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RUBRICA: SUSSIDI PASTORALI
Suggerimenti, stimoli e materiali per catechisti, educatori, animatori, impegnati in una efficace comunicazione della fede.
   
3. San Paolo alla Regola e Santa Maria in Via Lata
Le case di San Paolo
Sono presentate due delle case dove, secondo la tradizione e i recenti studi, Paolo avrebbe abitato prima di essere ucciso. Proposte alcune notizie del tempo e un brano in cui Paolo spiega le ragioni delle sue catene.

Introduzione - 1. Via Appia Antica: Foro Appio e Tre Taverne - 2. Porta Capena e Porta San Sebastiano - 3. San Paolo alla Regola e Santa Maria in Via Lata - 4. Carcere Mamertino - 5. Tre Fontane - 6. Basilica di San Paolo

3 TAPPA
A Roma, Paolo, in attesa di essere processato, ottenne una certa libertà di movimento, secondo il racconto degli Atti degli Apostoli:
«Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato di guardia… Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,16.30-31).

Secondo la tradizione l’Apostolo Paolo avrebbe abitato in due case. Su questi luoghi, nel corso dei secoli, sono state costruite due chiese: S. Paolo alla Regola e S. Maria in Via Lata (oggi Via del Corso). Secondo gli studiosi, S. Paolo alla Regola è l’ipotesi più accredita della prima dimora di Paolo a Roma. Qui avrebbe abitato tra il 61 e il 63 d.C., per diciotto mesi come previsto dalla legge, in attesa del processo mai avvenuto per decorrenza dei termini. In questo primo periodo romano, nel suo stato di semilibertà, Paolo potrebbe aver incontrato le comunità di Roma, nelle “domus ecclesiae” dove si riunivano per la condivisione della Parola e per l’Eucarestia e potrebbe aver frequentato la casa di Aquila e Priscilla, la coppia che aveva collaborato con lui in Grecia e nell’Asia Minore.
Secondo la tradizione, Paolo dimorò in uno dei luoghi abitati dagli Ebrei, nei pressi del fiume Tevere, nella zona Trastevere, al di là del porto di Ripa Grande, il 14° e ultimo quartiere della città, secondo la divisione di Augusto. Le caratteristiche del luogo, dove sorge attualmente la chiesa di S. Paolo alla Regola e la vicinanza del Tevere, corrispondono alle descrizioni di una zona di abitazioni e di magazzini del I secolo e sono convalidate da antiche testimonianze sul fatto che Paolo ha vissuto nel luogo dei granai. Recenti scavi archeologici, proprio in questa zona, hanno evidenziato la presenza di magazzini di grano (horreum) e un antichissimo apocrifo del II secolo precisa, infatti, che «Paolo prese in fitto un horreum». Un granaio ampio dove si pensa potesse predicare, insegnare, confortare i cristiani.

S. Maria in Via Lata (oggi Via del Corso). La chiesa attuale sorge sulla chiesa paleocristiana conservata come cripta. In questo luogo – secondo la tradizione – si è indicata la seconda abitazione di Paolo a Roma. Nel 63, quando Paolo fu prosciolto da ogni accusa, egli lascia Roma, non si sa se per andare in Spagna o per tornare in Asia Minore. Tornerà, però a Roma dopo alcuni anni, all’epoca di Nerone, e sarà vittima delle persecuzioni neroniane. Si ritiene che questo luogo sia stato luogo di incontro tra i cristiani e Paolo, ma che abbiano potuto presiedere l’assemblea anche Pietro e altri apostoli.

Notizie utili. 
Gli Ebrei a Roma ai tempi di Paolo erano circa 40.000, su un totale di un 1.000.000 di abitanti. Erano giunti a Roma già due secoli prima di Cristo. A Ostia antica ci sono i resti di una Sinagoga ebraica. I Giudei residenti a Roma, al contrario di quelli di Alessandria, non vivevano in una comunità unita, ma erano suddivisi in gruppi autonomi tra loro, facenti capo a una Sinagoga. Il cristianesimo a Roma, forse, è sorto grazie a Ebrei convertiti. Tra i primi convertiti un buon numero apparteneva alle classi medio-alte: professionisti, commercianti e funzionari statali. La comunità cristiana di Roma ai tempi di Paolo si riuniva nelle case.

 

Dagli Atti degli Apostoli [ascolta]
«Entrati poi in Roma fu permesso a Paolo di dimorare per conto suo, con un soldato a guardia. Tre giorni dopo egli convocò i principali tra i Giudei. Quando si furono radunati disse loro: ‘Io, o fratelli, pur non avendo fatto nulla contro il mio popolo o contro gli usi dei nostri padri, sono stato messo in catene  a Gerusalemme  e consegnato nelle mani dei Romani. Essi, dopo aver fatto un’inchiesta, volevano rilasciarmi, perché non c’era in me nulla che meritasse la morte. Ma poiché i Giudei si opponevano, fui costretto ad appellarmi a Cesare, non però come se avessi qualcosa da rimproverare al mio popolo. Per questo motivo io vi ho fatti chiamare per vedervi e parlarvi: poiché è a motivo della speranza d’Israele che io porto questa catena’. Ma essi gli dissero: ‘Noi non abbiamo ricevuto alcuna lettera dalla Giudea riguardo a te, né alcuno dei fratelli è venuto a raccontarci o a dirci qualcosa di male sul tuo conto. Ma riteniamo opportuno sentire da te ciò che pensi: infatti riguardo a questa setta ci è noto che in ogni luogo trova opposizione’.  In un giorno prefissato molti si recarono da lui nel suo alloggio. Nella sua esposizione egli rendeva testimonianza del regno di Dio e cercava di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalla Legge di Mosè e dai profeti, dal mattino fino alla sera . Alcuni si lasciarono convincere dalle cose dette, altri restavano increduli . Non riuscendo a mettersi d’accordo tra loro, si separarono, mentre Paolo diceva una sola parola: ‘ Bene a ragione lo Spirito santo ha parlato ai vostri padri per mezzo del profeta Isaia, dicendo: Va’ da questo popolo e di’:
udrete con gli orecchi e non capirete,
guarderete con gli occhi e non vedrete:
si è indurito infatti il cuore di questo popolo,
e con gli orecchi hanno udito male,
e hanno chiuso i loro occhi;
per non vedere con gli occhi
né udire con gli orecchi
e non comprendere con il cuore e convertirsi,
e io non li guarisca!
Sia noto dunque a voi che ai pagani è stata inviata questa salvezza di Dio: ed essi ascolteranno!’.
Paolo rimase due anni interi in un ambiente preso a pigione e riceveva tutti quelli che andavano a visitarlo, annunciando il vangelo del regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con piena libertà e senza ostacoli»  (At 28,16-30).
[Dal CD "Atti degli Apostoli", Multimedia S.Paolo].


Proclamiamo il credo dei chiamati con le parole di Paolo

- Noi crediamo che Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto (cfr. Ef 1,4).
- Noi crediamo che quelli che Egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo (Rm 8,29).
- Noi crediamo che Dio ci ha scelti fin dal seno materno, ci ha chiamati con la sua grazia e si compiace di rivelare a noi suo Figlio, perché lo annunziamo (Gal 1,15-16).
- Noi crediamo che Dio ha scelto ciò che è debole per confondere i forti, affinché la nostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio (1Cor 1,27).
- Noi crediamo che a ciascuno Dio ha dato una manifestazione  dello Spirito per l’utilità comune (1Cor 12).
- Noi crediamo di doverci comportare in maniera degna della vocazione che abbiamo ricevuto: con tutta umiltà, mansuetudine e pazienza, cercando di crescere in ogni cosa verso di Lui (Ef 4,1-2).
- Noi crediamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno (Rm 8,28).
- Noi crediamo a colui che in tutto ha potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la sua potenza che già opera in noi (Ef 3,20).
- Noi crediamo che colui che ha iniziato in noi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù, perché colui che ci ha chiamati è fedele (Fil 1,6; 1Ts 5,24).

ascolta   
canto: Sancte Paule Apostole (Cantori Gregoriani, Mihi vivere Christus est, Paoline 2008)

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