Perdersi a cercare di capire come possa Dio essere Uno in Tre persone è come tentare di mettere l’acqua del mare dentro una piccola buca scavata nella sabbia, ci direbbe il grande Agostino. Se non ci è riuscito lui, figuriamoci noi. Perciò ci rinunciamo subito e scegliamo l’unica strada possibile: l’adorazione davanti a un mistero così grande che non avremmo mai pensato se non ci fosse stato rivelato.
Come esprimere la nostra adorazione? Le parole più adeguate, perché anche esse rivelate, ce le indica il salmo:
“O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!”
Il confronto “adorante” con una grandezza così immensa non ci umilia, non ci schiaccia?
Tutt’altro! Insidiosa è la convinzione che la grandezza nasca da noi, perché inevitabilmente si trasforma in illusione, per diventare delusione, fino a scivolare nella depressione.
Al contrario, riconoscerci piccoli ci mantiene nella verità, e, permettendoci di accogliere la grandezza di Dio, ci fa scoprire la nostra, fondata sull’essere stati creati a sua immagine. Così anche noi possiamo esclamare come il salmista:
“Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi”.

Questa
“grandezza riflessa” non ci inorgoglisce e non ci illude. Ci meraviglia e ci impegna a superare la volgarità, la banalità, la sciatteria, la meschinità. Gioire per la nostra grandezza, bontà, bellezza, con la coscienza vera, serena, autentica di essere stati “fatti così” non può che spronarci a una vita grande, bella, buona, e a metterla a servizio degli altri. Perché tutto ciò che è dono non può non essere condiviso.
Possiamo e dobbiamo “essere grandi”, perché siamo stati creati dalla
Sapienza di Dio sul modello della sua Sapienza: Gesù.
Possiamo e dobbiamo “essere grandi”, perché
il Signore Gesù ci ha dato la possibilità di essere in pace con Dio.
Possiamo e dobbiamo “essere grandi”, perché
lo Spirito Santo riversa continuamente nei nostri cuori il suo amore, e continuamente ci rende capaci di capire quello che Gesù ci dice e ci chiede.
Contemplare…
Questo verbo suscita immagini di monaci inginocchiati dentro penombre di cattedrali, poco compatibili con la vita frenetica, agitata e convulsa di oggi. Quando e come possiamo trovare spazi e tempi per adorare la grandezza di Dio e gioire per la nostra?
Possiamo farlo ogni volta che ci segniamo con la croce.
Questo segno può essere la nostra adorazione. Salviamolo dall’abitudine che rischia di renderlo un automatismo insignificante. Facciamolo con calma cosciente prima di ogni momento e azione importante.
Può aiutarci la riflessione che segue.
Padre, la fronte è la mia intelligenza,
la mia capacità di scegliere,
la mia volontà e la mia libertà:
ciò che mi fa essere immagine tua.
In essa nascono e crescono i miei pensieri,
i miei progetti, le mie decisioni.
Padre, io ti metto nella mia fronte
affinché la mia vita sia come tu l’hai pensata.
Figlio di Dio, Gesù, fratello mio,
il petto è i miei sentimenti:
la capacità di amare il Padre
come tu ci hai insegnato;
la gioia di seguirti come Maestro;
l’impegno di amare gli altri come tu ci hai amato.
Figlio di Dio, Gesù, fratello mio,
io ti metto nel mio petto
affinché i mie sentimenti
siano sempre fondati in te.
Spirito Santo, le spalle sono il mio agire,
sono la forza per sostenere
le scelte e le decisioni, l’impegno e la fatica
che una vita buona richiede.
Spirito Santo, io ti metto nelle mie spalle,
perché non mi faccia mancare
il tuo aiuto per capire Gesù,
e vivere come lui è vissuto.
Padre, Figlio, Spirito Santo,
vi metto nella mia vita e ve la affido.
Amen!
Da
Amico Dio, di
Tonino Lasconi, Paoline