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RUBRICA: SUSSIDI PASTORALI

Suggerimenti, stimoli e materiali per catechisti, educatori, animatori, impegnati in una efficace comunicazione della fede.

GESÙ DÀ LA VITA PER NOI - 3° TAPPA: Ci ha amato sino alla fine
Itinerario biblico per bambini
È importante che i ragazzi familiarizzino con l’evento della passione e morte di Gesù che dimostra il suo infinito amore per l'umanità. Le indicazioni metodologiche mirano a portare ogni ragazzo, assieme al proprio gruppo e alla comunità cristiana, a conoscere e amare Gesù che dà la vita per noi.

Osanna al Figlio di David Fate questo in memoria di me Ci ha amato fino alla fine

L'Itinerario è costituito da:
- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sul brano evangelico corrispondente
- una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.


1. SCHEDA BIBLICA
   Gesù nel Getsemani e tradimento di Giuda
   Il giudizio e la condanna di Gesù
   Verso il Calvario e crocifissione
   Morte e sepoltura di Gesù
2. SCHEDA METODOLOGICA
   
Conoscere (video)
   Riesprimere
   Vivere
   Celebrare



1. SCHEDA BIBLICA
L'avvenimento nel contesto biblico


Gesù nel Getsemani e tradimento di Giuda (Lc Lc 9,51–52)

La passione di Gesù viene narrata da tutti gli evangelisti. Essi non intendono dare una cronaca dei fatti, ma far scoprire il profondo significato teologico di questi eventi dolorosi e incomprensibili da un punto di vista umano ma che, illuminati dalla luce della risurrezione, mostrano il misterioso piano salvifico di Dio.
Non deve perciò stupire la discordanza che troviamo nell'esaminare in sinossi i quattro Vangeli della passione. Ogni evangelista vuole sottolineare un particolare aspetto di questo mistero.

Gesù nel Getsemani (Lc 22,39-46; Mc 14,32-42)
Al Getsemani Gesù è presentato nel suo aspetto umano più debole: vengono sottolineate la paura, l'angoscia e la tentazione di sfuggire al dolore di fronte all'avvicinarsi della sua passione e morte. Marco pone maggiormente l'accento su questa situazione, ma al tempo stesso, mette in luce il rapporto unico che Gesù ha con il Padre, riportando l'invocazione aramaica Abbà, tipica del modo con cui i bambini si rivolgevano al loro padre.
L'espressione: l’anima mia è triste fino alla morte, si trova nell'AT per indicare una tristezza e una situazione insostenibili, al punto da preferire la morte (cf Gn 4,9; Sal 42,6; 43,5).
In Giovanni manca la scena del Getsemani, abbiamo però un parallelo: “Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora”(Gv 12,27). Qui Gesù non domanda al Padre di liberarlo, manifesta soltanto una velata tentazione, subito vinta.
La lettera agli Ebrei fa riferimento a questa scena: “Proprio nei giorni della sua vita terrena egli (Gesù) offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua buona accettazione” (Eb 5,7). L'esaudimento non consiste nel far passare il calice (in questo Gesù non è stato esaudito), ma nel vincere la tentazione e saper dire: “Non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu”. La vittoria verrà sigillata dalla risurrezione.

Il tradimento di Giuda
Nell'elenco dei Dodici Giuda è sempre all'ultimo posto e viene distinto da Giuda Taddeo con il nome Iscariota o Iscariot e con l'accenno al tradimento (cf Mt 10,4; Mc 3,19; Lc 6,16).
Tutti e quattro gli evangelisti raccontano come Giuda sia andato dai sommi sacerdoti per consegnare loro Gesù. Con tono costernato lo qualificano come uno dei Dodici (cf Mc 14,18 e paralleli). Luca specifica: “Satana entrò in Giuda che era dei Dodici” (cf Lc 22,3).
Gesù sa quali sono le intenzioni di Giuda e predice il tradimento: “Uno di voi è un diavolo”, e l'evangelista commenta: “Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota; sarebbe infatti stato lui a tradirlo, lui, uno dei Dodici” (Gv 6,71).
Giuda, infatti capeggia la banda armata che va ad arrestare Gesù e stabilisce come segno di riconoscimento un bacio. Quello che è un segno di amore e di amicizia diventa segno del tradimento.
Gesù cerca di risvegliare la coscienza del discepolo: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?” (Lc 22,48). Troppo tardi, Giuda, preso dal rimorso, riconosce il suo peccato: “Ho peccato, ho tradito il sangue innocente” (Mt 27,4). Ma il peccato più grande di Giuda è stato di non credere all'amore e alla misericordia di Gesù. Disperato va a impiccarsi (cf Mt 27.5).

Giovanni presenta Giuda come la personificazione delle tenebre, cioè di tutto ciò che si oppone alla missione salvifica di Cristo. Quando Giuda alla cena di Betania protesta per lo spreco del profumo versato da Maria sui piedi di Gesù, Giovanni lo qualifica come uno dei suoi discepoli, quello che stava per tradirlo, e commenta negativamente questo suo intervento: “Disse questo non, perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro, e tenendo la borsa, portava via quello che si metteva dentro” (Gv 12,6).
Al capitolo 13 Giovanni mostra il contrasto tra l'amore di Gesù che amò i suoi sino a dare la vita e Giuda al quale il diavolo aveva messo in cuore di tradire il Maestro. Durante l'Ultima Cena, infatti, dopo che Giuda ha preso il boccone da Gesù, l'evangelista dice che satana entrò in lui e soggiunge: “Ed era notte”. Non si riferisce tanto al buio esterno, ma alla tenebra che opprime il cuore di Giuda in questo tragico momento.




Il giudizio e la condanna di Gesù (Mc 11, 1-11)

È molto difficile ricostruire la cronologia degli avvenimenti e concordare i dati degli evangelisti. È anche difficile stabilire le reali responsabilità della condanna di Gesù: a volte si tende a mettere in evidenza il rifiuto dei giudei, a volte il fatto che Gesù viene consegnato nelle mani dei peccatori, cioè dei romani che, essendo pagani, sono ritenuti tali.
Tutti e quattro gli evangelisti parlano di una comparizione di Gesù davanti al sinedrio. Giovanni riferisce anche di un interrogatorio di Anna, sommo sacerdote scaduto, suocero di Caifa, che godeva ancora di una certa autorità. Di fronte al sinedrio Gesù rivela la sua autorità di Figlio di Dio identificandosi, nello stesso tempo al Figlio dell'uomo che si siederà alla destra di Dio (cf Dan 7,13-14).
Soltanto Luca parla di una comparizione di Gesù davanti a Erode.

Il processo da parte di Pilato è ricordato da tutti gli evangelisti, ma Giovanni lo mette particolarmente in risalto perché in tale contesto viene proclamata la regalità di Gesù. Regalità che, secondo il quarto evangelista, si manifesta proprio sulla croce. Non si tratta quindi di una regalità politica, ma di un servizio per il Regno che arriva fino al dono della vita.
II popolo, che all'ingresso in Gerusalemme aveva osannato Gesù, ora, manovrato dai capi, grida: “Crocifiggilo!”. Secondo Giovanni ciò mostra come in realtà, condannando Gesù il popolo si autocondanna. Tutti, in quest'ora delle tenebre si sono riuniti contro Gesù.
Luca, negli Atti degli Apostoli, riportando la preghiera della comunità, interpreta questo fatto alla luce del Salmo 2,1-2: “Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia”.
Gli Atti continuano: “Davvero in questa città si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo. Erode, Ponzio Pilato con le genti e i popoli d'Israele” (At 4,27).




Verso il Calvario e crocifissione

Verso il Calvario
La legislazione romana e quella ebraica prescrivevano che le esecuzioni capitali venissero eseguite fuori della città.
Il termine Calvario deriva dal latino Calva o Calvario che traduce il greco kranion, dall'aramaico Golgotha. Non si tratta di un monte, ma di un terreno lievemente rialzato, che sembrava raffigurare un cranio e per questo gli si era dato questo nome.
Gesù fu crocifisso in mezzo a due briganti. Il termine greco usato da Marco e da Matteo ai tempi di Gesù veniva applicato agli zeloti, cioè a coloro che cercavano di disfarsi del giogo romano e compivano anche azioni di brigantaggio per procurarsi il denaro necessario. Luca, invece, qualifica questi due uomini come malfattori. Giovanni dice soltanto altri due e mette in evidenza la centralità di Gesù che emerge nella sua regalità. La morte in croce
Gli evangelisti non descrivono i tormenti terribili di Gesù sulla croce, ma interpretano i suoi sentimenti mettendogli sulle labbra alcune parole significative, riprese soprattutto dai testi dell'AT.
Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. Soltanto Luca, che nel suo Vangelo ha messo in rilievo in modo particolare gli atteggiamenti di misericordia e di perdono di Gesù verso i peccatori, evidenzia il perdono di Gesù per i suoi nemici al momento della morte, come aveva insegnato nel discorso della montagna (cf Lc 6,27-29 e paralleli).

Oggi sarai con me in Paradiso. Anche questa espressione è propria di Luca. Il pentimento nell'ultimo istante della vita ottiene il perdono e il rinnovamento della persona. Gesù, che è venuto a cercare i peccatori e che ha raccontato le parabole della misericordia (Lc 15), negli ultimi attimi della sua vita accoglie, ancora una volta, un peccatore pentito.

Ecco, tuo figlio, ecco tua madre. Queste parole le troviamo in Giovanni, e costituiscono la scena centrale delle cinque da lui presentate in relazione alla morte di Gesù.
Nella prima scena Giovanni mette in evidenza la regalità di Gesù insistendo sulla scritta: «Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei».
Nella seconda, parlando della tunica non divisa, sottolinea come la morte di Gesù costituisce la Chiesa in unità, come aveva profetizzato Caifa (cfr Gv 11,51-52). Nella quarta e quinta scena viene presentato il dono dello Spirito alla Chiesa, frutto della passione di Cristo, prima nella descrizione della morte, poi con le parole consegnò lo Spirito, inusuali per parlare della morte, poi con il simbolo del sangue e dell'acqua, che escono dal costato di Cristo.
L'acqua simboleggia lo Spirito (cf Gv 7,39), il sangue la vita che viene donata.
La scena centrale ha un senso fortemente teologico. Non si tratta soltanto della pietà di Gesù per la Madre, che egli chiama donna, appellativo che nessun figlio ebreo avrebbe data alla propria madre. Gesù vede in Maria la donna nuova, simbolo del nuovo Israele e, al tempo stesso, colei che collaborando alla sua missione genera nuovi figli.
Giovanni interpreta il discepolo fedele che segue il Maestro fino alla croce e che accoglie la Madre, non soltanto materialmente, ma tra le cose sue, cioè nel profondo della sua fede.

Nelle tue mani consegno il mio spirito. Queste parole le troviamo in Luca, che cita il salmo 31, 6 salmo di fiducia che il pio israelita recitava ogni sera prima di addormentarsi. Riprendendo queste parole Luca presenta Gesù come il giusto innocente che muore affidandosi totalmente al Padre.
Marco e Matteo usano invece il primo versetto del Salmo 22: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”, che non deve essere interpretato come se Gesù sentisse psicologicamente l'abbandono del Padre. Esso dev'essere interpretato in senso globale: è un salmo di lamentazione che sfocia nel ringraziamento a Dio per l'aiuto ottenuto: “Io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunceranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: Ecco l'opera del Signore!” (Sal 22,30-32).




Morte e sepoltura di Gesù

Si fece buio su tutta la terra Soltanto i sinottici riferiscono del buio alla morte di Gesù. Giovanni ne parla al momento del tradimento di Giuda e quando la Maddalena va al sepolcro la mattina di Pasqua.
Il buio, la tenebra, assume un significato metaforico per indicare la negatività (cfr Mt 6,23, Lc 11,34-36; Gv 3,19). Luca sottolinea in modo particolare come il momento della passione sia l'ora delle tenebre (Lc 22,53). Gesù invece è la luce che viene a illuminare gli uomini che giacciono nelle tenebre (cfr Mt 4,16; Lc 1,79; Gv 1,5- 8,12; 12,46). Le tenebre simboleggiano anche il castigo escatologico (cfr Mt 8,12; 22,13; 25,30).
Il buio al momento della morte di Gesù non è soltanto atmosferico, ma rappresenta anche il culmine del male che ha portato il giusto innocente alla morte. Le tenebre non sono l'ultima parola, saranno vinte dalla luce della Pasqua. Gesù è sepolto in un sepolcro nuovo
Soltanto Marco non qualifica il sepolcro dove è stato posto Gesù come nuovo. Luca, pur non usando l'aggettivo nuovo, dice che in esso non vi era ancora stato sepolto nessuno. Il più completo è Giovanni che parla di un sepolcro nuovo, in cui non era mai stato deposto nessuno.
La sottolineatura del sepolcro nuovo significa la novità di Cristo. Gesù, morto come uno schiavo ribelle, come un maledetto, non è stato sepolto nella fossa comune riservata ai giustiziati, ma ha avuto una sepol-tura onorevole, in un sepolcro nuovo, preludio della sua risurrezione.


2. SCHEDA METODOLOGICA

Sintesi del messaggio
Dopo l'Ultima Cena, Gesù si reca nell'orto degli Ulivi per prepararsi alla sua passione e morte. Nella solitudine della notte prega il Padre perché si compia il suo volere. Con il tradimento di Giuda e l'arresto inizia il cammino di Gesù verso la croce. Condotto prima dai sommi sacerdoti e poi da Pilato, viene giudicato e condannato a morte. Portando la croce assieme a due malfattori e seguito dalla folla, sale il Calvario dove viene crocifisso. Durante l'agonia perdona i crocifissori e il buon ladrone, affida Maria al discepolo Giovanni poi, mettendo la sua vita nelle mani del Padre, muore. Giuseppe d'Arimatea lo depone dalla croce e lo seppellisce in un sepolcro nuovo.
La narrazione di questi avvenimenti viene proposta ai fanciulli in forma essenziale seguendo i capitoli 22 e 23 di Luca e il capitolo 19 di Giovanni.

Per l’insegnamento e la catechesi

La Quaresima e la Settimana Santa sono i tempi più opportuni per ripercorrere con Gesù il cammino del Calvario. La tappa “Ci ha amato sino alla fine” facilita questo itinerario. La passione e la morte di Cristo (insieme con la risurrezione) costituiscono il momento culminante della sua missione salvifica e l'evento centrale della fede della Chiesa e della cultura cristiana.
È importante che i ragazzi familiarizzino con il misterioso evento della passione e morte di Gesù che dimostra il suo infinito amore per l'umanità. Le indicazioni metodologiche mirano a portare ogni ragazzo, assieme al proprio gruppo e alla comunità cristiana, a conoscere e amare Gesù che dà la vita per noi.






»»»  puoi scaricare il video in formato wmv  

Conoscere
Si tratta di scelte pedagogiche che favoriscono un incontro sereno dei fanciulli con Gesù anche nella drammaticità dei fatti della sua passione. Il video «Ci ha amato sino alla fine» si può suddividere in quattro sequenze:

1. Preghiera, tradimento e arresto di Gesù;
2. Giudizio e condanna a morte;
3. Salita al Calvario;
4. Crocifissione, morte e sepoltura.

Anche la colonna sonora meriterebbe un'analisi accurata per evidenziare l'apporto di emozioni e di atmosfere creato dalla musica in relazione alle varie situazioni.
Per concludere questo primo momento di riflessione richiamiamo l'attenzione sul titolo: «Ci ha amato sino alla fine» e chiediamo al gruppo il significato di tale espressione evangelica.
Essa ci aiuta a capire che Gesù per salvare l'umanità ha dato tutto se stesso perché ci ama infinitamente.




Riesprimere
Proponiamo ai ragazzi di realizzare una grande croce con i disegni dei momenti principali della passione e morte di Gesù.
Ogni ragazzo avrà il compito di disegnarne una sequenza su un cartoncino quadrato di uguali dimensioni per tutti. I disegni, una volta terminati, vanno disposti in modo da offrire una visione globale in sequenza. Al centro della croce mettiamo un cartoncino di colore giallo, segno della luce della risurrezione. Dopo la festa di Pasqua disegneremo su di esso Gesù risorto.
La croce, sistemata sopra un supporto rigido, oltre che nella sala dove i ragazzi si incontrano, può essere esposta alla porta della chiesa durante la Quaresima o il Venerdì santo.




Vivere
Per concretizzare e manifestare i sentimenti che hanno accompagnato i fanciulli nella realizzazione dei disegni per la croce, chiediamo loro di scrivere una preghiera a Gesù in relazione alla scena che ognuno ha rappresentato.
Richiamiamo anche l'attenzione sulla croce come segno di salvezza. Ricordiamo insieme i luoghi della vita quotidiana in cui vediamo esposto il Crocifisso, a cominciare dalla nostra sala di incontro.
Infine fermiamoci a considerare il segno della croce che tracciamo sulla nostra persona. Approfondiamo il suo significato e assumiamo l'impegno a farlo sempre con fede e attenzione.




Celebrare
Il Venerdì santo. La Chiesa fa memoria della passione del Signore ogni volta che celebra l'Eucaristia, ma c'è un giorno dell'anno liturgico completamente dedicato alla passione e morte di Gesù: il Venerdì santo.
Nell'azione liturgica che la Chiesa celebra nel tardo pomeriggio di questo giorno, viene rievocato il mistero della morte di Gesù e viene solennemente adorata la croce, segno della nostra salvezza. Dopo la cele¬brazione, la croce rimane esposta alla venerazione dei fedeli fino alla notte del Sabato santo.
Invitiamo i nostri ragazzi a celebrare il mistero della morte in croce di Gesù, mediante la partecipazione ai vari momenti liturgici o di preghiera proposti dalla loro comunità parrocchiale.

La Via Crucis. In tempo di Quaresima è bene fare almeno una volta la Via Crucis a livello di gruppo. Scegliamo un canto d'inizio, uno conclusivo e un ritornello da cantare tra una stazione e l'altra.

Preghiera in famiglia. Nel capitolo 6 del catechismo: “Venite con me” sono riportate alcune preghiere da recitare davanti al Crocifisso. Invitiamo i ragazzi a usarle per pregare assieme ai familiari la sera del Venerdì santo. Essi stessi possono preparare l'ambiente della preghiera mettendo un Crocifisso al centro di un tavolo sopra un cuscino, un centrino o una tovaglietta, e accanto a esso un cero acceso e dei fiori. La famiglia prega seduta attorno al tavolo.




Testo della Video
Ci ha amato sino alla fine  (cfr Lc 22.23; Gv 19)

Dopo la cena di Pasqua, Gesù come al solito, si reca al monte degli Ulivi; lo seguono anche i discepoli.
Giunto al luogo chiamato Getsemani, dice loro:
“Pregate per non entrare in tentazione”.
Quindi si allontana un poco e, inginocchiatosi, prega:
“Padre, se vuoi, allontana da me questo calice di dolore! Però non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.
Rialzatosi dalla preghiera, va dai discepoli e li trova addormentati. Dice loro:
“Perché dormite? Alzatevi e pregate”.
Ma ecco arrivare un gruppo di gente preceduto da Giuda, uno dei dodici apostoli.
Egli si accosta a Gesù per baciarlo; Gesù gli dice:
“Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?”.
Coloro che sono con Giuda prendono Gesù e lo conducono alla casa del sommo sacerdote.
Appena si fa giorno, si riunisce il consiglio degli anziani del popolo con i sommi sacerdoti e gli scribi, e interrogano Gesù:
“Tu, dunque, sei il Figlio di Dio?”.
Egli risponde: “Lo dite voi stessi: io lo sono”.
All'udire queste parole l'assemblea, scandalizzata, si rivolta contro Gesù.
Poi lo conducono dal governatore Ponzio Pilato e lo accusano:
”Costui incita il popolo alla rivolta e afferma di essere il Cristo Re”.
Pilato, interrogato Gesù e saputo che è della Galilea, giurisdizione di Erode, lo invia da lui, ma questi glielo rimanda.
Ritenendo Gesù innocente, Pilato lo presenta agli anziani del popolo e alla folla dicendo:
“Non ho trovato in lui nessuna colpa. Egli non ha fatto nulla che meriti la morte”.
Essi, però, insistono a gran voce che venga crocifisso. Pilato, allora decide che la loro richiesta venga eseguita e abbandona Gesù alla loro volontà.
Mentre lo conducono fuori dalla città prendono un certo Simone di Cirene, che sta venendo dai campi, e gli caricano sulle spalle la croce da portare dietro a Gesù.
Una grande folla segue Gesù e, assieme a lui vengono condotti anche due malfattori, per essere giustiziati.
Quando giungono al Golgota crocifiggono Gesù e i due malfattori. Gesù prega:
“Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Uno dei due malfattori appesi alla croce lo insulta; l'altro, invece, lo supplica:
“Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Egli risponde: “Oggi sarai con me in Paradiso”.
Presso la croce di Gesù c'è Maria, sua Madre, e il discepolo Giovanni. Vedendoli, Gesù dice a sua madre:
“Donna, ecco tuo figlio”. Poi dice al discepolo: “Ecco tua madre”.
Verso mezzogiorno il sole si eclissa e si fa buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Gesù, gridando a gran voce esclama:
“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, muore.
Il Centurione, visto quanto è accaduto, glorifica Dio dicendo:
“Veramente quest'uomo era giusto”.
Giuseppe d'Arimatea, dopo aver chiesto il permesso a Pilato, toglie dalla croce il corpo di Gesù.
Lo avvolge in un lenzuolo e lo depone in una tomba scavata nella roccia, dove non è ancora stato posto nessuno.




Schede
- Le schede, redatte da Gemma Galfrè e Giuliana Quaglini, sono state riviste dalla redazione sito www.paoline.it
Video
- I personaggi sono stati realizzati da Giuseppina Coren, con figure animabili, artisticamente modellate in das e vestite in stoffa.
- Le scenografie e l’abbigliamento dei personaggi rimandano ai tempi e ai luoghi dell’epoca di Gesù e sono stati realizzati da Gloria Lanzoni e Anna Gravina.
- Voci: Claudio Capone
- Musica: Bernardo Lafonte

 

Maggio 2012
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