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RUBRICA: VANGELO E VITA
Commento di don Tonino Lasconi alle letture della Messa domenicale. Riflessioni brevi ed esistenziali, perché il Vangelo diventi luce per la vita di tutti i giorni.
   
V Domenica - Tempo Ordinario - Anno C
La scommessa della fede
Letture: Is 6,1-2,3-8;  Sal 137;  1 Cor 15,1-11;  Lc 5,1-11
La fede non è chiedere al Signore di fare quello che vogliamo noi, che abbiamo deciso noi, che tocca a noi, ma fare quello che lui ci chiede, e farlo sulla sua parola, secondo i suoi criteri, anche quando umanamente sembra impossibile o estremamente difficile.


Chi non ha sperimentato - magari soltanto una volta! - nella sua esperienza personale, o familiare, o professionale la delusione di ritrovarsi mestamente a lavare le reti dopo avere faticato tutta la notte senza avere preso nulla?
In situazioni come queste, è molto facile scoraggiarsi e desistere, oppure, dopo aver tentato e ritentato testardamente, rinunciare, magari prendendosela con il Signore: “Ho pregato, ho pregato, ma non è successo niente”.
Pietro non si comporta così. Di sua iniziativa, secondo i criteri della sua conoscenza ed esperienza, non avrebbe mai gettato nuovamente le reti. Invece, messe da parte la sua conoscenza ed esperienza, ha il coraggio di scommettere sulla parola di Gesù, e: “Sulla tua parola getterò le reti”. Il risultato lo conosciamo. 
La fede è questo: scommettere su Gesù.

Ed ecco il nostro serpentello interiore che comincia a sussurrare: “Se fossi sicuro che gettare le reti sulla sua parola mi assicurasse una quantità enorme di pesci tanto da rompere le reti, lo farei subito”. E no! Non vale. Se qualcosa o qualcuno ci assicurasse che la nostra decisione ci procurerebbe una pesca abbondante, non si tratterebbe più di fede, ma del risultato di un ragionamento umano, di una furbizia che ottiene da Dio ciò che non riesce a noi. Sarebbe un escamotage al quale Dio non abbocca.

Pietro non dice a Gesù: “Ci sono! Ho imparato: quando non riesco a riempire la rete di pesci con le mie forze, faticando tutta la notte, ricorro a te”, ma… si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Allontanati da me perché sono un peccatore”. È la stessa risposta di Isaia: “Ohimé! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono”.
Ancora più decisa è la risposta di Paolo che, sulla parola di Gesù, sterza completamente, compiendo una totale conversione a u: da persecutore a evangelizzatore. 

La fede non è la ruota di scorta per continuare a percorrere la strada decisa da noi, quando le nostre ruote sono andate fuori uso, ma la decisione di salire su una macchina diversa e di percorrere una strada diversa.
La fede non è chiedere al Signore di fare quello che vogliamo noi, che abbiamo deciso noi, che tocca a noi, ma fare quello che lui ci chiede, e farlo sulla sua parola, secondo i suoi criteri, anche quando umanamente sembra impossibile o estremamente difficile.

Quando ci capita di lamentarci (e ci capiterà di sicuro!): “Prego, prego, ma non succede niente: la rete rimane vuota”, chiediamoci con tutta la sincerità possibile: “Sto continuando a gettare la rete dove sempre, come sempre, oppure ho accettato la scommessa di gettarla dove e come dice lui?”.
Poi tiriamo fuori il coraggio di scommettere, la decisione netta di Isaia: “Eccomi, manda me!”; l’abbandono umile di Pietro: “… ma sulla tua parola…”; la sterzata totale di Paolo.  

La fede è una scommessa, esclude qualsiasi prova e qualsiasi vincita sicura. Esige soltanto il coraggio di fidarsi. E - stiamo attenti! - questo coraggio non può ridursi a sentimento interiore, deve diventare operativo nella realtà. Prendiamo la Giornata per la Vita. Non siamo tentati di esclamare come Pietro: “Sono trentadue anni che la celebriamo e non succede niente, anzi, pare che le cose vadano sempre peggio”?
Cacciamo questa tentazione! Controlliamo invece attentamente se per caso, magari inconsapevolmente,  non abbiamo chiesto al Signore di sobbarcarsi la fatica che tocca a noi. Controlliamo se per caso, magari inconsapevolmente, non ci siamo limitati a chiedere al Signore di convincere “gli altri”, quelli che non la pensano come noi, ad accettare che la vita è dono di Dio.

La fede ci chiede la capacità di testimoniare che noi, anche quando amare e rispettare la vita sembra umanamente impossibile, gettando le reti sulla sua parola, abbiamo il coraggio di amarla e rispettarla. Sempre e comunque.

I vescovi italiani, nel loro messaggio per Giornata di quest’anno, scrivono: “Tutti conosciamo persone povere di mezzi, ma ricche di umanità e in grado di gustare la vita, perché capaci di disponibilità e di dono”. Verissimo!
Se tutti noi cristiani fossimo “queste persone”, probabilmente anche i più ottusi nemici della vita non potrebbero fare a meno di essere “invasi” dallo stesso stupore che aveva invaso Pietro e quelli che erano con lui.
E poi, dallo stupore…

Settembre 2010
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