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RUBRICA: SUSSIDI PASTORALI

Suggerimenti, stimoli e materiali per catechisti, educatori, animatori, impegnati in una efficace comunicazione della fede.

GESÙ RIVELA L'AMORE DEL PADRE
3. Il padre misericordioso (Lc 15,11-32)
Itinerario per bambini sulle parabole
La parabola del padre misericordioso è uno dei testi fondamentali sull'amore e sulla misericordia di Dio. Le proposte possono essere utilizzate in più incontri o in una giornata di ritiro. Il video può essere valorizzato per preparare i fanciulli al sacramento della riconciliazione.
Gesù rivela l'amore del Padre - IntroduzioneLa pecora smarritaLa moneta perdutaIl Padre misericordiosoGesù rivela l'amore del Padre - IntroduzioneLa pecora smarritaLa moneta perdutaIl Padre misericordioso
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L'Itinerario è costituito da:
- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;
- una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.
 
 
 
 
1. SCHEDA BIBLICA
2. SCHEDA METODOLOGICA
    Riesprimere
    Vivere
    Celebrare
 
 
 
 
 
1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico
 
Il padre misericordioso (Lc 15,11-32)
La terza parabola si stacca notevolmente dalle due precedenti: è molto più lunga e ha un tono drammatico. Non parla di pecore o di monete, ma di persone. Generalmente viene intitolata la parabola del figlio prodigo, ma in real­tà il vero protagonista è il padre. Si dovrebbe intitolare, come già alcu­ni fanno, la parabola del padre misericordioso. In essa, insieme con il padre e il figlio minore che si allontana da casa, è presente il figlio maggiore: dedichiamo la nostra attenzione a ciascuno dei tre personaggi.
 
Il figlio minore
Sentendosi a disagio nella casa paterna, il figlio minore chiede la sua parte di eredità e se ne va in un paese lontano.
Nei versetti 13-16 viene descritta la progressiva degradazione della si­tuazione in cui il giovane si viene a trovare. Dopo aver sperperato i suoi beni, vivendo in modo dissoluto, si riduce a non avere nemmeno il ne­cessario per le esigenze più immediate della vita e si adatta a pascolare i porci (è la cosa più umiliante che possa capitare a un ebreo il quale si ritiene contaminato dal contatto con questi animali).
Nel versetto 17 troviamo la riflessione del figlio sulla sua nuova condi­zione giudicata peggiore di quella dei servi di suo padre. Essa sfocia nella decisione che riporta il figlio sulla strada di casa (v. 18) e tra le braccia del padre, al quale egli fa la sua confessione: “Ho peccato con­tro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio” (v. 21).
 
Il padre
Il padre è l'uomo della magnanimità e dell'amore, che manifesta sia con il figlio minore sia con il maggiore. Al primo dà la parte di eredità richiesta e lo lascia partire senza dire nulla, ma lo attende. Quando da lontano lo vede tornare, si commuove, gli corre incontro, lo abbrac­cia e lo bacia. Ha fretta di stringere a sé il figlio e di fargli festa: “Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi...” (v. 22).
Lo ripristina nella condizione di prima rive­stendolo dei segni che indicano la dignità di figlio. Poi, il padre indice una festa: “... perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Questa espres­sione, che rivela la gioia profonda del padre, viene ripetuta due volte, prima ai servi e poi al fratello maggiore (vv. 24 e 32).
 
Con il secondo figlio il padre dimostra pazienza e comprensione: esce di casa a pregarlo perché partecipi alla festa (v. 28), lo ascolta, dialoga con lui cercando di spiegargli le ragioni del suo agire e aiutandolo a riconoscere la grandezza dell'amore che nutre anche per lui: “Figlio, tu sei sempre con me...” (v. 31).
 
Il figlio maggiore
Questi si crede migliore del fratello perché ritiene di non aver mai trasgredito nessun ordine del padre: quando viene a sapere che il pa­dre, non solo ha accolto il fratello, ma addirittura gli ha preparato una festa, rimane indignato e non vuole entrare in casa. Non capisce che il suo premio è di stare nella casa del padre, non di andare a mangiare un capretto fuori con gli amici. Anche lui ha bisogno di conversione e del perdono del padre. Basta che sia disponibile alla comunicazione fraterna e paterna, per poter entrare a fare festa.
 
Attualizzazione della parabola
Considerando la parabola del padre misericordioso siamo soliti fer­mare l'attenzione sul figlio minore, nella cui storia ci sentiamo facil­mente rappresentati. Nel suo cammino di abbandono e di ritorno alla casa del padre vediamo il nostro cammino di peccato e di conversione.
 
Difficilmente ci identifichiamo con il figlio maggiore, del quale però molto spesso recitiamo la parte giudicando gli altri, e diventando a no­stra volta peccatori come lui.
Nel contesto della vita di Gesù, il figlio maggiore rappresenta i farisei che pretendono da Dio un premio per le opere da loro compiute.
 
Attualizzando la parabola per la vita della Chiesa, possiamo vedere in questo figlio la figura di quanti frequentano i sacramenti, compiono opere di bene, osservano i comandamenti, attendono un premio nel­l'al di là e, credendosi giusti, disprezzano quanti non sono come loro. Essi non pensano che il premio consiste già nel vivere nella casa del Padre, che la vera felicità sta nel condividere la vita di Dio, qui e ora, nel vivere in comunione con i fratelli, compresi quelli che sbagliano, e nel lavorare perché il Regno si estenda e l'amore del Padre sia mani­festato a tutti gli uomini.
 
La figura del padre, protagonista della parabola, è una delle imma­gini più significative inventate da Gesù, per rivelare l'amore di Dio verso i peccatori. Il suo comportamento, i suoi gesti, le sue parole, sia verso il figlio minore, sia verso il figlio maggiore, sono espressione di un identico desiderio di comunione e di salvezza. Dio è un padre che sa prendere ciascuno per il suo verso, che sa inventare atteggiamenti su misura per mostrare le sue braccia e il suo cuore disponibili all'acco­glienza e al perdono.
Con questa e le altre due parabole, Gesù svela un aspetto nuovo della giustizia di Dio: essa non consiste nel castigare i peccatori, ma nel ren­derli giusti attraverso il perdono e l'amore misericordioso che si è mani­festato pienamente in Cristo.
 
 
2. SCHEDA METODOLOGICA
 
Sintesi del messaggio
Scopo di questa parabola è rivelare la misericordia di Dio verso il pec­catore pentito che ritorna a lui. Il padre lascia libero il figlio di andarsene da casa, ma lo attende e fa festa per il suo ritorno. Il figlio che rimane in casa è invitato dal padre ad accogliere con amore il fratello minore e a rallegrarsi con lui.
 
Proposte per l'insegnamento e la catechesi
La parabola del padre misericordioso è uno dei testi fondamentali sull'amore e sulla misericordia di Dio. Viene letta spesso nelle celebrazioni penitenziali: ricorre due volte nelle domeniche del ciclo liturgico C e nel sabato della seconda settimana di quaresima. Il video può essere valorizzato per guidare i fanciulli a scoprire l'amore di Dio per ognuno dei suoi figli e per prepararli al sacramento della riconciliazione.
Le proposte che seguono tengono presente la sua possibilità di utilizza­zione in più incontri o in una giornata di ritiro.
 

 
Conoscere
 
 
Il padre è il vero protagonista della vicenda, così viene indicato anche dalla frase che apre il racconto: “Un uomo aveva due figli”.
Dopo la visione, invitiamo il gruppo a descrivere gli atteggiamen­ti dei personaggi che scriveremo sulla lavagna suddivisi in tre colonne.
 
II padre: dona al figlio quanto gli chiede e lo lascia partire; attende il suo ritorno, gli corre incontro, lo abbraccia; comanda ai servi di rivestire il figlio con gli abiti della festa e lo introduce in casa; esce di casa per convincere il figlio maggiore a essere comprensivo verso il fratello.
 
Il figlio minore: chiede l'eredità al padre, parte da casa, spende tutto quello che ha; trovandosi ridotto alla condizione di servo, rientra in se stesso e ritorna dal padre; giunto a casa riceve l'abbraccio paterno, chiede perdono, gli vengono conse­gnate le insegne del figlio: il vestito, l'anello e i calzari, entra nella casa in festa.
 
Il figlio maggiore: domanda al servo il motivo della festa, si rifiuta di entrare, rimprovera il padre per quanto non gli ha mai dato, è invitato a entrare nella casa per accogliere il fratello ritornato.
 
Portiamo l'attenzione dei fanciulli sulla figura del figlio minore, quando parte da casa e quando ritorna dal padre. Nella prima, il giovane è vestito con abiti sgargianti, avanza baldanzoso e sicuro di sé portando via la sua parte di ricchezza. Nella seconda, egli sembra camminare con fatica, non ha più niente se non il bastone al quale si appoggia. Per effetto dell'illuminazione lascia alle sue spalle l'oscurità per dirigersi verso la luce. Un simbolismo che sottolinea il passaggio dall'ombra dello smarrimento alla luce del­l'amore.
 
Si può proseguire la riflessione osservando i gesti del padre e mettendoli in relazione alla frase di apertura del video: “Per rivelare l'amore mise­ricordioso di Dio Padre, Gesù narra...”.  
 

 
Riesprimere
Il genere letterario della parabola si presta alla rappresentazione mimica. Proponiamo ai fanciulli di interpretare le parti dei protagonisti affidando a tre di essi il ruolo del padre, del figlio maggiore e del figlio minore. Tutti gli altri si disporranno sul fondo dello scenario per com­mentare, con i gesti, le situazioni drammatiche e gioiose.
 
Con il gruppo scriviamo la sceneggiatura riprendendo gli atteggiamenti e i gesti visti nel video e messi in evidenza nella tappa precedente.
Questa piccola rappresentazione sarà utile per memorizzare la parabo­la, per richiamare alcuni gesti simbolici propri del sacramento della ri­conciliazione, per unire il gruppo in un'iniziativa comune.
 
Essa è adatta per una celebrazione penitenziale e introduce la novità di annunciare la Parola non solo con la voce, ma anche con la ge­stualità.
 
 Sceneggiatura della parabola
Un uomo aveva due figli
 
Il padre circonda con le braccia le spalle dei figli che sono ai suoi lati.
Il gruppo si tiene per mano.
Il più giovane disse al padre: Padre,
dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro i suoi beni.
Il figlio minore porge la mano al padre che gli dona un sacchetto.
II gruppo si copre il volto con le mani.
Dopo non molti giorni, il figlio minore partì per un paese lontano e là sperperò tutto quello che aveva.
Il figlio minore volge le spalle al padre e si allontana.
Il gruppo volta le spalle ai presenti.
Ma in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a sentirsi in necessità. Allora si mise al servizio di uno degli abitanti di quella regione che lo mandò a pascolare i porci. Egli avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava.
Il figlio minore si ripiega progressivamente su se stesso fino a sedersi per terra in atteggiamento sconsolato.
Il gruppo rimane nella posizione precedente
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti dipendenti in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; - non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi dipendenti
Il figlio minore, stando seduto, alza la testa. Il padre, dalla parte opposta, guarda verso l'orizzonte in direzione del figlio.
II gruppo guarda nella direzione del figlio tenendo le braccia tese verso di lui.
E, alzatosi, s'incamminò verso il padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio minore si dirige lentamente verso il padre.
Il padre corre verso il figlio e lo abbraccia.
Il gruppo, tenendosi per mano, circonda il padre e il figlio come in un grande abbraccio.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato conto il Cielo e contro di te; non so più degno di essere chiamato tuo figlio. Il figlio minore è in ginocchio davanti al padre che gli mette le mani sulle spalle.
Il gruppo rimane nella posizione precedente.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso e ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
E cominciarono a fare festa.
Il figlio è in piedi, tenuto per mano dal padre che, rivolto ai presenti, gesticola e alza le mani al cielo.
Il gruppo, tenendo le mani alzate, intona con voce sommessa l'Alleluia
Il figlio maggiore che si trovava nei campi, tornando a casa, sentì la musica e domandò a un servo cosa stesse succedendo. Il servo rispose: È tornato tuo fratello e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso perché l'ha riavuto sano e salvo. Il figlio maggiore entra in scena, ma si tiene di lato rivolto verso un membro del gruppo.
Il padre e il figlio minore rimangono con la mano nella mano.
Il gruppo tiene le mani lungo i fianchi.
Egli si arrabbiò e non voleva entrare, allora il padre uscì a pregarlo. Ma lui rispose: Io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma, ora, perché è tornato questo figlio che ha sperperato tutti i tuoi beni, tu hai ammazzato il vitello grasso. Il padre e il figlio minore si accostano al maggiore che volta le spalle.
Il gruppo si copre il volto con le mani.
Il padre gli disse: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. Il padre prende per mano anche il secondo figlio. Terminata la parabola si dirigono tutti e tre verso il centro. Rivolti al pubblico, assieme al gruppo, intonano un canto di gioia.
   
 
Vivere
La parabola, in genere, possiede una forza di provocazione che mette in moto la riflessione degli ascoltatori portandoli a interrogarsi sull'a­spetto singolare del racconto.
 
In questa terza tappa guidiamo i fanciulli a considerare la propria vi­ta in rapporto alla parola di Dio, allo scopo di prepararli a vivere il sacramento della riconciliazione. L'attività comprende una riflessione comunitaria e una personale.
In gruppo rivediamo il video e alla fine domandiamo:
  • Ci sono momenti della nostra vita in cui, come il figlio minore, desideriamo seguire una strada che ci dà l'illusione di sentirci liberi?
Lasciamo ampio spazio agli interventi che possono aiutare a scoprire i vari atteggiamenti che portano lontano da Dio e offrire buoni spunti per l'esame di coscienza.
Domandiamo ancora:
  • C'è qualcosa che ci spinge, a volte, a prendere coscienza di un comportamento sbagliato? Quale decisione prendiamo?
  • Qual è la strada da percorrere per ritrovare l'a­more di Dio Padre? (pentimento e cambiamento di vita).
Dio ci aspetta come un padre buono per donar­ci il suo perdono e il suo abbraccio. Chi può farci conoscere e speri­mentare questo amore? Quando?
Dio fa festa per noi e ci invita a entrare nella sua casa a mangiare con lui.
Nella nostra vita di fede, quando e come realizziamo concretamente questo momento di festa?
 
Invitiamo i fanciulli a un lavoro personale che permetterà a ciascuno di vivere intensamente l'incontro con l'amore misericordioso di Dio.
  • Quali azioni, pensieri e parole senti che, talvol­ta, ti hanno condotto lontano da Dio?
  • In questo momento ti senti anche tu nella si­tuazione del giovane e desideri tornare a riconciliarti con il Padre?
  • Esprimi con una preghiera il tuo pentimento e l'impegno di cambiare un piccolo atteggiamento della tua vita non conforme al vangelo.

 
Celebrare
Ambientazione: prepariamo la celebrazione penitenziale disponendo sul tavolo un crocifisso e un poster del padre misericordioso. L'ambiente ri­mane nella semioscurità fino al termine delle confessioni individuali.
 
Canto: introduciamo la preghiera con un canto penitenziale.
 
Ascolto della Parola: il brano di Luca 15,11-24 viene proclamato a più voci.
 
Preghiera: chiediamo comunitariamente perdono a Dio con il “Con­fesso” e con le intenzioni che seguono, alle quali il gruppo risponde:
Tu che ci vuoi bene, perdonaci, Signore.
  • Ci siamo dimenticati, Signore, di ringraziarti dei tuoi doni…
  • Non siamo stati buoni e sinceri con i genitori e con gli amici…
  • Abbiamo cercato quello che ci faceva comodo e ci siamo preoccupati poco degli altri (cf Io sono con voi, cap. 10).
Confessione individuale: Terminate le confessioni si accendono tutte le luci e il sa­cerdote dice:
È festa in cielo, quando un solo peccatore si converte.
È festa, quando i cristiani celebrano il perdono del Signore.
È festa, quando noi, che abbiamo conosciuto la bontà del Signore, portiamo la suo pace nel mondo intero.
Scambiamoci un segno di pace (cf Venite con me, cap. 10).
Segue lo scambio della pace, spontaneo e gioioso tra tutti.
 
Canto dell'Alleluia: come espressione di gioia e di lode a Dio per il suo perdono.
 
Conclusione: il sacerdote congeda il gruppo con l'augurio della pace: “Il Signore vi ha perdonato. Andate in pace!”.
 

 
Testo del video
Il padre misericordioso (Lc 15,11-32)
 
Per rivelare l'amore di Dio Padre, Gesù narra la seguente parabola:
“Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta.
E il padre divise tra loro i suoi beni. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, parti per un paese lontano e là sperperò tutto quello che aveva. Ma in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a sentirsi in necessità. Allora si mise al servizio di uno degli abitanti di quella regione che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Egli avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti dipendenti in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre ho peccato contro il Cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi dipendenti.
E, alzatosi, si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivesti telo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso e ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
E cominciarono a fare festa.
Il figlio maggiore, che si trovava nei campi, tornando a casa sentì la musica e domandò a un servo cosa stesse succedendo. Il servo rispose: È tornato tuo fratello e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.
Egli si arrabbiò e non voleva entrare, allora il padre uscì a pregarlo. Ma lui rispose: lo ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi ha mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma, ora, perché è tornato questo tuo figlio che ha sperperato tutti i tuoi beni, tu hai ammazzato il vitello grasso.
Il padre gli disse: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita,  era perduto ed è stato ritrovato”.
 

 
Schede
- Le schede, redatte da Gemma Galfrè e Giuliana Quaglini, sono state riviste dalla redazione sito www.paoline.it
Video
- I personaggi sono stati realizzati da Giuseppina Coren, con figure animabili, artisticamente modellate in das e vestite in stoffa.
- Le scenografie e l’abbigliamento dei personaggi rimandano ai tempi e ai luoghi dell’epoca di Gesù e sono stati realizzati da Gloria Lanzoni e Anna Gravina.
- Voci: Ughetta Lanari, Claudio Capone
- Musica: Giacomo dell'Orso
 
Settembre 2014
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