Si può, oggi, proporre ai ragazzi di vivere una vita di santità.
La comunità C.A.Sa. di Lecce ci prova. Ecco il suo progetto!

Un personaggio come
Francesco d’Assisi piace e piacerà sempre. Conoscerlo è una bella avventura. Ma unicamente un catechista coraggioso pensa di poter fare ancora, ai ragazzi di oggi, la proposta della santità e non soltanto quella di conoscere un santo.
Il nostro obiettivo, per questo sussidio, è
riscrivere la proposta di santità, giocando con storie di “santi”, per conoscerli e per intuire che nella propria vita c’è spazio per una santità quotidiana.
La storia di
Filippo Neri: la sua infanzia, la sua idea che “la malinconia dissecca le ossa e dispiace a Dio”; il suo viaggio da Firenze a Cassino, la vita a Roma, la sua idea che “nella lotta contro il peccato vince chi fugge”…; oppure la storia di
Giovanni Bosco: quando faceva il saltimbanco per i suoi coetanei; quando si è affidato a don Colosso; quando era a scuola a Castelnuovo e ha inventato per i suoi compagni di studi la
Società dell’allegria… Storie che si prestano bene a conquistare l’attenzione, a essere tradotte in esperienze di gioco, a essere attualizzate sfuggendo a quel sapore strano che la parola “santità” richiama subito ai ragazzi, cioè di noia, sofferenza e tristezza.
INCIAMPARE IN UN SANTO
La storia che proponiamo, in
un percorso di due incontri e una giornata fuori porta, è quella di un monello che ha “inciampato” in don Bosco,
Michele Magone.
Nessun calendario riporta il suo nome, non è su nessun altare.
A suo tempo, però, don Bosco pensò che scrivere la biografia di Michele era opera da farsi “per il bene della gioventù”, e a quella storia vi rimandiamo (Teresio Bosco,
Don Bosco. Una biografia nuova, Elledici, pp. 278-284; C.M. Guazzetti,
Michele, quel birbante!, Elledici). Ma da subito ecco un
breve profilo di Michele:
Michele Magone, nato a Carmagnola (Torino) il 19 settembre 1845, viveva come un “birbante” sempre in mezzo alla strada, orfano di padre, cacciato dalla scuola, difficile a domarsi, povero e abbandonato a se stesso.
Alla stazione di Carmagnola, durante una delle sue bravate con la banda della “Mano nera”, incontrò don Bosco che lo invitò a Torino.
Il grande cortile dell’oratorio l’attrasse subito e il suo incontenibile entusiasmo per il gioco, specie della “barrarotta” poté avere sfogo. Gli fu assegnato, come di regola, un “angelo custode”, cioè un altro ragazzo più grande, che gli avrebbe dato suggerimenti e lo avrebbe corretto con bontà. Michele l’accettò di buon grado.
A scuola ci andava, certo non di corsa.
Il vivere nell’oratorio era entusiasmante; un giorno cominciò a perdere la vivacità consueta, si sentiva “imbrogliato”. Il suo “angelo custode” se ne accorse e provò ad aiutarlo.
Don Bosco intervenne e riuscì con parole appropriate a condurlo a una confessione generale, che gli donò tanta gioia e serenità.
Da quel giorno Gesù divenne il suo miglior amico; Michele diventò più docile, ritornò ad essere “il generale di Carmagnola” nel guidare la sua squadra nel gioco e nell’intervenire nelle situazioni scabrose che qualche compagno provocava; se riteneva necessario, usava anche i pugni, come quella volta che trovandosi con don Bosco a Piazza Castello, si azzuffò con violenza con un giovinastro che bestemmiava.
Il 18 gennaio 1859 improvvisamente Michele accusò dolori allo stomaco, ma la cosa non sembrò preoccupante. Il giorno dopo le sue condizioni di salute peggiorarono; furono chiamati d’urgenza la mamma e il medico. Il 21 gennaio Michele era in fin di vita, forse per un’ulcera perforata o una peritonite.
Prima della mezzanotte, dopo aver scambiato con don Bosco edificanti pensieri inusuali per un tredicenne, morì, mentre i compagni pregavano per lui nella cappella dell’oratorio.
Conoscere Michele
Primo incontro. Affinché il gruppo abbia il primo contatto con Michele, si propongono due giochi:
-
Palla base
-
Staffetta e Birilli al centro
I ragazzi ne tracciano l’identikit riflettendo sulle abilità particolari richieste da ogni gioco, che corrispondono alle caratteristiche del nostro personaggio, un vero campione.
Le risposte alla domanda del catechista: “Quali abilità ha un ragazzo che vince in questi giochi?” saranno riportate su un cartellone, intorno alla sagoma di Michele.
» scarica
i giochi e il cartellone
Per saperne di più
Secondo incontro. Il catechista invita a cercare ulteriori informazioni, andando in giro negli ambienti parrocchiali e chiedendo a chi si incontra: “Conosci Michele?”.
Tre adulti, individuabili come prete, catechista e vigile, racconteranno la loro esperienza con Michele.
Poi, i ragazzi riferiranno in gruppo le novità raccolte, mentre il catechista
arricchirà la sagoma-identikit aggiungendo i nuovi dati.
Per concludere, sarà bene avviare il confronto personale con il nostro personaggio: il catechista distribuirà in gruppo la scheda e chiederà ai ragazzi di completarla. Sarà comunicata in seguito, in cerchio, oppure sarà occasione per un dialogo personale con il catechista.
» scarica
gli interventi e la scheda
Quel benedetto imbroglio
Giornata fuori porta. È sempre un momento particolare per un gruppo ritrovarsi a condividere un tempo un po’ più lungo.
Se non si riesce a coinvolgere i ragazzi, è possibile trasformare la giornata in due o tre incontri.
La giornata comprende tre momenti:
- primo momento:
il gioco e la riflessione
- momento centrale:
la proposta di santità
- conclusione:
la ricetta della santità.
» scarica
l’itinerario della giornata
di
Comunità C.A.Sa – Lecce, in Catechisti Parrocchiali novembre 2007