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RUBRICA: VANGELO E VITA
Commento di don Tonino Lasconi alle letture della Messa domenicale. Riflessioni brevi ed esistenziali, perché il Vangelo diventi luce per la vita di tutti i giorni.
VI Domenica - Tempo Ordinario - Anno C
Il monte e la pianura
[TONINO LASCONI]
Letture: Ger 17,5-8;  Sal 1;  1 Cor 15,12.16-20;  Lc 6,17.20-26
I “Beati voi” e i “Guai a voi” di Gesù possono essere accolti soltanto con la capacità di guardare oltre l’orizzonte umano, con il coraggio di scommettere che “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti”. Senza questa fede, prendere sul serio le Beatitudini di Gesù sarebbe da sciocchi e da povera gente.

 

Abituati alla versione di Matteo, serena, ampia, quasi poetica, le Beatitudini secondo Luca ci appaiono dure, ostiche, quasi violente. La sensazione è giusta, ed è lo stesso evangelista a volerla suscitare.

Matteo
, infatti, colloca il discorso di Gesù - una delle sintesi più alte del vangelo! - “sul monte”, il luogo dove Dio rivela la sua sapienza, facile da ammirare e contemplare. Chi non capisce che i generosi, i coerenti nonostante tutto, quelli dal cuore grande e dagli occhi sinceri, gli appassionati costruttori di pace e giustizia sono coloro che salvano e mandano avanti la vita e la storia?

Luca,
invece, fa parlare Gesù “in un luogo pianeggiante”, nella realtà quotidiana, dove le sue affascinanti proposte di vita si scontrano con le meschine ma suggestive e accattivanti proposte umane. Dove si accende la battaglia, dove il suo messaggio provoca “isolamento, insulti, disprezzo, infamità”. Il riferimento a Mosè che prega “sulla cima del colle”, mentre sotto Giosuè e i suoi combattono aspramente è immediato e giustificato (Es 17, 8-13).

A Luca, come sempre, non basta che uno creda in Gesù. È necessario che lo segua, che ne diventi discepolo. Nel suo vangelo, Gesù non proclama “Beati i poveri…” in generale, in astratto, come verità da credere; indica con il dito i suoi discepoli che hanno preso la decisione di seguirlo: “Beati voi poveri”, e toglie “in spirito”, perché forse già al tempo dell’evangelista questa postilla autorizzava troppi aggiustamenti e accomodamenti.

Un altro motivo che rende duro il testo di Luca sta in quei “Guai a voi!”, minacciosi come le invettive di Geremia: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamarisco nella steppa; non vedrà venire il bene”, e le sentenze taglienti dei salmi: “Non così, non così i malvagi, ma come pula che il vento disperde; poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti, mentre la via dei malvagi va in rovina”.

Questa durezza ci sorprende e ci infastidisce.
Ci sorprende, perché l’immagine di un Dio che punisce sembra stonata nel vangelo della misericordia di Gesù: il buon pastore, il buon samaritano che ha compassione di chi è ferito, il maestro e che si fa accostare dalle peccatrici, che fa festa in casa di Zaccheo, che rivela Dio come un Padre misericordioso, pronto ad abbracciare il figlio che torna da lui per fame.
Ci infastidisce, perché tutto ciò che ci pone davanti a una alternativa secca sembra limitare la nostra libertà. Questo soprattutto oggi, quando la cultura del “faccio ciò che mi va”, del relativismo morale è dilagante e dominante.
Sorpresa e fastidio vanno però superati, perché non c’è libertà senza responsabilità. Anzi, riaffermare che non ci sono soltanto i “beati” ma anche i “guai” è forse la testimonianza più urgente che viene chiesta a noi cristiani di oggi. Stiamo assistendo tragicamente come il “faccio come mi pare”, osannato da decenni dai maestri di pensiero dei mass media, stia portando alla deriva dell’irresponsabilità e, da qui, all’autoritarismo. Per impedire a degli scriteriati di provocare valanghe si deve ricorrere alla minaccia del carcere.   

Il testo così perentorio di Luca, rafforzato da Geremia e dal salmo 1 (la sintesi dei salmi) ci pone davanti anche a un interrogativo fastidioso, che però non va evitato:
“È vero che i ricchi non otterranno consolazione, che i sazi avranno fame, che quelli che se la ridono saranno nel dolore e piangeranno?”.
Una volta i predicatori ricorrevano abbondantemente a storie di ricchi, gaudenti e osannati, finiti in disgrazia. Di riccaccioni che si credevano padreterni finiti miseramente nella vergogna ce ne sono tanti anche oggi.
Ma non sta nelle loro disgrazie la forza di accogliere i  “Beati voi” e i “Guai a voi” di Gesù.
Essi  possono essere accolti soltanto con la capacità di guardare oltre l’orizzonte umano, con il coraggio di scommettere che “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti”. Senza questa fede prendere sul serio i “Guai a voi!” di Gesù sarebbe da sciocchi, da povera gente da commiserare.   

Maggio 2012
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