usa il metodo parabolico per provocare, per invitare a riflettere.