Sul risvolto di copertina del suo volume Il mio nome è Tecla si legge: “L’autrice ha scelto di avvicinare il ‘volto’ di una donna del XX secolo… Infatti, non è una biografia, ma un ritratto”.
a. Che cosa ha catturato la sua attenzione e ha suscitato passione a entrare nel mistero di questa donna: Tecla Merlo
Tecla Merlo è stata la prima donna sulla quale mi è stato chiesto di scrivere un libro. Le altre le avevo scelte io, seguendo di volta in volta un istinto di attrazione che mi aveva condotto verso figure a me simili, per tensione ideale e temperamento. A prima vista, Tecla mi è apparsa distante, lontana. Ma l’infinito che portiamo dentro fa sì che possiamo incontrarci anche con chi, proprio perché diverso, può attivare in noi elementi nuovi, sconosciuti a noi stesse. Poi, ho scoperto le molte affinità. A quel punto, la sfida è stata appassionante: creare una scrittura che lasciasse intatto il mistero pur avvicinandolo, pur esponendosi a esso sempre più, talvolta fino a coincidere. Dovevo cogliere il suo spirito, però lo spirito non poteva essere definito, solo evocato raccontando una storia, quella storia, e accettando di misurarmi con lei. Tra noi c’erano anche differenze di stato, di condizione, oltre che generazionali. Ma tutto questo, in fondo, era illusorio. C’era piuttosto un desiderio di verità e integrità che ci univa. Così, per riuscire nell’intento, ho messo in gioco tutte le dimensioni della vita, canalizzato tutte le energie possibili: culturali, spirituali, fisiche, emotive. A questo punto il contatto è diventato scintilla.
b. Quali sono i tratti che ha messo particolarmente a fuoco?
Sono molti. Il percorso umano di Tecla è estremamente ricco e trasversale. Ho evidenziato, osservandola, come si crea un’identità femminile forte. Fondante in questo senso il rapporto con la madre e la maestra, come pure il sostegno della famiglia che le fa completare gli studi a casa, la incoraggia a partire per Torino per diventare sarta in biancheria, investe su di lei comprandole una Singer per il laboratorio. Poi, l’adesione a una vita religiosa inedita, la reciprocità maschile-femminile, nell’incontro con Giacomo Alberione, sacerdote e profeta, uomo straordinario, che trae da lei la Madre della nascente famiglia paolina di cui egli è il Padre; la progressiva trasformazione in virtù di questo compito; il modo semplice e sapiente di incarnare l’autorità femminile. Ho utilizzato una chiave di lettura antropologica, per evitare il moralismo e l’agiografia e per far luce sulle dinamiche sottili dei rapporti. Mi sono avvalsa non solo degli scritti ma anche delle foto, dei filmati, delle registrazioni vocali, per renderla presente in carne e ossa, evitando di farne una statua o un santino. Su tutto, emerge la potenzialità creatrice che in Tecla riesce a farsi potenza creativa, che radica l’impensabile nella storia, con uno stile, un’eleganza, un’arditezza propria, una connotazione che fa di lei una fondatrice, anzi rifondatrice, della missione apostolica originaria della donna cristiana, nei secoli venuta meno. Tutto ciò, per una donna di oggi, è nutrimento appassionante quanto corroborante. Abbiamo un grande bisogno di sapere che donne così ci sono state e possono ancora esistere. Di certo, non da sole.
c. Come ha usato le luci e le ombre nel tracciare questo “ritratto”?
Tecla Merlo era una figura in ombra, sconosciuta. Andava dunque illuminata, non solo puntando su di lei i riflettori, ma anche spostandola in luoghi in cui potesse ricevere luce naturale. Perciò ho voluto disegnarla, prima che madre, donna. Subito, è risultato visibile il suo entusiasmo, la passionalità, la vivacità giovanile, e poi il coraggio dell’imprenditrice evangelica, dinamica, laboriosa, attiva, la naturalezza con cui motorizza le sue suore con vespe e giardinette, o avvia produzioni giornalistiche, librarie, discografiche; diventa viaggiatrice transoceanica, si sposta verso popoli e culture di ogni continente. Tutto questo rischiava di essere oscurato, oltre che dalla sua innata riservatezza, dalla vicinanza del grande Alberione, così è stato importante lavorare affinché uscisse dalla sua ombra, pur restandovi costitutivamente legata, brillando però di luce propria. Quanto alle ombre presenti nella sua personalità, colpisce nei taccuini personali il contrasto tra la sua persona amabile, conviviale, e il suo tormento interiore, la sua eccessiva severità con sé stessa. Il desiderio di perfezione che, unito al rigore dell’epoca, la espone a scrupoli ingiustificati, a un senso del dovere che nega al proprio fisico il rispetto dovuto. Un darsi smisurato, che ne consuma anzitempo la salute, bruciando anni di vita. L’ombra più lunga, che è molto interessante comprendere, riguarda il suo concetto di obbedienza cieca, che rischia di mutarsi in gioventù in desiderio di approvazione da parte dei superiori, ma che nel tempo si fa obbedienza critica, attiva, coscienza del proprio ruolo: una serena e costosa accettazione di quanto non riesce a controllare e che comunque non dipende da lei. «Prendere tutto dalle mani di Dio» è la sua via di libertà, che è insieme lotta e resa, come Giacobbe con l’angelo.
Il ritratto di Tecla, come si colloca nella galleria dei volti di donna oggi?
Se il nome rappresenta la chiamata, il volto è la persona che si “volta” e risponde. In lei è l’immagine di chi consacra la vita. Ma vocazione e vita consacrata non sono termini esclusivi del mondo religioso, bensì della persona. Di chi decide di rischiare per il bene, fino a trovare il proprio volto, non una maschera, non una copia, ma sé stesso, la propria irripetibile unicità. Perciò la sua figura parla a tutti, credenti e non credenti, laici e religiosi, uomini e donne. Ed è, insieme, un volto composito, perché noi siamo fatti di relazioni, non esisteremmo senza il sostegno di altri. Per questo la sua storia dialoga con quella di altre donne, diverse, ma accomunate dal fatto di essere come lei “donne nuove”, profetiche, fondatrici. Tecla è figura storica della speranza, del poter essere, del poter fare. Aiuta a credere e a perseverare, a non temere i sacrifici, anzi, a metterli in conto. E’ integrazione di principi sia maschili che femminili, come segreto di pienezza. Esprime un’insolita armonia, fatta di cose grandi ma anche molto semplici. Per questo affascina, non spaventa. Chiama.
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