IL LIBRO
È affascinante il dialogo tra il Padre e il Figlio nel momento in cui questi si decide di scendere nel mondo. Lo svela l’autore della lettera agli Ebrei, interpretando il salmo 40. Il Figlio dichiara: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”. Niente può aprire uno spiraglio sul mistero del Figlio che viene ad abitare in mezzo a noi meglio di queste parole.
Gli uomini non riescono proprio a capire per quali vie e con quali mezzi possono ricostituire la figliolanza con il Padre? Pensano di riuscirci offrendo delle cose: capri, vitelli e tori? Non capiscono che il creatore vuole il loro cuore e la mente delle sue creature? Cristo dice: vengo io a indicare e testimoniare la strada della figliolanza.
Appena arrivato tra noi, Gesù realizza subito la sua decisione per mezzo della donna che con il suo grembo lo ha accolto. Unitasi con il suo sì al “vengo io” del Figlio, Maria lo mette in pratica. Una parente è bisognosa di assistenza? “Vengo io!”. “Si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda”.
È straordinario questo gesto. Dovremmo meditarlo più spesso. Dovrebbero meditarlo soprattutto coloro che hanno sempre paura dell’orizzontalismo. Questa ragazza ha ricevuto un annuncio incredibile: sarà la madre del Salvatore. Ebbene? Non si chiude nella sua cameretta a contemplare la grandezza del dono ricevuto. Non moltiplica le sue preghiere. Non passa le sue giornate con le mani giunte, il collo ritorto e gli occhi socchiusi rivolti in alto. Non accende candele e non brucia incensi.
Dichiara come Gesù: “Ecco, io vengo!”. C’è una creatura in difficoltà? “Ecco, vengo io!”.
La quarta domenica di Avvento ci porta alle soglie del Natale tanto che è difficile pensarla come domenica autonoma. È già Natale. Quanto meno è la vigilia. Nelle chiese, nelle case, nelle vie tutto ormai è pronto. È, realisticamente, quasi impossibile pensare che è ancora Avvento, che siamo ancora nel tema dell’attesa. È già Natale e gli unici sentimenti che ci è possibile nutrire sono la meraviglia, l’ammirazione, la contemplazione. Perché Natale è così: ti affascina, ti incanta, come affascinò i pastori e i Magi.
E allora lasciamoci incantare. Lasciamoci affascinare.
Non diamo retta ai sapientoni e ai supponenti che vorrebbero un Natale austero, serioso, senza luminarie per le strade, senza alberi carichi di luci, senza gente di ogni età che si scambia doni e auguri. Costoro avrebbero arricciato il sopracciglio e storto il naso anche per “la moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio”, perché il loro canto non era in gregoriano.
Non diamo ascolto a coloro che vorrebbero eliminare anche il presepio, perché troppo bambinesco, o perché potrebbe disturbare gente di altre religioni. Le avete sentite in tivù le insegnanti (?) che nella loro scuola hanno deciso di eliminare anche il nome della festa e di chiamarla: “festa delle luci” (nemmeno della luce!). Non per cancellare il Natale - hanno detto - ma per salvarlo dalla dimensione consumistica. Capito? Con la festa delle luci il consumismo scompare…
Lasciamoci incantare, però lasciamoci catturare. Lasciamoci incantare, ma nello stesso tempo, lasciamoci catturare dal motivo per cui Gesù è venuto in mezzo a noi: “Ecco, vengo io!”.
Dio vuole far capire che le sue creature valgono anche se sono piccole, fragili, indifese, povere? “Ecco, io vengo!”.
Dio vuole convincere le sue creature che la loro vera forza non è l’arroganza, la prepotenza, la violenza, ma la fraternità, la comprensione, la nonviolenza?
“Ecco, io vengo!”. Dio vuole convincere le sue creature che lui non è un tiranno che li vuole obbligare a sopportare leggi contrarie alla loro gioia e alla loro libertà, ma un padre che non chiede mai cose contrarie al loro vero bene?
“Ecco, io vengo!”.
Dio vuole convincere le sue creature che l’obbedienza a lui, anche accettando la sofferenza, è la strada che le porta a vivere per sempre con lui?
“Ecco, io vengo!”. Il Natale è unirsi al “vengo io” di Gesù per incarnare la nostra fede nella vita e nella storia.
Se la festa del Natale rafforza in noi questo impegno, possiamo tranquillamente allontanare i sensi di colpa per qualche cedimento al Natale della pubblicità: "la grande catechista".
LA VITA
“Io vengo”. È l’esatto contrario del motto che sentiamo proclamare sempre più forte e sempre più in coro: “Vadano gli altri!”. Ci pensino gli altri! La colpa è degli altri! Devono cominciare gli altri! Anche in questi giorni lo sentiamo non solo proclamare ma gridare. In tutti i luoghi, dai più bassi ai più alti.
Quelli che dicono che la festa del Natale può andare bene senza Gesù ci pensino su. Oppure smettano di lamentarsi e recriminare sullo spettacolo che la società offre. Si tengano la “festa delle luci” e continuino a dire: “Ci pensino gli altri”.
LA PREGHIERA
Vieni, Signore Gesù!
Signore Gesù,
ogni volta e in ogni luogo che la vita ci chiede
di portare pace, misericordia, perdono, solidarietà,
donaci la forza di dire come te: “Ecco, vengo io!”.
Signore Gesù,
donaci la fretta di portarti a chi, come Elisabetta,
aspetta il nostro aiuto e la gioia della tua presenza.
Signore Gesù,
aiutaci a credere e a vivere il tuo
“c’è più gioia nel dare che nel ricevere”;
aiutaci ad avere la forza di non tirarci mai indietro,
e di non aspettare che comincino gli altri.