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RUBRICA: VANGELO E VITA
Commento di don Tonino Lasconi alle letture della Messa domenicale. Riflessioni brevi ed esistenziali, perché il Vangelo diventi luce per la vita di tutti i giorni.
       
IV Domenica - Tempo Ordinario - Anno B
A.A.A. Profeti cercasi
[TONINO LASCONI]
Letture: Dt 18,15-20;  Sal 94;  1 Cor 7,32-35;  Mc 1,21-28
Gesù, il profeta, nel chiacchiericcio delle sinagoghe, introduce un messaggio mai sentito prima: i poveri sono ricchi, i miti posseggono la terra, gli ultimi diventano i primi, i peccatori e le prostitute nel regno di Dio hanno posti privilegiati rispetto ai sacerdoti e agli scribi… Il suo insegnamento era effettivamente una bomba. E oggi perché non lo è più?

“Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Tanto che si chiedevano a vicenda: Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità”. 
Di fronte a questo racconto, siamo noi, oggi a rimanere stupiti. Cosa avrà mai insegnato Gesù da suscitare tanto stupore? In fondo ciò che insegnava era quello che insegniamo noi: ciò che troviamo nei vangeli, negli Atti degli apostoli, e nelle Lettere degli apostoli. E allora come mai oggi questo insegnamento non provoca più stupore, ma spesso il contrario, cioè una sensazione di cose risapute e sorpassate?

L’unica spiegazione, anche se è difficile accettarla, è che per noi l’insegnamento di Gesù è diventato quello che per gli scribi erano la Legge e i Profeti: libri da spiegare, da commentare, da imparare e sui quali cavillare.
Gesù invece era un profeta, anzi “il profeta” promesso da Dio a Mosè.
Attenti bene! Il profeta non è chi predice il futuro, chi fa le profezie, ma chi parla a nome di Dio, chi porta dentro alle logiche umane la logica dirompente di Dio, servendosi anche di annunci di avvenimenti futuri umanamente impossibili. Pensiamo alla profezia della vergine che avrebbe concepito.

Gesù era profeta.
Il profeta. Nel chiacchiericcio delle sinagoghe, egli introduce un messaggio mai sentito prima: i poveri che sono ricchi, i miti che posseggono la terra, gli ultimi che diventano i primi, i peccatori e le prostitute che nel regno di Dio hanno posti privilegiati rispetto ai sacerdoti e agli scribi, che davanti a Dio siamo tutti uguali… Il suo insegnamento era effettivamente una bomba.

E oggi perché non lo è più? Eppure è lo stesso che predichiamo o sentiamo predicare, che insegniamo nel catechismo e a scuola.
Forse ciò accade perché il messaggio di Gesù è ormai realizzato? Forse perché oggi gli ultimi sono i primi?
Perché ormai è assodato che la nonviolenza è la vera forza?
Forse perché ormai non c’è comunitario o extracomunitario, ma tutti sono fratelli con la stessa dignità?

Non sembra proprio. La “casta” è viva e vegeta come ai tempi di Gesù, se non di più. I poveri e i deboli sono sempre l’ultima ruota del carro. Vedi le manovre finanziare di questo e dei precedenti governi. I ricchi epuloni che scorazzano sui suv o si abbronzano sui panfili, indifferenti ai poveracci che muoiono nel deserto o annegano nel Mediterraneo in cerca di un pezzo di pane, che sperperano miliardi per accaparrarsi squadre di calcio o oggetti appartenuti a cantanti e attrici sono sicuramente molto di più che al tempo di Gesù. Eppure il suo messaggio, lo stesso di quella volta, non provoca più nessun fragore e stupore. Semmai una meraviglia al contrario: “Ma questi ancora credono a queste storielle?”.

Come mai? Il motivo non può che essere la mancanza di profeti, di credenti cioè che non tengono lezioni e prediche, ma portano il vangelo dentro alla realtà, lottando contro gli spiriti impuri della ricchezza disonesta e sfacciata, del carrierismo, del nepotismo, dei privilegi, del disinteresse verso gli ultimi.  

E non pensiamo subito al papa, ai vescovi, ai cardinali, ai preti, ai religiosi. Questi è vero hanno grandi responsabilità, perché per preoccuparsi delle cose del Signore hanno accettato addirittura l’invito di san Paolo a non sposarsi. Ma uno dei motivi più forti della perdita di novità e vigore del vangelo è proprio quello di avere identificato la Chiesa con una solo categoria di cristiani: il clero. Diciamolo! Con una specie di casta. Il vangelo, invece, produce meraviglia e stupore quando ci sono “profeti” che lo insegnano dentro i luoghi della vita, dove la lotta con gli spiriti impuri è durissima. Non dimentichiamolo: Gesù era un laico.

È necessario diventare da popolo che ascolta le prediche e i documenti a popolo di profeti che porta la novità di Dio nella realtà di ogni giorno. È necessario che, essere diventati con il battesimo: sacerdoti, re e profeti, smetta di essere una bella frase per gli arzigogoli di biblisti, teologi e liturgisti, ma un irrompere di profeti nelle sinagoghe ammuffite del nostro oggi.

Febbraio 2012
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