
Victimae Paschali Laudes
Maria e Salome
Maria di Magdala: «Sempre, sempre è come se fosse ieri. E sono passati vent'anni, Salome. O mille, non lo so».
Salome: «Anche per me, Maria. E ogni volta che t'incontro, come oggi, ho bisogno che tu mi ripeta tutto di quel mattino per essere certa che non ho sognato...».
Maria: «Non è stato sogno. Sogno è stata tutta la vita prima. Un disgustoso sogno, la mia, fra le braccia di uomini ogni giorno diversi, che mi sembravano dei morti. Ma da quando gli ho lavato i piedi, allora è stato il risveglio e un vegliare sempre, ininterrottamente. Salome, da quella notte dopo che lui era stato inchiodato e gli preparammo gli unguenti, io non ho più conosciuto il sonno. Per ciò sono così presto invecchiata».
Salome: «Quella notte siamo invecchiate tutte. Negli unguenti che preparavamo per l'imbalsamazione c'erano più lacrime che mirra e aloe».
Maria: «E la mattina, quell'alba, si aprì ancora nell'angoscia, almeno per me».
Salome: «Siamo andate tutte insieme, che quasi non ci si vedeva ancora, di passo veloce, stringendo i vasi del profumo sotto gli scialli. Tu eri la più turbata, non parlavi».
Maria: «Voi seguitavate a domandare: "Chi toglierà la pietra dall'ingresso?". Io sono corsa avanti, e la pietra era già stata rimossa. È stato come morire. Nemmeno più il suo corpo c'era per noi sulla terra. Tutto il nostro lavoro della notte, per niente. Sono stata vile. Non ho avuto il coraggio di entrare a ricevere la conferma che là era vuoto. Vi ho lasciate senza dirvi niente. Sono corsa, corsa da Pietro e Giovanni, per ricevere subito, io sola, forse una notizia diversa dai suoi amici, una spiegazione confortante. E a loro ho gridato, ma facevo fatica a respirare: "Hanno portato via dal sepolcro il Signore..." ».
Salome: «Noi invece siamo entrate. C'erano due seduti per terra, con bellissime vesti. Uno ci ha parlato. Ricordo che ha detto: "Perché cercate trai morti colui che vive?". E ha aggiunto altre cose meravigliose che io però, e credo anche le altre, non sentimmo, non capimmo. Troppo spavento, troppa gioia. Siamo scappate, solo attente a non rompere i vasi. E non abbiamo detto niente a nessuno».
Maria: «Vi vidi uscire. Ero là fuori e piangevo. Quando ho visto che fuggivate a quel modo, ho pensato il peggio. I due che tu dicevi, a me hanno chiesto: "Donna, perché piangi?". Quando mi sono voltata per rispondere, c'era un altro. Anche lui mi ha chiesto: "Perché piangi, chi cerchi?': pensavo che fosse il custode dell'orto: "Se sei tu che l'hai portato via" gli ho detto con supplichevole rabbia "dimmi dove l'hai messo, e io lo prenderò". Come ho fatto a non riconoscerlo? Questo è il mio rimorso, finché vivrò. L'ho trattato male, forse l'ho odiato per un attimo...».
Salome: «Non potevi riconoscerlo. Era ancora buio, e i tuoi occhi avevano pianto e vegliato tutta la notte per preparare i profumi».
Maria: «Allora ha detto: "Maria". E in quel momento è risorto. Ed è stato come se fosse risorto per me sola, almeno così ero certa, agli altri non ho pensato. E questo è ancora rimorso».
Salome: «Non per te sola, Maria. Certo tu sei stata la prima a vederlo. Ed è lui che così ha voluto, ha fatto questa scelta. Ha scelto te».
Maria: «Perché me? Me, la meretrice di Magdala. E non sua madre, non Giovanni?».
Salome: «Non investigare. E poi? Racconta, che ci fa sempre bene rivivere quell'ora».
Maria: «Poi, benché fossi impietrita, lui ha letto con precisione dentro di me che stavo per gettarmi ad abbracciarlo. E mi ha fermato con quel comando: "Non mi toccare...“».
Salome: «Si è fatto incontro a noi: "Vi saluto" ha detto. "Non temete, fate sapere ai miei fratelli che vadano in Galilea, e là mi vedranno“».
Maria: «Ma da voi si è lasciato toccare. Facevate grappolo sui suoi piedi e glieli stringevate come io glieli stringevo quel giorno al banchetto di Simone... Ma è giusto. Voi eravate buone, mogli e madri. Io invece...».
Salome: «Non è per questo, Maria, non affliggerti. Certo non per questo. A te invece fu data la primizia della gioia, che vorresti di più?».
Maria: «Perché a me, perché?».
Salome: «Troppe cose sono misteriose».
Maria: «È vero. Anche quando subito andai dai suoi amici, e annunciai che Gesù viveva e che l'avevo visto, essi non mi credettero. Anche ciò è misterioso».
Salome: «Ed è misterioso che tutto sia nitido in noi dopo tanti anni, come se fosse ieri».
L. Santucci , Una vita di Cristo. Volete andarvene anche voi?, San Paolo 2001.
Victimae Paschali Laudes
immolent christiani.
Agnus redemit oves,
Christus innocens Patri
reconciliavit peccatores.
Mors et vita duello
conflixere mirando;
dux vitae mortuus,
regnat vivus.
Dic nobis Maria,
Quid vidisti in via?
Sepulcrum Christi viventis,
et gloriam vidi resurgentis,
Angelicos testes,
sudarium et vestes.
Surrexit Christus spes mea:
praecedet suos in Galilaeam.
Scimus Christum surrexisse
a mortuis vere.
Tu nobis, victor Rex,
miserere. |
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato noi
peccatori col Padre.
Morte e vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora vivo, trionfa.
Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?
La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto;
e vi precede in Galilea.
Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
portaci la tua salvezza. |
La Sequenza di Pasqua, Victimae Paschali laudes, la più antica ad uso liturgico, è attribuita a Vipone o Wipo di Burgundia († d. 1048), cappellano alla corte degli imperatori Corrado II e Enrico III.
Il testo di questa Sequenza è in continuità con il pensiero dei Padri della Chiesa
che ritenevano la festa pasquale non semplicemente quella della Risurrezione ma più largamente quella della nostra Redenzione, compiuta attraverso tutti gli avvenimenti che vanno dalla Passione di Cristo fino alla sua Risurrezione. «Non c’è Pasqua senza l’Agnello che effonde il suo sangue».
Agnus redemit oves; Christus innocens Patri reconciliavit peccatores.
Solo il vero Agnello, sgozzato, è in grado di redimere il gregge; è per l’opera di Cristo innocente che si realizza la riconciliazione dei peccatori col Padre.
Mors et vita duello conflixere mirando: Dux vitae mortuus regnat vivus.
Sant’Agostino esplicita meglio questo rapporto: «Rese partecipi della sua vita quelli di cui aveva condiviso la morte. Noi infatti non avevamo di nostro nulla da cui aver la vita, come lui nulla aveva da cui ricevere la morte. Donde lo stupefacente scambio: fece sua la nostra morte e nostra la sua vita».
Sepulcrum Christi viventis, et gloriam vidi resurgentis.
Sono i due classici segni di credibilità della risurrezione: il sepolcro vuoto e le apparizioni del Cristo risorto.
Surrexit Christus spes mea. La nostra speranza si fonda sulla risurrezione di Cristo.
”Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede”, dirà san Paolo.
Scimus Christum surrexisse a mortuis vere.
Il kêrygma, la proclamazione dell’evento pasquale da parte della Chiesa rende l’opera della salvezza eternamente presente.
Tu nobis, Victor Rex, miserere.
Consapevoli della nostra miseria, supplichiamo l’aiuto del nostro Re Vittorioso per crescere sempre più nella fede, nella speranza e nell’amore. Non è grazie al nostro sforzo che riusciamo ad associarci al Mistero Pasquale ma per opera della misericordia di Dio.
Commento della Sequenza Pasquale
di Giovanni Paolo II (Domenica di Pasqua, 19 aprile 1987)
1. “Victimae paschali laudes immolent christiani”.
Alla vittima pasquale la lode e la gloria!
Cristiani, uniamoci in questo inno!
Cristiani di Roma e del mondo!
Uniamoci nell’adorazione della Vittima pasquale,
nell’adorazione dell’Agnello immolato,
nell’adorazione del Signore risorto! ... (www.vatican.va)
scarica il testo completo in pdf