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RIMETTIAMOCI IN CARREGGIATA!
“Fate attenzione!”. Ma a che cosa?
“Vegliate!”. Ma perché?
La nostra attenzione e la nostra vigilanza
sono stimolate a riportare in primo piano
la realtà di fondo della nostra vita:
siamo di passaggio,
in cammino, provvisori. |
“LEGGERE” LA BIBBIA
I tempi liturgici sono come le stagioni. Possono essere vissuti o come un monotono ripetersi di cose sempre uguali (magari con lo stucchevole ritornello che non ci sono più le stagioni di una volta), oppure come un necessario e fecondo rinnovarsi. Noi – è evidente! – cercheremo di accogliere questo Avvento, come un necessario e fecondo rinnovarsi.
Per riuscire in questo è necessario, però, prendere coscienza che l’operazione non è facile. Prima di tutto perché non è facile rinnovarsi. Poi perché la liturgia stessa, con le letture sempre fondamentalmente le stesse nei tre anni A, B, C, e con una continua oscillazione delle preghiere tra l’Avvento inteso come ricordo della nascita storica di Gesù a Betlemme e l’attesa di Gesù come Signore della storia, finisce per assecondare la tradizionale, devozionale, consumistica riduzione dell’Avvento a semplice preparazione della “festa del Natale”.
Aiutiamoci a superare questi ostacoli, accogliendo l’invito pressante che la parola di Dio ci rivolge in questa prima domenica:
“Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.
“Fate attenzione!”. Ma a che cosa?
“Vegliate!”. Ma perché?
La nostra attenzione e la nostra vigilanza sono stimolate a riportare in primo piano la realtà di fondo della nostra vita: siamo di passaggio, in cammino, provvisori. E’ la realtà che nessuno di noi ignora e può ignorare, ma che viviamo come se non ci riguardasse.
Guardiamoci dentro! Guardiamoci addosso! Guardiamoci intorno! Siamo pieni di cose e cosucce (N.B: per “cose” non intendiamo soltanto, né prima di tutto, gli oggetti materiali, ma tutto: i sentimenti, le occupazioni, le preoccupazione, le persone…) che non hanno niente a che vedere con il nostro essere in cammino, perché ci fanno illudere di essere fatti per stare sempre qui. Sono un ingombro che ci incolla i piedi per terra.
Vogliamo vivere l’Avvento al di fuori della retorica trita? Diamoci da fare, non solo idealmente, “spiritualmente”, ma concretamente, per liberarci almeno di qualche bagaglio. Che ne so? Qualche abitudine inutile, qualche fissazione, qualche hobby inconcludente, qualche amicizia o frequentazione non arricchente, qualche… Chi è in cammino, cade sempre in qualche stanchezza, in qualche sosta esagerata, in qualche errore, in qualche deviazione. Rimettiamoci in carreggiata.
Se alla fine dell’Avvento saremo esattamente uguali a oggi, nonostante presepi, alberi, canti, preghiere, elemosine, regali..., avremo perso il tempo liturgico. Avremo perso tempo.
Ma perché ricordarci di essere in cammino? Perché rimetterci in carreggiata?
Perché il nostro essere in cammino non è un girare intorno a noi stessi, ma andare incontro al Signore che viene a valutare cosa abbiamo fatto del dono della vita: “È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare”.
Questo “esame”, questo “rendiconto”, non ci garba, perché non ci piace essere valutati, giudicati, soppesati. Però sappiamo bene che è così e che non può essere che così. Ce ne rendiamo conto nei momenti in cui la nostra provvisorietà ci cade addosso impietosa e, almeno per un attimo, ci libera dall’ illusione di poter essere onnipotenti ed eterni. Nei momenti in cui, anche se con parole diverse o addirittura senza parole, ci troviamo a invocare come i profeti antichi:
“Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie
e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema?
Ritorna per amore dei tuoi servi,
per amore delle tribù, tua eredità.
Signore, tu sei nostro padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,
tutti noi siamo opera delle tue mani”.
L’incontro con il Signore è una nostra esigenza. Un’esigenza spesso tenuta latente, nascosta, muta. Che però emerge quando ci accorgiamo che da soli non ce la facciamo, che da soli non ce la possiamo fare, perché non siamo fatti per farcela da soli.
L’Avvento è per ridare voce a questa esigenza. Per rimetterci in carreggiata.
PER “LEGGERE” LA VITA
Questo tempo è tempo di insicurezza. Milioni di persone e di famiglie sono preoccupate per la crisi economica, per il lavoro che è diventato incerto e precario, o addirittura perduto, per la caduta a picco dell’illusione del sempre di più.
Gli imbonitori di illusioni sono già all’opera con i loro inviti a vincere le disillusioni con altre illusioni, magari a consolarci con i reality show, con il gossip (il pettegolezzo cretino) su coloro che non sono sfiorati dalla crisi.
L’Avvento ci esorta a ritrovare la sobrietà, a ridare importanza a ciò che è veramente importante, a riportare la vita sulle strade che il padrone di casa ci ha dato da percorrere.
Rimettiamoci in carreggiata!